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Secondo gli scienziati dell'Australian Academy of Science, i brumbies (cavalli selvatici) del parco del New South Wales danneggiano l'ecosistema delle Alpi australiane e favoriscono l’estinzione di specie autoctone.

Con una lettera (pdf link) aperta al ministro dell’Ambiente del New South Wales (NSW) Matt Kean, l’Australian Academy of Science invita il governo di questo stato ad eradicare al più presto tutti i cavalli selvatici da ogni area protetta a cominciare dal Kosciuszko National Park.

I cavalli interessati sarebbero circa 14mila, e gli scienziati raccomandano di arrivare a circa 3.000, attraverso una combinazione di abbattimenti, catture e trasferimenti.

La lettera firmata da 69 tra  Fellows dell’Academy, altri ricercatori e 7 organizzazioni scientifiche, evidenzia che «Tutti i cavalli selvatici devono essere rimossi per proteggere le piante, gli animali e gli ecosistemi autoctoni australiani del Kosciuszko National Park e di altri parchi nazionali "colpiti" da cavalli selvatici nel NSW, come Barrington Tops, Guy Fawkes, Oxley Wild Rivers e le Blue Mountains».

La lettera cita anche lo studio “Measuring social preferences for conservation management in Australia”, pubblicato recentemente su Biological Conservation da un team di ricercatori australiani e canadesi, dal quale emerge che il 71% degli australiani pensa che sia accettabile abbattere animali selvatici se stanno danneggiando specie minacciate.

Inoltre, la lettera chiede «Misure più immediate per rafforzare il progetto di piano di gestione del patrimonio del parco nazionale di cavalli selvaggi di Kosciuszko attualmente in fase di consultazione pubblica» e raccomanda di: «Ridurre rapidamente il numero di cavalli selvatici ben al di sotto dell’obiettivo preliminare di 3.000 utilizzando tutti i metodi disponibili che siano efficaci e soddisfino gli standard di benessere degli animali: proteggere tutto il Kosciuszko National Park e non compromettere un terzo del Kosciuszko National Park designando aree di ritenzione dei cavalli: rescindere il Kosciuszko Wild Horse Heritage Act 2018  che continua ad essere un impedimento legale alla gestione efficace del parco nazionale, completamente in contrasto con il National Parks and Wildlife Act 1974 e i principi fondamentali della gestione delle aree protette».

Gli scienziati e ambientalisti fanno notare che «Le zone umide alpine continuano a degradarsi anche con un numero molto ridotto di cavalli selvatici. Il Kosciusko è gravemente affetto dalla siccità, dai vasti incendi boschivi e dal pascolo eccessivo e non potrebbe rigenerarsi se, come attualmente proposto, rimarrebbero 3.000 cavalli selvatici a cibarsi su di esso».

Uno dei firmatari della lettera, il presidente dell’Australian Academy of Science, John Shine, sostiene che ignorare il monito mostrerebbe disprezzo per gli ecosistemi e le specie autoctone australiane minacciate di estinzione imminente dai cavalli selvatici che prosperano indisturbati, in quanto privi di predatori, se non l'essere umano in grado di abbatterli.

La presentazione dell’Accademy include una ricerca sul Kosciuszko National Park iniziata nel 2018 che mette in relazione l’impatto dei cavalli in esubero con gli incendi che negli ultimi anni hanno messo in pericolo i parchi, ribadendo che «Le strategie di gestione sono state insufficienti nell’alleviare gli impatti da cavalli selvatici».

Secondo i ricercatori, il principale ostacolo sono un piccolo gruppo di animalisti che ha esercitato pressioni sul governo del NSW per proteggere i cavalli, senza tener conto che continuare a permettere agli stessi di vagare in un terzo del Parco, che include habitat e specie autoctone in rapido declino e a rischio estinzione.

L’Australia non ha mammiferi autoctoni con zoccoli duri, quindi i cavalli sarebbero una specie non da proteggere, rispetto ad altri animali che vivono solo in Australia, come canguri e wallaby, oltre a creare problemi a causa del pascolo eccessivo, sostengono gli scienziati. Don Driscoll, della Deakin University di Melbourne, aggiunge: «Queste aree sono semplicemente troppo fragili per avere grandi erbivori che le calpestano».

Attualmente a contenere i brumbies sono battute di caccia dagli elicotteri che uccidono a sangue freddo i cavalli, e poche centinaia di catture all'anno per ricollocamento a privati. Dal 2002, tramite il programma di cattura e domesticazione, ne sono stati ricollocati solo un migliaio, giacché non è affatto semplice catturare, domesticare e dare in adozione cavalli selvatici.

Jamie Pittock, dell’Australian National University di Canberra, evidenzia che «Il riconoscimento da parte del governo che la popolazione in crescita esponenziale non può essere gestita con il solo ricollocamento a privati è almeno un passo avanti». Ma Watson fa notare a sua volta che «3.000 cavalli si riprodurrebbero abbastanza rapidamente da fare in modo che 1.000 dovrebbero ancora essere rimossi o uccisi ogni pochi anni, il che significa che anche una piccola popolazione creerà un continuo rompicapo in termini di danni al parco e requisiti di rimozione».

Il piano di eradicazione lascia però a desiderare. L'eradicazione da circa 14.000 a 3.000 brumbies dovrebbe essere fatta entro il 2027 con i cavalli in eccesso - che non possono essere ricollocati - portati al macello, fucilati da cecchini in elicotteri o soppressi in altro modo. C'è chi chiede più tempo e più risorse, invece, per le catture e il ricollocamento. Certo, sarebbe stato molto meglio pensarci prima, quando la popolazione di equini selvatici non era così estesa e si sarebbe potuto pensare a piani meno brutali per il contenimento dei branchi di brumbies per la salvaguardia del tessuto boschivo e della sua fauna autoctona.

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