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L'ecofemminismo ha avuto origine negli stravolgimenti giovanili degli anni '70, ma è solo in anni recenti che si è diffuso in Italia in modo più strutturale.

Può essere definito come un insieme di movimenti eterogenei e ramificati che hanno come motivo comune il paragone della subalternità della donna e della natura nella comunità patriarcale, e l'esigenza di entrambe di emanciparsi e avere più controllo sul proprio destino.

L’intento è di valorizzare ciò che è stato ingiustamente sminuito attraverso precise rivendicazioni politiche, sociali ed economiche.

Alla natura si vuole ridonare coscienza attiva, dignità, rispetto di essere conservata nelle sue dinamiche, mettendo in luce come la separazione tra natura e essere umano sia una dicotomia culturale, che non ha ragione di esistere in una comunità ideale. Il benessere vero viene visto come una concezione di equilibrio tra economia ed ecologia. Da qui la necessità di fare luce sulla fragilità delle condizioni del pianeta, sugli effetti nocivi dei cambiamenti climatici, sullo sfruttamento senza scrupoli delle risorse naturali.

Al movimento non aderiscono solo donne, ma chiunque si identifichi con la causa di abbattere le discriminazioni di genere e di portare avanti la battaglia dei diritti intrinseci della natura, vista come soggetto titolato di una propria volontà di conservazione con una ricaduta positiva su tutti gli abitanti del pianeta.

L'accostamento tra donna e natura ha origini antichissime. Basti pensare alla concezione biblica della donna:

La donna è un errore della natura, una specie di uomo mutilato, fallito e malriuscito. S.Tommaso d’Aquino.

Nell’ordine del peccato, fu prima la donna… (Eva), considerata dagli antichi patriarchi alla pari degli animali e come tale da dominare e plasmare.

Una concezione per lo più superata, ma che ancora ha bisogno di norme attive perché non continui nella vita reale a creare discriminazioni e abuso. Il movimento accoglie dunque rivendicazioni per tutto ciò che storicamente nella cultura patriarcale è stato considerato subalterno: animali, natura, donne, minoranze, diversi, fragili.

Ciò che unisce i movimenti è una coscienza intersezionale e interspecista e una volontà di proporre pratiche alternative, in grado cioè di rifiutare i rapporti di potere tradizionali, di colonialismo e di violenza sui più deboli, immaginando condizioni “altre” di convivenza, di politiche e di economia che puntino ad una maggiore etica.

Il pensiero è più che mai attuale, visto l'accento oggi riposto sulla tutela ambientale, il cambiamento climatico, la necessità di maggiore benessere per gli animali, di combattere il razzismo e di ottenere la parità di genere nei fatti, non solo sulla carta.

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