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Cavalli all'aperto e in gruppo: il parcours favorisce il benessere?

Quanto incide il sistema di gestione sul benessere del cavallo?

È una domanda centrale nella ricerca contemporanea sul benessere equino, perché il cavallo può essere mantenuto in condizioni molto diverse: dal box individuale alla vita in gruppo all'aperto, passando per paddock, pascolo e sistemi misti.

Uno studio italiano-francese pubblicato nel 2023 su Animal Welfare ha analizzato per la prima volta in modo sistematico il benessere di cavalli mantenuti tutto l'anno in gruppo all'aperto in un particolare sistema di gestione denominato “parcours”. La ricerca è stata condotta da Francesca Dai, Emanuela Dalla Costa, Michela Minero e Christine Briant, utilizzando una versione modificata del protocollo AWIN per la valutazione del benessere equino.

Che cos'è un parcours?

Il parcours è un sistema di gestione utilizzato nel sud della Francia nel quale gli equidi vengono mantenuti in ampie aree seminaturali, in pianura, montagna o zone umide.

A differenza della stabulazione individuale, il cavallo può muoversi liberamente, alimentarsi nell'ambiente, interagire con altri equidi e scegliere dove trascorrere il tempo.

Queste caratteristiche sono interessanti dal punto di vista del benessere perché consentono l'espressione di numerosi comportamenti specie-specifici.

Ma una gestione più naturale non equivale automaticamente a un benessere migliore.

La vita all'aperto può infatti comportare anche difficoltà nel controllo dell'alimentazione, esposizione ai parassiti, problemi di accesso all'acqua, condizioni meteorologiche sfavorevoli e maggiore possibilità di lesioni derivanti dalle interazioni sociali.

Per questo gli autori hanno voluto verificare il benessere sull'animale, anziché dedurlo semplicemente dalle caratteristiche dell'ambiente.

171 cavalli valutati

La ricerca ha coinvolto 171 cavalli di età superiore a un anno, appartenenti a sei strutture della regione Provence-Alpes-Côte d'Azur, visitate tra giugno e novembre 2019.

I cavalli avevano un'età compresa tra 1 e 25 anni e appartenevano a diverse razze, tra cui Arabo, Camargue, Mérens e Anglo-Arabo.

Il campione comprendeva soprattutto cavalli utilizzati nell'endurance e nella riproduzione, oltre ad alcuni soggetti da tempo libero e ritirati dall'attività.

La valutazione è stata effettuata da un veterinario esperto utilizzando una versione adattata del protocollo AWIN Welfare Assessment for Horses, comprendente indicatori basati sull'animale e sulle risorse disponibili.

Questo è un aspetto importante perché permette di osservare concretamente il risultato della gestione sul cavallo.

Nessun grave problema di benessere

Il risultato generale è stato positivo.

Gli autori non hanno rilevato problemi di welfare di particolare gravità nel campione studiato.

I cavalli presentavano pochi comportamenti anomali, potevano muoversi liberamente per gran parte della giornata e interagire con i conspecifici.

Nel complesso mantenevano inoltre un buono stato nutrizionale e una buona relazione con le persone.

Questo risultato è interessante perché risponde almeno in parte a una delle principali obiezioni alla gestione di gruppo all'aperto: l'idea che l'assenza di controllo individuale possa necessariamente tradursi in peggiori condizioni di salute.

In questo campione non è stato osservato.

Ma il risultato va interpretato con cautela.

Lo studio non dimostra che il parcours sia migliore del box individuale.

Non c'è stato infatti un confronto diretto tra cavalli mantenuti nei due sistemi nelle stesse condizioni geografiche.

Gli autori stessi indicano questa come una delle principali limitazioni della ricerca.

Il movimento e le relazioni sociali

Uno dei vantaggi più evidenti del sistema osservato riguarda la possibilità di movimento.

I cavalli mantenuti nei parcours potevano spostarsi liberamente per una parte consistente della giornata e vivere in gruppi sociali.

Questo consente di esprimere comportamenti che possono essere fortemente limitati dalla stabulazione individuale, come il movimento spontaneo, il pascolo e le interazioni sociali.

Non significa che ogni forma di vita all'aperto sia automaticamente adeguata.

La composizione dei gruppi, lo spazio disponibile, la distribuzione delle risorse e la possibilità di allontanarsi da un altro soggetto sono tutti elementi che possono influenzare il risultato.

In altre parole, non basta togliere il box: bisogna progettare correttamente l'ambiente.

E l'alimentazione?

Questa era una delle principali incognite dello studio.

Si potrebbe pensare che mantenere cavalli in ampi spazi naturali renda difficile controllarne lo stato nutrizionale.

I dati raccolti non hanno confermato questa preoccupazione come problema generalizzato.

La maggioranza dei cavalli aveva un Body Condition Score pari a 3, considerato il valore centrale della scala utilizzata.

Tuttavia, emerge un dato che merita attenzione: il 31% dei cavalli presentava un BCS superiore a 3, mentre solo il 9,4% era sotto 3.

Quasi il 30% aveva un BCS pari a 4.

Quindi il problema nutrizionale più evidente non era la denutrizione.

Era, piuttosto, l'eccesso di peso.

Gli autori hanno osservato che questo fenomeno era particolarmente evidente nelle strutture nelle quali, oltre alle risorse naturali disponibili, veniva somministrato anche fieno.

È un risultato molto utile perché ricorda che anche un sistema che consente un elevato movimento può determinare un bilancio energetico eccessivo se le risorse alimentari non vengono gestite in relazione alle esigenze individuali.

L'acqua rimane una criticità

Una delle principali aree di miglioramento individuate dallo studio riguarda l'accesso all'acqua.

In un sistema estensivo o semi-estensivo, non è sufficiente che l'acqua esista.

Deve essere accessibile, pulita e controllabile sotto il profilo igienico.

Gli autori hanno infatti individuato problemi relativi alla disponibilità di fonti idriche di qualità controllata.

Questo è un esempio interessante di come una gestione più naturale richieda comunque un'attenta infrastrutturazione.

Lasciare il cavallo all'aperto non significa semplicemente "lasciarlo alla natura".

Significa creare un ambiente nel quale le sue esigenze possano essere soddisfatte.

Il problema dei ripari

Un'altra criticità individuata riguarda la mancanza di ripari artificiali.

La possibilità di stare all'aperto non elimina l'esigenza di poter trovare protezione dalle condizioni meteorologiche quando necessario.

Il tipo di clima, la presenza di vegetazione, l'ombra naturale, il vento, le precipitazioni e le caratteristiche del territorio devono quindi essere considerate nella progettazione del sistema di gestione.

Anche questo è un elemento importante per evitare una contrapposizione semplicistica tra "natura" e "box".

Un buon sistema di gestione dovrebbe consentire al cavallo di scegliere e trovare condizioni adeguate, anziché imporre un'unica soluzione.

Pelle e parassiti

Le principali alterazioni fisiche osservate riguardavano il tegumento, in particolare fenomeni come l'alopecia.

Gli autori ipotizzano che queste alterazioni possano essere associate a un controllo non ottimale dei parassiti esterni.

Anche questo risultato è utile perché mostra che una gestione all'aperto presenta vantaggi e criticità specifiche.

Il fatto che un cavallo possa vivere in condizioni più compatibili con il suo repertorio comportamentale non significa che debbano essere trascurati monitoraggio dermatologico, controllo dei parassiti e altre misure preventive.

E il rischio di lesioni?

Questa era una delle preoccupazioni iniziali della ricerca: vivendo in gruppo, i cavalli possono entrare in conflitto e provocarsi lesioni.

Nel campione studiato non sono emersi problemi di benessere importanti attribuibili a questo aspetto.

Questo però non autorizza a concludere che il rischio di lesione sia nullo.

Il rischio dipende dalla struttura dei gruppi, dalla compatibilità tra i soggetti, dallo spazio disponibile, dalla distribuzione delle risorse e dalla possibilità di evitare interazioni indesiderate.

Un gruppo ben organizzato può quindi funzionare molto diversamente da un gruppo sovraffollato o composto senza considerare le caratteristiche individuali.

Un risultato importante anche sul rapporto con le persone

Un possibile timore della gestione all'aperto è che un cavallo meno manipolato quotidianamente perda familiarità con le persone.

Nel campione dello studio non è emerso questo problema.

I cavalli hanno mantenuto un buon rapporto con le persone, nonostante vivessero in gruppo e all'aperto.

Questo dato è particolarmente interessante perché suggerisce che una gestione socialmente e ambientalmente più ricca non comporta necessariamente un peggioramento della relazione con chi si prende cura degli animali.

Ma attenzione: non è una prova che "il naturale è meglio"

È probabilmente la conclusione più importante da aggiungere all'articolo.

Il lavoro di Dai e colleghi non dimostra che il cavallo stia necessariamente meglio all'aperto che in box.

Dimostra che un particolare sistema di gestione all'aperto e in gruppo può essere compatibile con buoni livelli di welfare, almeno nelle condizioni studiate.

È una differenza scientificamente sostanziale.

Il benessere non dipende da una singola caratteristica dell'ambiente.

Dipende dall'interazione tra animale, ambiente e gestione.

Un paddock sovraffollato con risorse insufficienti non è automaticamente una buona gestione.

Un box non implica automaticamente scarso welfare.

La domanda corretta è:

quali condizioni permettono al singolo cavallo di mantenere salute, comportamento appropriato, comfort e un buono stato affettivo?

Un sistema interessante, ma da studiare meglio

Gli autori concludono che il protocollo AWIN si è dimostrato utile e applicabile alla valutazione dei cavalli mantenuti in parcours.

Il sistema studiato ha mostrato diversi aspetti favorevoli: movimento libero, possibilità di interazione sociale, pochi comportamenti anomali e mantenimento di un buono stato generale.

Sono però emerse anche aree nelle quali intervenire: acqua, ripari, alterazioni cutanee e gestione del peso.

La dimensione del campione e soprattutto il numero relativamente limitato di strutture coinvolte impediscono però di generalizzare i risultati a tutti i sistemi di gestione all'aperto.

Per questo gli autori chiedono ulteriori raccolte di dati standardizzate e, soprattutto, confronti diretti tra differenti sistemi di gestione utilizzando gli stessi strumenti di valutazione.

Cosa possiamo dire oggi

La ricerca del 2023 rappresenta un tassello importante nella discussione sulla gestione dei cavalli.

Il suo messaggio non è "cavalli all'aperto = benessere".

È più interessante:

un sistema di gruppo all'aperto ben organizzato può permettere ai cavalli di muoversi, socializzare ed esprimere comportamenti naturali mantenendo contemporaneamente buone condizioni di salute e nutrizione.

Ma perché questo avvenga sono necessarie gestione e monitoraggio.

Acqua, ripari, controllo del peso, salute del tegumento, composizione dei gruppi e disponibilità di spazio non possono essere lasciati al caso.

Il benessere non deriva semplicemente dal mettere un cavallo fuori dal box.

Deriva dalla capacità di costruire un ambiente nel quale il cavallo possa vivere bene.

E questa è forse la lezione più interessante dello studio: quando si parla di gestione equina, la domanda non dovrebbe essere soltanto "box o paddock?", ma "quali condizioni concrete sta vivendo questo cavallo?"

Lo studio

Dai F., Dalla Costa E., Minero M., Briant C. (2023). Does housing system affect horse welfare? The AWIN welfare assessment protocol applied to horses kept in an outdoor group-housing system: The ‘parcours’. Animal Welfare, 32, e22. DOI: 10.1017/awf.2023.9. Lo studio è open access con licenza CC BY 4.0.

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