C'è una domanda che continuiamo a porci osservando alcuni procedimenti italiani e confrontandoli con ciò che emerge da altri Paesi europei:
quando un cavallo attraversa una frontiera, possiamo essere certi che il passaporto che lo accompagna appartenga davvero a quell'animale?
Sembra una domanda banale.
Non lo è.
Perché l'identificazione di un equide non dovrebbe essere soltanto una questione di documenti. Dovrebbe esistere una corrispondenza verificabile fra animale, microchip, passaporto e banca dati.
E proprio Malta, negli ultimi anni, ha prodotto una quantità di documentazione ufficiale che rende questa domanda tutt'altro che teorica.
𝐌𝐀𝐋𝐓𝐀 𝐍𝐎𝐍 È 𝐔𝐍'𝐈𝐒𝐎𝐋𝐀 𝐏𝐈𝐄𝐍𝐀 𝐃𝐈 𝐂𝐀𝐕𝐀𝐋𝐋𝐈
Partiamo da un dato.
L'Ombudsman maltese ha riferito che, dal 2016, risultavano registrati presso la Veterinary Regulation Directorate circa 5.200 equini.
Nello stesso periodo, tra il 2016 e l'agosto 2024, la Planning Authority aveva approvato 1.022 stalle, attraverso 298 permessi distinti.
Non significa, naturalmente, che ogni stalla corrisponda a un cavallo, né che ci sia qualcosa di illecito in questo rapporto.
Ma l'indagine dell'Ombudsman era nata proprio dopo segnalazioni relative a più stalle associate allo stesso cavallo, stalle associate persino a cavalli deceduti e trasferimenti di proprietà effettuati informalmente.
E qui arriviamo al punto.
𝐈𝐋 𝐏𝐀𝐒𝐒𝐀𝐏𝐎𝐑𝐓𝐎 𝐃𝐈 𝐔𝐍 𝐂𝐀𝐕𝐀𝐋𝐋𝐎 𝐌𝐎𝐑𝐓𝐎
Nel 2023 Times of Malta raccontò una pratica emersa nel settore delle autorizzazioni per le stalle: secondo fonti del settore, sarebbe stato possibile acquistare il passaporto di un cavallo deceduto e utilizzarlo per dimostrare formalmente la disponibilità di un equide.
La stessa inchiesta descriveva un'altra pratica: proprietari che trasferivano un cavallo soltanto sulla carta, senza che l'animale fosse fisicamente trasferito al nuovo soggetto.
La vicenda è arrivata all'Ombudsman.
E nel 2025 l'istituzione maltese ha pubblicato i risultati della propria indagine sulle autorizzazioni delle stalle, confermando il contesto nel quale erano emerse le contestazioni relative a cavalli deceduti e trasferimenti non ufficiali.
Non stiamo dicendo che questo costituisca un traffico internazionale di passaporti.
Stiamo dicendo qualcosa di più preciso: a Malta è stata documentata una situazione nella quale il documento identificativo di un cavallo poteva essere utilizzato separatamente dall'animale reale.
Ed è una cosa che dovrebbe interessare chiunque si occupi di tracciabilità equina.
𝐍𝐄𝐋 𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐌𝐀𝐋𝐓𝐀 𝐇𝐀 𝐃𝐎𝐕𝐔𝐓𝐎 𝐀𝐏𝐑𝐈𝐑𝐄 𝐔𝐍'𝐀𝐌𝐍𝐈𝐒𝐓𝐈𝐀
C'è poi un dato ancora più recente.
Il 22 aprile 2025 il Governo maltese ha emanato una specifica disposizione sulla registrazione e movimentazione degli equini, concedendo un periodo di amnistia dal 22 aprile al 21 luglio 2025.
L'amnistia riguardava gli equini che:
- non avevano una corretta identificazione;
- avevano movimenti o decessi non dichiarati;
- presentavano dati incompleti o errati nella National Livestock Database.
Non è un dettaglio.
Perché significa che la stessa amministrazione maltese ha riconosciuto l'esistenza di animali non correttamente identificati, movimenti non registrati, decessi non registrati e dati errati o incompleti nella banca dati nazionale.
Le linee guida emanate contestualmente sono ancora più chiare: l'identificazione corretta di un equide deve comprendere un unico documento identificativo a vita, un microchip il cui numero deve corrispondere a quello del passaporto e la registrazione nella banca dati nazionale.
E soprattutto:
un equide non può essere movimentato o venduto senza il suo passaporto e, salvo poche eccezioni, il passaporto deve accompagnare l'animale.
Questa regola ci interessa moltissimo.
Perché significa che il sistema stesso parte da un presupposto fondamentale:
il passaporto deve viaggiare con il cavallo, non al posto del cavallo.
𝐌𝐀 𝐐𝐔𝐀𝐍𝐓𝐈 𝐒𝐎𝐍𝐎 𝐑𝐄𝐀𝐋𝐌𝐄𝐍𝐓𝐄 𝐈 𝐂𝐀𝐕𝐀𝐋𝐋𝐈 𝐂𝐇𝐄 𝐀𝐑𝐑𝐈𝐕𝐀𝐍𝐎 𝐃𝐀𝐋𝐋'𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀?
Qui abbiamo un altro dato interessante.
Secondo i dati commerciali internazionali disponibili per il 2024, l'Italia ha registrato esportazioni verso Malta di 24 cavalli vivi nella categoria dei cavalli diversi da quelli destinati alla riproduzione pura.
Nello stesso anno Malta ha ricevuto, complessivamente, in questa categoria:
24 dall'Italia, 4 dai Paesi Bassi, 1 dalla Francia, 3 dall'Uruguay e 84 dal Brasile.
Sono numeri piccoli.
E proprio per questo è importante non inventare una storia che i dati non raccontano.
Non emerge un enorme flusso di cavalli vivi dall'Italia a Malta.
Anzi.
Il dato italiano è di sole 24 unità per il 2024.
Quindi la domanda non può essere semplicemente:
“Perché Malta importa così tanti cavalli?”
Perché, almeno dai dati commerciali disponibili, non ne importa così tanti.
La domanda interessante è un'altra:
che cosa succede all'identità degli equidi che vengono effettivamente registrati, trasferiti o cancellati dalla banca dati?
𝐄 𝐂'È 𝐔𝐍 𝐀𝐋𝐓𝐑𝐎 𝐃𝐀𝐓𝐎 𝐂𝐇𝐄 𝐌𝐄𝐑𝐈𝐓𝐀 𝐃𝐈 𝐄𝐒𝐒𝐄𝐑𝐄 𝐕𝐈𝐒𝐓𝐎
Nel 2024 Malta ha dichiarato importazioni di carne fresca di cavallo, asino, mulo o bardotto per circa 30,3 tonnellate.
Di queste, 1.417 kg risultano provenire dall'Italia, 27.748 kg dal Belgio e 1.121 kg dai Paesi Bassi.
Ma c'è una stranezza nei dati.
Le statistiche dei Paesi esportatori riportano per lo stesso 2024 quantità molto più elevate verso Malta: 18.029 kg dall'Italia, 50.971 kg dal Belgio e 2.708 kg dai Paesi Bassi.
Non possiamo prendere automaticamente questa differenza come prova di qualcosa di illecito.
Le statistiche commerciali dei due Paesi possono differire per metodologia, tempi di registrazione, classificazione e modalità di dichiarazione.
Ma una differenza così grande è comunque un dato che merita di essere spiegato, soprattutto quando stiamo studiando la tracciabilità degli equidi e dei loro prodotti.
𝐈𝐋 𝐕𝐄𝐑𝐎 𝐏𝐑𝐎𝐁𝐋𝐄𝐌𝐀 È 𝐋'𝐈𝐃𝐄𝐍𝐓𝐈𝐓À
A questo punto abbiamo diversi pezzi.
Abbiamo un Paese con circa 5.200 equini registrati dal 2016.
Abbiamo un'indagine ufficiale su oltre mille stalle autorizzate e su segnalazioni riguardanti cavalli deceduti e trasferimenti soltanto cartacei.
Abbiamo un'inchiesta giornalistica che ha documentato la possibilità di utilizzare il passaporto di un cavallo morto per dimostrare formalmente la disponibilità di un equide.
Abbiamo un'amministrazione che nel 2025 ha dovuto aprire un periodo di amnistia per regolarizzare equini privi di corretta identificazione, con movimenti o decessi non registrati e dati errati o incompleti nella banca dati nazionale.
Abbiamo inoltre un flusso Italia–Malta di cavalli vivi che nel 2024, secondo le statistiche commerciali, è stato di 24 animali.
E abbiamo un sistema normativo che afferma espressamente che il passaporto deve essere collegato a un unico numero identificativo a vita, al microchip e alla banca dati.
Quindi la questione non è più:
“Malta importa troppi cavalli?”
I numeri non lo dicono.
La questione è:
“Quanto possiamo essere certi che l'identità registrata nei documenti corrisponda sempre all'animale fisicamente esistente?”
𝐄 𝐐𝐔𝐈 𝐑𝐈𝐓𝐎𝐑𝐍𝐀 𝐈𝐋 𝐏𝐑𝐎𝐁𝐋𝐄𝐌𝐀 𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍𝐎
Per noi questa domanda non nasce nel vuoto.
Nasce anche dall'analisi di procedimenti italiani nei quali compaiono cavalli sottoposti a sequestro, trasferimenti, passaporti, identificazioni e, nel caso del procedimento Veneroso, anche trasferimenti di alcuni equidi verso Malta.
E nasce soprattutto da un'altra vicenda: 69 cavalli sequestrati risultarono successivamente scomparsi dalla custodia, circostanza che diede origine a un autonomo procedimento penale conclusosi nel 2020 con tre condanne.
Qui bisogna essere rigorosi.
Non abbiamo oggi la documentazione sufficiente per affermare che quei cavalli siano stati “ripuliti” attraverso passaporti maltesi.
E non sarebbe corretto scriverlo.
Ma abbiamo abbastanza elementi per porre una domanda molto concreta alle autorità competenti.
𝐏𝐀𝐒𝐒𝐀𝐏𝐎𝐑𝐓𝐎, 𝐌𝐈𝐂𝐑𝐎𝐂𝐇𝐈𝐏 𝐄 𝐁𝐀𝐍𝐂𝐀 𝐃𝐀𝐓𝐈: 𝐋𝐄 𝐓𝐑𝐄 𝐂𝐎𝐒𝐄 𝐃𝐄𝐕𝐎𝐍𝐎 𝐂𝐎𝐈𝐍𝐂𝐈𝐃𝐄𝐑𝐄
Non basta che esista un passaporto.
Non basta che esista un numero di microchip.
Non basta che un nome compaia in una banca dati.
Bisogna verificare che tutti e tre gli elementi identifichino lo stesso animale.
Perché se il passaporto può essere trasferito senza l'animale, se un cavallo morto può continuare a essere utilizzato documentalmente, se esistono animali con movimenti o decessi non registrati e se una banca dati contiene informazioni errate o incomplete, allora la domanda sulla reale solidità del sistema non è affatto illegittima.
È una domanda di tracciabilità.
E quando si parla di equidi destinati alla macellazione, la tracciabilità non è un dettaglio amministrativo.
È ciò che dovrebbe impedire che la storia sanitaria di un animale venga sostituita da quella di un altro.
𝐋𝐀 𝐅𝐑𝐀𝐒𝐄 𝐃𝐀 𝐑𝐈𝐂𝐎𝐑𝐃𝐀𝐑𝐄
Forse, alla fine, tutta questa storia si può riassumere in una domanda molto semplice:
𝐐𝐔𝐀𝐍𝐃𝐎 𝐀𝐓𝐓𝐑𝐀𝐕𝐄𝐑𝐒𝐀 𝐋𝐀 𝐅𝐑𝐎𝐍𝐓𝐈𝐄𝐑𝐀 𝐔𝐍 𝐂𝐀𝐕𝐀𝐋𝐋𝐎, 𝐕𝐈𝐀𝐆𝐆𝐈𝐀 𝐀𝐍𝐂𝐇𝐄 𝐋𝐀 𝐒𝐔𝐀 𝐕𝐄𝐑𝐀 𝐈𝐃𝐄𝐍𝐓𝐈𝐓À?
Perché il passaporto può essere perfettamente compilato.
Può avere timbri.
Può avere firme.
Può essere registrato.
Ma se non siamo in grado di dimostrare che quel documento appartiene proprio a quell'animale, non stiamo tracciando un cavallo.
Stiamo tracciando un documento.
E sono due cose molto diverse.
