Il cavallo evoca sport, tradizione e rapporto con la natura. Eppure, in Italia, il settore equino è stato più volte interessato da indagini che hanno coinvolto gruppi criminali, reti di traffico illecito e organizzazioni mafiose.
Dalle corse clandestine sulle strade pubbliche al doping, dalle scommesse illegali al riciclaggio di denaro, fino ai maltrattamenti e alle frodi nella compravendita, gli equidi possono diventare vittime di attività criminali nelle quali il loro benessere passa in secondo piano rispetto al profitto.
Le cronache giudiziarie degli ultimi decenni dimostrano che la criminalità organizzata non utilizza i cavalli soltanto come mezzo di guadagno, ma anche come strumento di controllo del territorio e di consenso sociale in alcune realtà locali.
Le corse clandestine: il fenomeno più visibile
Tra le attività illegali più conosciute vi sono le corse clandestine.
Si svolgono generalmente su strade aperte al traffico, senza alcuna autorizzazione, mettendo a rischio la vita dei cavalli, dei guidatori e degli altri utenti della strada.
Le gare vengono spesso accompagnate da scommesse illegali e diffuse sui social network attraverso video utilizzati per esaltare le prestazioni degli animali o il prestigio degli organizzatori.
Negli ultimi anni le forze dell'ordine hanno intensificato i controlli, ma il fenomeno continua a emergere periodicamente in diverse regioni italiane.
Doping e manipolazione delle competizioni
Il doping rappresenta un'altra area di interesse per la criminalità.
L'impiego illecito di sostanze farmacologiche può alterare le prestazioni degli equidi nelle competizioni ufficiali o clandestine, influenzando anche il mercato delle scommesse.
Oltre a costituire un illecito sportivo e, in alcuni casi, un reato, il doping può provocare gravi conseguenze sanitarie per gli animali.
Per questo motivo i controlli antidoping rappresentano uno degli strumenti fondamentali per tutelare sia il benessere degli equidi sia la regolarità delle competizioni.
Compravendite e riciclaggio
Il settore equino può prestarsi anche a operazioni di riciclaggio di denaro.
Il valore economico di alcuni cavalli, la difficoltà di stimarne con precisione il prezzo di mercato e la complessità di alcune transazioni possono essere sfruttati per giustificare movimenti di denaro di provenienza illecita.
Naturalmente la stragrande maggioranza delle compravendite avviene in modo regolare, ma proprio per questo è importante che il settore mantenga elevati standard di trasparenza.
Furti e traffico illecito di equidi
Ogni anno vengono denunciati furti di cavalli, pony e asini.
Gli animali possono essere rivenduti utilizzando documentazione falsa, trasferiti all'estero oppure destinati alla macellazione illegale.
In altri casi il furto riguarda selle, finimenti, van e attrezzature di elevato valore economico.
L'identificazione elettronica tramite microchip e la corretta registrazione nella Banca Dati Nazionale rappresentano strumenti importanti per contrastare questi fenomeni.
Quando il cavallo diventa una vittima
Dietro ogni attività criminale che coinvolge gli equidi esiste quasi sempre una conseguenza diretta sul loro benessere.
I cavalli possono essere:
- sottoposti a doping;
- allenati con metodi coercitivi;
- trasportati senza rispettare le norme sul benessere animale;
- mantenuti in condizioni incompatibili con le loro esigenze etologiche;
- privati delle cure veterinarie;
- abbandonati quando non producono più profitto.
Per la criminalità il cavallo è un bene economico sostituibile, non un essere senziente.
Le difficoltà dei sequestri
Quando un'indagine porta al sequestro degli animali, emerge un problema spesso poco conosciuto.
I cavalli devono essere trasferiti in strutture idonee, mantenuti, alimentati e curati anche per anni, fino alla conclusione del procedimento penale.
In Italia sono poche le organizzazioni in grado di assumere la custodia giudiziaria di equidi sequestrati e i contributi pubblici risultano spesso insufficienti o assenti.
Questo comporta un enorme impegno economico per associazioni e rifugi che decidono di collaborare con l'autorità giudiziaria.
Il ruolo delle associazioni
Le associazioni di tutela degli equidi possono contribuire in diversi modi:
- raccogliendo segnalazioni documentate;
- collaborando con le forze dell'ordine;
- assumendo la custodia giudiziaria quando richiesta;
- sostenendo le spese veterinarie degli animali sequestrati;
- promuovendo una cultura della legalità e del benessere animale.
L'obiettivo non è sostituirsi alle autorità, ma fornire competenze specifiche nella gestione degli equidi coinvolti in procedimenti giudiziari.
Cosa serve per contrastare il fenomeno
Ridurre l'infiltrazione della criminalità nel settore equino richiede un approccio integrato.
Tra le misure più importanti vi sono:
- controlli efficaci sulle competizioni e sulle movimentazioni degli equidi;
- contrasto al doping e alle scommesse clandestine;
- tracciabilità delle compravendite;
- sostegno economico ai sequestri giudiziari;
- formazione degli operatori;
- collaborazione stabile tra magistratura, forze dell'ordine, servizi veterinari e associazioni.
Focus
La lotta alla criminalità nel settore equino non riguarda soltanto il rispetto della legge. Riguarda anche il benessere degli animali.
Ogni cavallo sottratto a un circuito illecito rappresenta una vittoria per la legalità, ma perché la tutela sia realmente efficace è necessario che lo Stato investa anche nella fase successiva al sequestro. Senza strutture adeguate, fondi dedicati e una rete di associazioni preparate ad accogliere gli animali confiscati, il rischio è che le indagini si scontrino con l'assenza di soluzioni concrete per garantire agli equidi una nuova vita.
