Per molto tempo la storia dei cavalli nelle società indigene del Nord America è stata ricostruita soprattutto attraverso le fonti coloniali europee.
Secondo la narrazione tradizionale, i cavalli introdotti dagli spagnoli nel continente si sarebbero diffusi tra le popolazioni indigene soprattutto dopo la rivolta Pueblo del 1680, quando le comunità Pueblo cacciarono temporaneamente i colonizzatori spagnoli dal New Mexico e molti cavalli sarebbero passati nelle mani delle popolazioni delle Grandi Pianure.
Uno studio interdisciplinare pubblicato nel 2023 sulla rivista Science ha però mostrato che questa ricostruzione è troppo tarda e semplificata. Le popolazioni indigene avevano già integrato i cavalli nelle proprie società nella prima metà del XVII secolo, decenni prima della rivolta del 1680 e molto prima che gli osservatori europei descrivessero sistematicamente queste realtà.
Una ricerca che ha unito archeologia, genetica e conoscenze indigene
Il lavoro, coordinato da William T. Taylor, Pablo Librado, Yvette Running Horse Collin, Ludovic Orlando e da un ampio gruppo internazionale di ricercatrici, ricercatori, studiosi e rappresentanti di diverse Nazioni indigene, ha combinato metodi differenti: datazione al radiocarbonio, analisi genetiche, isotopi, archeozoologia e studio delle patologie scheletriche.
Sono stati analizzati reperti provenienti da siti archeologici e collezioni museali del Nord America. Dei 33 resti di equidi considerati, 29 sono stati datati con il radiocarbonio e 27 sono stati caratterizzati geneticamente. Tre cavalli provenienti da contesti indigeni sono risultati con certezza anteriori alla rivolta Pueblo del 1680.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la provenienza genetica. I cavalli studiati presentavano forti affinità con popolazioni equine iberiche, coerentemente con una provenienza dagli animali introdotti dagli spagnoli. Non è invece emersa una continuità genetica diretta con i cavalli vissuti in Nord America durante il Pleistocene.
Questo punto è importante: la ricerca non dimostra che i cavalli dell'era glaciale siano sopravvissuti in Nord America fino all'arrivo degli europei. Le analisi genetiche disponibili indicano invece che i cavalli moderni presenti nel continente derivano dalle popolazioni reintrodotte dopo il 1492.
Il cavallo arrivò prima delle cronache europee
La novità principale dello studio riguarda quindi non l'origine zoologica dei cavalli, ma la velocità e le modalità con cui furono integrati nelle società indigene.
I dati indicano che cavalli di origine iberica erano già presenti nelle Grandi Pianure e nelle Montagne Rocciose settentrionali nella prima metà del XVII secolo. La loro diffusione verso nord sembra essere stata particolarmente rapida e potrebbe essere avvenuta in larga misura attraverso reti di scambio e relazioni tra popolazioni indigene.
In altre parole, non è corretto immaginare una semplice sequenza nella quale gli europei introdussero i cavalli e, molto tempo dopo, le popolazioni indigene iniziarono a utilizzarli.
Le evidenze archeologiche mostrano invece che le società indigene li avevano già incorporati nei propri sistemi di vita quando la documentazione europea era ancora estremamente limitata.
Questo aiuta anche a spiegare perché le fonti coloniali abbiano prodotto una cronologia incompleta. Durante il XVI e il XVII secolo gran parte dell'interno del Nord America era poco conosciuta dagli europei. Le poche persone che viaggiavano in queste regioni non rappresentavano necessariamente ciò che accadeva nelle comunità indigene e spesso osservavano queste società attraverso il filtro delle proprie categorie culturali e coloniali.
Non soltanto cavalcatura
Le evidenze dello studio indicano che i cavalli non erano semplicemente animali utilizzati per il trasporto.
I reperti mostrano infatti segnali compatibili con diverse forme di gestione e integrazione nelle società indigene. Alcuni cavalli erano alimentati dagli esseri umani: in un caso, le analisi isotopiche hanno indicato il consumo di mais durante parte dell'anno, suggerendo una gestione intenzionale dell'animale in un contesto nel quale le risorse potevano essere difficili da reperire.
Sono state inoltre individuate evidenze di utilizzo, gestione delle mandrie, pratiche cerimoniali e altri aspetti che mostrano quanto rapidamente il cavallo fosse diventato parte delle società indigene.
Per alcune popolazioni, il significato del cavallo andava inoltre ben oltre quello di una semplice risorsa economica o di un mezzo di trasporto.
Il lavoro pubblicato su Science sottolinea, per esempio, che nella prospettiva Lakota il cavallo, Šungwakaŋ, la "Horse Nation", non viene necessariamente concepito attraverso la tradizionale distinzione occidentale tra animale "domestico" e animale "selvatico". Il rapporto viene descritto in termini di responsabilità e relazione tra nazioni.
La conoscenza indigena entra nella ricerca scientifica
Uno degli elementi più significativi dello studio è proprio il metodo utilizzato.
La ricerca non si è limitata a rileggere le fonti coloniali. Le ha messe in dialogo con archeologia, genetica, isotopi, paleopatologia e conoscenze tramandate dalle comunità indigene.
Tra i partecipanti figuravano rappresentanti e studiosi legati, tra le altre, alle comunità Lakota, Comanche, Pawnee e Pueblo. Yvette Running Horse Collin, membro della Oglala Lakota Nation e tra le autrici dello studio, ha contribuito a portare nella ricerca anche la prospettiva delle conoscenze tradizionali.
Il risultato non significa sostituire una narrazione con un'altra. Significa piuttosto riconoscere che le fonti europee non costituiscono l'unico modo possibile per ricostruire la storia delle relazioni tra esseri umani e cavalli.
L'archeologia può mostrare ciò che le cronache non hanno registrato. La genetica può ricostruire le origini delle popolazioni equine. Gli isotopi possono fornire informazioni sull'alimentazione e sugli spostamenti. Le conoscenze indigene possono contribuire a interpretare reperti e pratiche all'interno di sistemi culturali che le fonti coloniali spesso descrivevano in modo parziale.
È proprio dall'incontro di questi diversi livelli di conoscenza che emerge una storia più precisa.
Una revisione importante, non una riscrittura completa della storia
La ricerca del 2023 non dimostra che i cavalli moderni del Nord America discendano direttamente dai cavalli che vivevano nel continente durante l'ultima era glaciale.
Dimostra però qualcosa di altrettanto importante: l'integrazione del cavallo nelle società indigene avvenne molto prima di quanto lasciasse intendere la documentazione storica europea tradizionalmente utilizzata dagli studiosi.
Quando le fonti europee iniziano a descrivere con maggiore frequenza le società delle Grandi Pianure, il cavallo non è quindi necessariamente una novità appena arrivata. In molte comunità è già inserito nei sistemi di mobilità, gestione delle risorse, scambio e cultura.
La storia del cavallo in Nord America diventa così anche un esempio dei limiti delle fonti storiche: ciò che non è stato osservato o scritto dagli europei non equivale necessariamente a ciò che non è accaduto.
Una ricerca premiata
L'importanza del lavoro è stata riconosciuta anche dalla comunità scientifica. Nel 2024 lo studio Early dispersal of domestic horses into the Great Plains and northern Rockies ha ricevuto il Newcomb Cleveland Prize dell'American Association for the Advancement of Science (AAAS), uno dei riconoscimenti più prestigiosi assegnati agli articoli pubblicati su Science.
Il valore della ricerca sta quindi non soltanto nell'aver anticipato di alcuni decenni la presenza documentabile dei cavalli nelle società indigene, ma anche nell'aver mostrato quanto possa cambiare la ricostruzione storica quando archeologia, scienze biologiche e conoscenze indigene vengono considerate insieme.
La storia non diventa meno scientifica quando si amplia il numero delle fonti. Diventa, semplicemente, più completa.
Fonti scientifiche
Taylor W. T. T. et al., Early dispersal of domestic horses into the Great Plains and northern Rockies, Science, 379(6639), 1316–1323, 2023. DOI: 10.1126/science.adc9691.
Science News, Native Americans corralled Spanish horses decades before Europeans arrived, 2023.
University of Colorado Boulder, Will Taylor's Horses of the Great Plains Article Makes the Cover of Science, 2023.
AAAS / University of New Mexico, Early Dispersal of Domestic Horses in the Great Plains and Northern Rockies wins AAAS 2024 Newcomb Cleveland Prize, 2024.
