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In UE è vietata la macellazione dei cavalli sportivi per via dei rischi di contaminazione con Bute.

I ricercatori hanno stabilito che il Fenilbutazone (Bute) nella carne può provocare gravi disturbi negli esseri umani, come l'anemia aplastica, in particolare nei bambini, cui spesso viene somministrata questa carne proprio perché ha fama di essere ricca di ferro, mentre non ci sono livelli di sicurezza stabiliti per i residui di Bute, così comuni in equini precedemente impiegati nell'agonismo equestre e poi convertiti in carne quando il cavallo cessa di essere competitivo e il proprietario se ne disfa avviandolo al macello.

Un documento di ricerca pubblicato sulla Irish Veterinary Journal (Vol. 63 n ° 10) sostiene che: “La difficoltà con fenilbutazone è che esso, o il suo metabolita, possono causare anemia aplastica nei bambini. Se un bambino dovesse consumare un prodotto di origine animale contenente anche la quantità minima di Bute o del suo metabolita, poi il bambino potrà sviluppare l'anemia aplastica.” 

Questo è solo l'ennesimo allarme che si genera per la presenza di Bute nella carne equina. Del resto, il Bute è comunemente impiegato nella medicina sportiva dei cavalli. Poi questi cavalli, quando non servono più, dove vanno a finire?

La certificazione DPA/non DPA, letteralmente equino destinato o meno alla produzione alimentare, è nata in Europa proprio per proteggere i consumatori di carni equine dai rischi di assumere farmaci non permessi per gli animali da carne. Il problema però rimane, sia per la macellazione abusiva, cioè di equini che non dovrebbero finire nel circuito alimentare ma ci finiscono lo stesso, per via dell'incuranza dei vari operatori di filiera, dal proprietario dell'animale al macello, sia perché non si riesce a trovare una soluzione all'esubero dei cavalli a fine carriera agonistica che i proprietari non posssono/vogliono continuare a mantenere come animali da compagnia.

Così, tra chi preferirebbe non fosse messo il dito nella piaga (visto che danneggia la reputazione degli impieghi sportivi degli equini) e chi, a nome della tutela dei cavalli, o dei consumatori, non desiste dal sottolineare il problema, ci si trascina questa annosa questione mentre le autorità sanitarie internazionali discutono sui tempi di sospensione da farmaci come il Bute prima che il cavallo possa essere abbattuto a fini alimentari, senza magari validi studi garantisti per la sicurezza alimentare.

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