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Cavalli da corsa e benessere: cosa è cambiato davvero secondo la ricerca scientifica

Articolo originario: 2019 — aggiornato agosto 2026

Il mondo delle corse sostiene da anni di essere impegnato nel miglioramento del benessere dei cavalli. Ma cosa è cambiato davvero? E soprattutto: cosa possiamo misurare oggi che nel 2019 era ancora poco studiato?

La risposta arriva sempre più dalla ricerca scientifica.

Nel 2019 Iris Bergmann, ricercatrice della University of Sydney, pubblicava il capitolo “He Loves to Race – or Does He?”, inserito nel volume Equine Cultures in Transition: Ethical Questions. Lo studio analizzava come i rappresentanti dell'industria delle corse dei purosangue e le associazioni di tutela equina definissero il concetto di benessere.

La ricerca coinvolgeva nove rappresentanti dell'industria negli Stati Uniti e in Australia e sette rappresentanti di organizzazioni di tutela negli Stati Uniti, in Australia e in Gran Bretagna.

Il risultato era interessante perché mostrava una differenza sostanziale nel modo di definire il welfare.

Per i rappresentanti dell'industria intervistati, il benessere era descritto soprattutto attraverso salute e funzionamento fisico di base. Restavano invece molto meno presenti concetti come agency, integrità e condizioni di vita oltre la carriera agonistica.

Le principali criticità individuate riguardavano tre aree: farmaci e possibile uso eccessivo di medicinali, lesioni e morti in pista, e gestione dei purosangue dopo l'uscita dalle corse.

A distanza di sette anni, la domanda interessante è quindi: la ricerca successiva ha smentito quel quadro oppure lo ha confermato?

La risposta è più complessa: in parte lo ha confermato, ma ha anche aggiunto strumenti molto più sofisticati per misurare il problema.

Dal concetto di welfare agli indicatori misurabili

Uno dei passaggi più importanti è rappresentato dalla progressiva costruzione di strumenti specifici per valutare il welfare dei cavalli da corsa.

Nel 2021 una ricerca australiana ha raccolto le valutazioni di 224 stakeholder del settore, individuando 14 aree considerate rilevanti per il welfare dei purosangue. Tra quelle maggiormente importanti sono emerse qualità della gestione, salute e malattia, preparazione del cavallo alle condizioni di vita e di lavoro, qualità della pista e delle strutture.

Nel 2023 un ulteriore studio ha validato un Thoroughbred Racehorse Welfare Index, confrontandone i punteggi con il comportamento osservato dei cavalli e con le valutazioni fornite da chi li gestiva negli impianti di allenamento. Gli autori sottolineavano che, fino a quel momento, non esisteva un sistema completo di valutazione del welfare dei purosangue negli impianti di allenamento.

È un cambiamento importante: il welfare non viene più considerato soltanto come assenza di malattia o rispetto dei regolamenti, ma può essere valutato attraverso una serie di indicatori comportamentali, ambientali e fisici.

Il cavallo può essere sano e avere comunque un problema di welfare?

È una delle questioni centrali emerse nella ricerca più recente.

Nel 2020 Iris Bergmann aveva già affrontato il problema studiando come industria e associazioni di tutela interpretassero, attraverso fotografie, le normali pratiche di gestione e di corsa. I rappresentanti dell'industria tendevano più frequentemente a normalizzare o minimizzare alcuni comportamenti del cavallo, l'uso delle attrezzature e gli effetti delle modalità di gestione.

La ricerca successiva ha cercato di rendere questa questione più concreta.

Uno studio pubblicato nel 2025 su Applied Animal Behaviour Science ha valutato il welfare dei cavalli da corsa utilizzando il metodo AWIN e osservazioni comportamentali. Sono stati individuati, tra gli altri, problemi a livello degli angoli della bocca e lesioni agli arti come fattori associati al rischio per il welfare. Lo studio ha inoltre rilevato differenze nelle possibilità di contatto sociale e di uscita libera tra cavalli sottoposti a diverse tipologie di allenamento.

Ancora più interessante è il risultato relativo alla performance: alcuni indicatori di scarso welfare risultavano associati a limitazioni delle prestazioni.

In altre parole, la questione non è necessariamente “benessere contro performance”.

La ricerca sta mostrando che un problema di welfare può essere anche un problema di performance.

La tecnologia sta entrando nella prevenzione delle lesioni

Anche sul fronte delle lesioni la ricerca ha fatto passi avanti.

Nel 2024 uno studio pubblicato su Scientific Reports ha utilizzato dati relativi a 2.819 purosangue e 25.267 partenze per verificare se velocità e caratteristiche della falcata potessero contribuire a individuare segnali associati a lesioni muscoloscheletriche, riposo forzato e pensionamento.

L'intelligenza artificiale non è riuscita a prevedere in modo affidabile tutte le lesioni: gli stessi autori sottolineano i limiti del modello, soprattutto nella capacità di distinguere le lesioni muscoloscheletriche dagli altri eventi.

Ma il dato scientificamente interessante è un altro.

Le variazioni di velocità e lunghezza della falcata possono contenere informazioni utili sul rischio, e l'analisi longitudinale delle prestazioni può quindi diventare uno degli strumenti di sorveglianza.

Lo studio evidenzia inoltre che le lesioni muscoloscheletriche rappresentano un problema importante non soltanto per la sicurezza, ma direttamente per il welfare dei cavalli e per la sostenibilità sociale dell'industria delle corse.

Nel 2024 una revisione dedicata alla prevenzione delle lesioni nei purosangue ha inoltre sottolineato la necessità di identificare precocemente i cavalli a rischio e di utilizzare i dati disponibili per migliorare la prevenzione, senza aspettare che tutti gli strumenti di screening siano già perfetti.

E quando il cavallo esce dalle corse?

Qui il vecchio articolo di Bergmann resta sorprendentemente attuale.

Nel 2021 uno studio prospettico condotto nel Queensland ha seguito 110 purosangue ritirati dalle corse. Nel 51% dei casi il pensionamento era involontario, legato soprattutto a problemi muscoloscheletrici, respiratori, cardiaci o comportamentali. Le lesioni muscoloscheletriche rappresentavano da sole il 36% delle cause di pensionamento.

A un follow-up mediano di circa 14 mesi, 108 cavalli su 110 risultavano essere stati ricollocati in una nuova attività. Quasi la metà era stata destinata nuovamente a un'attività sportiva.

Ma gli autori evidenziavano anche il limite fondamentale della ricerca: non era possibile seguire a lungo termine il destino e il welfare dei cavalli dopo la ricollocazione.

Da qui una conclusione particolarmente importante: servono tracciabilità e responsabilità anche dopo l'uscita dal sistema delle corse.

La ricerca più recente conferma che il “dopo” è ancora un punto critico

Nel 2024 uno studio pubblicato sul Journal of Equine Rehabilitation ha analizzato le pratiche di riabilitazione, riaddestramento e ricollocamento dei cavalli ex-corsa in Gran Bretagna.

Il quadro emerso è molto variabile. La gestione viene adattata al singolo cavallo, ma il settore presenta ancora difficoltà concrete: il 61% delle persone intervistate aveva avuto almeno un ex-cavallo da corsa che non era riuscito a ricollocare o vendere.

Nel 2025 un altro studio ha analizzato 500 annunci di vendita di purosangue ricollocati in Nuova Zelanda. La ricerca ha cercato di descrivere caratteristiche fisiche, storia agonistica e condizioni dei cavalli proposti sul mercato dopo la carriera. Il tema del rehoming viene ormai esplicitamente considerato una questione di welfare.

Anche la ricerca sulle seconde carriere si è fatta più sofisticata.

Uno studio pubblicato nel 2025 ha analizzato il rapporto tra precedente carriera agonistica e successiva carriera nel completo. I risultati suggeriscono, tra l'altro, che un maggiore intervallo dalla fine delle corse è associato a migliori possibilità di performance e progressione nel nuovo sport.

Questo non significa che un ex cavallo da corsa debba necessariamente diventare un atleta in un'altra disciplina.

Significa piuttosto che la ricerca sta iniziando a studiare quale tipo di ricollocamento sia compatibile con le caratteristiche individuali del cavallo, invece di considerare automaticamente il passaggio da una disciplina all'altra come soluzione al problema del fine carriera.

Dal 2019 a oggi: cosa è cambiato?

Una cosa è cambiata sicuramente: abbiamo più strumenti per studiare il welfare.

Oggi la ricerca non si limita a chiedere se un cavallo è sano o se le regole vengono rispettate. Si studiano comportamento, ambiente, contatto sociale, gestione, lesioni, biomeccanica, indicatori precoci di rischio, cause del pensionamento e destino dopo le corse.

Anche il concetto di sostenibilità dell'ippica è stato sottoposto a revisione scientifica.

Nel 2023 un gruppo di ricercatori ha proposto un modello di Enhanced One Welfare applicato alle industrie dell'allevamento e delle corse dei purosangue. Il modello considera contemporaneamente gli effetti sulle condizioni dei cavalli, sulle persone coinvolte nel settore e sull'ambiente, utilizzando anche il modello dei Five Domains per analizzare il welfare animale.

Questo rappresenta un'evoluzione rispetto al dibattito del 2019.

Ma non significa che le criticità individuate allora siano state risolte.

Al contrario, alcuni dei problemi individuati da Bergmann sono diventati oggetto di una ricerca più precisa.

Il punto ancora aperto

Nel 2019 Bergmann osservava una possibile distanza tra ciò che l'industria definiva welfare e una concezione più ampia della tutela del cavallo.

Nel 2026 possiamo aggiungere una domanda molto più concreta:

quanto del welfare misurato durante la carriera viene effettivamente seguito lungo tutta la vita del cavallo?

È qui che emerge uno dei principali punti deboli della ricerca disponibile.

Sappiamo molto di più su ciò che accade durante l'allenamento e le corse. Sappiamo sempre meglio come identificare alcuni fattori di rischio. Abbiamo più strumenti per valutare il comportamento e il welfare. Esistono programmi di aftercare sempre più strutturati.

Ma la tracciabilità del cavallo dopo l'uscita dal sistema delle corse rimane una questione aperta.

Ed è proprio questo uno dei punti nei quali la vecchia ricerca di Bergmann conserva tutta la sua attualità: il benessere di un cavallo non può essere valutato soltanto nel momento in cui è produttivo per il sistema.

La vera verifica di un modello di welfare dovrebbe comprendere anche ciò che accade quando la carriera agonistica termina.

Non perché il cavallo debba necessariamente essere sottratto allo sport.

Ma perché, se il welfare viene definito come una responsabilità lungo tutta la vita, allora anche il “dopo” deve poter essere documentato, monitorato e valutato.

Gli studi da tenere d'occhio

Tra i lavori più utili per aggiornare questo articolo troviamo:

  • Bergmann, 2019, He Loves to Race – or Does He? Ethics and Welfare in Racing.

  • Bergmann, 2020, Naturalness and the Legitimacy of Thoroughbred Racing.

  • Crawford et al., 2021, studio prospettico su pensionamento e destino dei purosangue in Queensland.

  • McGreevy e colleghi, 2021, identificazione delle principali criticità di welfare nei purosangue.

  • Mactaggart & Phillips, 2023, validazione di un indice specifico per il welfare dei purosangue.

  • Stallones, McManus & McGreevy, 2023, Sustainability and the Thoroughbred Breeding and Racing Industries.

  • Bogossian et al., 2024, machine learning e indicatori biomeccanici associati a lesioni, riposo forzato e pensionamento.

  • Neveux et al., 2024, riabilitazione, riaddestramento e ricollocamento degli ex cavalli da corsa.

  • Annan et al., 2025, valutazione del welfare dei cavalli da corsa come base per il monitoraggio nel tempo.

  • Hennes et al., 2025, indicatori di scarso welfare associati a limitazioni della performance.

  • Anderson et al., 2025, caratteristiche dei purosangue ricollocati dopo la carriera.

  • Bacon et al., 2025, rapporto tra carriera agonistica e successiva carriera nel completo.

Conclusione aggiornata al 2026: la ricerca non dimostra che il mondo delle corse abbia risolto i problemi di welfare individuati nel 2019. Dimostra però che oggi abbiamo strumenti molto più avanzati per identificarli e misurarli.

La questione, quindi, non è più soltanto stabilire se il cavallo “ama correre”.

La domanda scientificamente più interessante è: quali condizioni di gestione, allenamento, gara, pensionamento e ricollocamento producono il miglior welfare possibile, e come possiamo verificarlo lungo tutta la vita del cavallo?

È una domanda molto meno romantica. E proprio per questo, molto più utile.

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