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Lavoro nero e sfruttamento nel mondo del cavallo: il ruolo di groom e artieri

sfruttamento e caporalato nel mondo del cavallo: un problema che riguarda anche il benessere degli equidi

Quando si parla di benessere del cavallo si pensa quasi sempre all'alimentazione, alle cure veterinarie o alle condizioni della scuderia. Più raramente si considera un altro elemento fondamentale: il benessere degli animali dipende anche dalle condizioni di lavoro delle persone che se ne occupano.

Artieri, groom, stallieri e addetti di scuderia svolgono un ruolo essenziale nella vita quotidiana degli equidi. Sono loro ad alimentare gli animali, pulire i box, monitorarne lo stato di salute, assistere il veterinario, preparare i cavalli per gli allenamenti e garantire la continuità delle cure.

Eppure proprio queste figure sono tra le più esposte al rischio di lavoro irregolare.

Chi sono i groom e gli artieri

Nel linguaggio equestre italiano i termini groom, artiere e stalliere vengono spesso utilizzati come sinonimi, anche se le mansioni possono variare.

Si tratta delle persone che assicurano la gestione quotidiana degli equidi:

  • distribuzione del cibo e dell'acqua;
  • pulizia dei box;
  • governo del cavallo;
  • movimentazione;
  • preparazione per allenamenti e gare;
  • controllo dello stato sanitario;
  • assistenza durante ferrature e visite veterinarie;
  • trasporti e trasferte.

È un lavoro altamente specializzato, che richiede esperienza, responsabilità e disponibilità anche nei fine settimana e nei giorni festivi.

Il lavoro nero esiste ancora

Nonostante l'evoluzione della normativa sul lavoro sportivo, il settore equino continua a presentare situazioni di irregolarità.

Le violazioni possono assumere forme diverse:

  • lavoro completamente in nero;
  • utilizzo improprio di collaborazioni sportive;
  • falsa partita IVA;
  • contratti part-time a fronte di un impiego a tempo pieno;
  • mancato pagamento di straordinari;
  • assenza di riposi settimanali;
  • mancata registrazione delle ore lavorate.

Naturalmente queste situazioni non riguardano tutte le scuderie. Esistono numerosi centri ippici, allevamenti e scuderie che rispettano pienamente la normativa e valorizzano il proprio personale.

Gli stranieri sono spesso i più esposti

Nel settore equino italiano una parte consistente della manodopera proviene dall'estero.

Persone originarie dell'Europa orientale, dell'Asia meridionale, del Nord Africa e dell'America Latina svolgono quotidianamente attività fondamentali nelle scuderie italiane.

Molti lavorano regolarmente e rappresentano una risorsa preziosa per il settore.

Altri, invece, possono trovarsi in una posizione di maggiore vulnerabilità a causa di:

  • difficoltà linguistiche;
  • scarsa conoscenza della normativa italiana;
  • dipendenza dall'alloggio fornito dal datore di lavoro;
  • necessità di mantenere il permesso di soggiorno;
  • isolamento sociale;
  • difficoltà nel denunciare eventuali abusi.

Queste condizioni possono aumentare il rischio di sfruttamento lavorativo.

Quando si può parlare di caporalato

Il termine caporalato viene spesso utilizzato impropriamente.

Dal punto di vista giuridico, l'intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro sono disciplinati dall'articolo 603-bis del Codice penale.

Non ogni irregolarità costituisce caporalato.

Tuttavia, quando ricorrono elementi come:

  • paghe palesemente sproporzionate;
  • orari massacranti;
  • condizioni degradanti;
  • approfittamento dello stato di bisogno;
  • minacce o intimidazioni;
  • intermediazione illecita di manodopera,

si può entrare nell'ambito di un reato molto grave.

Anche il cavallo paga il prezzo dello sfruttamento

Un artiere costretto a lavorare dodici o quattordici ore consecutive, senza riposo e con una retribuzione insufficiente, difficilmente potrà garantire il massimo livello di attenzione.

Lo sfruttamento delle persone può tradursi indirettamente anche in una minore qualità dell'assistenza agli equidi.

Per questo il benessere animale e la tutela dei lavoratori non sono temi separati.

La riforma del lavoro sportivo

Negli ultimi anni il lavoro sportivo è stato profondamente riformato.

L'obiettivo della normativa è stato quello di far emergere rapporti di lavoro che per anni erano rimasti in una zona grigia, introducendo regole più chiare per collaborazioni, contributi previdenziali e tutele.

Resta però fondamentale che le norme vengano applicate anche nella pratica, attraverso controlli efficaci e una maggiore cultura della legalità.

Cosa rischia chi impiega lavoratori irregolari

Le conseguenze possono essere rilevanti.

A seconda della situazione concreta possono configurarsi:

  • sanzioni amministrative;
  • recupero dei contributi previdenziali;
  • responsabilità fiscali;
  • sospensione dell'attività imprenditoriale nei casi previsti dalla legge;
  • responsabilità penali nei casi più gravi, compreso lo sfruttamento del lavoro.

Un settore che deve investire sulle persone

Il futuro del mondo del cavallo passa anche attraverso la valorizzazione delle professionalità.

Artieri e groom non sono semplici "aiutanti", ma figure altamente qualificate che contribuiscono ogni giorno alla salute, alla sicurezza e al benessere degli equidi.

Investire nella loro formazione, garantire condizioni di lavoro dignitose e riconoscere il valore della loro esperienza significa migliorare anche la qualità dell'intero settore.

Focus

La legalità nel mondo del cavallo non riguarda soltanto il rispetto delle norme sportive o sanitarie. Riguarda anche il lavoro. Contrastare il lavoro nero, lo sfruttamento e ogni forma di irregolarità significa tutelare le persone, rafforzare le imprese che operano correttamente e garantire migliori condizioni di vita agli equidi. Un settore moderno non può fondarsi sul sacrificio invisibile di chi lavora ogni giorno nelle scuderie.

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