fbpx

Una firma che non ti costa nulla

Il 5x1000 è la nostra entrata principale, se vuoi aiutarci ad esistere una modalità priva di costi per te è indicare il nostro 5x1000 nella tua dichiarazione dei redditi: codice 92169370928

2022x

Dona ora

Considera di sostenere la nostra missione e Network con una offerta libera online, con qualsiasi carta di credito. Anche 5 euro al mese possono fare la differenza.

Offerta libera
 EUR

Il rapporto tra l'essere umano e l'ambiente non è mai stato un rapporto d'uguaglianza, poiché il primo ha cercato di dominare e sottomettere l'ambiente per sopravvivenza, progresso e avidità. In questo senso, si è trattato di una relazione complicata e non sempre positiva, esattamente come quella tra donna e uomo finora.

Con l'emergere dell’ecofemminismo negli anni 70, si è formata la convinzione che ciò che portava al dominio e all'oppressione delle donne, fosse la stessa mentalità che generava l'abuso dell'ambiente.

Le donne si sono allora messe a “fare ecologia”, per riappropriarsi di se stesse, portando avanti la lotta emancipatoria per entrambe, la terra e le donne.

Le ecofemministe sono una branchia di femministe e quindi ne riflettono alcune specificità, come la generosità del non lottare solo per la crescita personale, ma per il bene collettivo.

Si differenziano le “materialiste”, come quelle che cercano l’uguaglianza politica ed economica impegnate sui diritti umani; le “spiritualiste” che vogliono una religione e un culto non patriarcale e che hanno dato vita a un nuovo paganesimo, si pensi alla religione Wikka o ai cerchi magici delle donne; infine le “ecologiste”, maggiormente impegnate nell’attivismo per i diritti animali e ambientali, che fanno del culto alimentare (vegetariano o vegano) una nuova fede.

L'inquinamento, le malattie trasmesse dall'acqua e dall'aria hanno un impatto su salute e su benessere, quindi potremmo dire che le ecofemministe, sulle quali si concentra questo breve articolo, sono attente alla salute, la propria, come quella degli altri: esseri umani, animali e vegetali, la terra e il suo clima, che impatta tutto.

Questo si concretizza, per citare qualche esempio, con la spinta verso l’agricoltura sostenibile, la permacultura, il biologico, la lotta ai cambiamenti climatici, l’allevamento non intensivo, la scelta vegana o vegetariana come alimentazione, i gruppi di acquisto solidali, la nascita degli ecovillaggi, per finire con la medicina olistica, mente e corpo, che rifiuta un approccio divisivo tra la psiche e il soma.

Ma perché le donne dovrebbero essere migliori degli uomini nel prendersi cura dell’ecologia in tutti i suoi sotto aspetti?

Secondo le ecofemministe culturali, è il del ruolo biologico di nutrici e caregiver che le rende più sensibili in quanto metaforicamente madri di tutto il creato.

Le sociali motivano invece con un destino condiviso di millenni di asservimento: nessuna natura magica, alchemica o biologica sarebbe alla base della maggiore empatia femminile, ma solo un fatto di educazione e perciò reversibile.

Le nuove generazioni, le deterministe, sono orientate al superamento della dicotomia donna-natura e uomo-cultura.

In passato, si era sancita la superiorità della cultura sulla natura e dunque dell’uomo sulla donna, ma oggi non è più così. La natura comincia finalmente ad avere la stessa importanza della cultura, come la donna la stessa dell’uomo, anche se tardiamo a vedere la parificazione dei diritti attuata a tutti i livelli dell’organizzazione politica, economica e sociale.

Ci sono velocità differenziate, territoriali, culturali e religiose, nell’avvicendarsi della parità di generi ma, nei paesi più sviluppati, dove l’educazione scolastica è la medesima per tutti, osserviamo che la persona può sviluppare a scelta un femminino o mascolino pronunciati, o contenerli entrambi, a prescindere dal sesso di nascita. I generi si moltiplicano e si confondono, fino all’ arcobaleno di generi, in cui ciascuno sceglie quello che più gli aggrada.

Da questo nuovo scenario, emergono ecofemministe giovani e influenti, una per tutte Greta Thunberg, che ci ricorda come sia importante considerare il libero arbitrio e la qualità individuale nella decisione ecologica, senza dare per scontati degli stereotipi, come “uomo inquinamento” e “donna decontaminazione”.

Da questi nuovi modelli di ecofemminismo “determinista” che permeano le nuove generazioni, osserviamo più compiutamente il meccanismo del superamento del genere, collegato anche all’antispecismo. La nuova ecofemminista è anche animalista, persegue modelli organizzativi aperti indistintamente a uomini e donne e si pone in modo autorevole, attraverso il superamento del vittimismo di genere, ricordando che siamo soprattutto persone dove ciascuna vale - ai fini ecologici - per le scelte che porta nella comunità.

Attingere dalle più giovani, significa anche essere in grado di coltivare un vivaio giovanile, per fare questo occorre prendere atto che non siamo più solo il sesso debole, siamo anche il sesso forte e quindi artefici del nostro destino. Prima ce ne renderemo conto, prima saremo in grado di fare la differenza per l’ecologia e per il pianeta.

Roberta Ravello, ecofemminista

Vuoi contribuire a far crescere i contenuti di questa piattaforma? Invia la tua proposta di articolo a info@horse-angels.it

Licenza di utilizzo delle risorse del sito Horse Angels ODV

Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale (CC BY-NC-ND 4.0)

cc by nc nd 300x104

Sorry, this website uses features that your browser doesn’t support. Upgrade to a newer version of Firefox, Chrome, Safari, or Edge and you’ll be all set.