I cavalli sono animali sociali e, in condizioni naturali, vivono in associazioni relativamente stabili, trascorrendo gran parte della giornata in movimento, alimentandosi e interagendo con altri equidi.
La gestione domestica può però ridurre drasticamente queste possibilità. La stabulazione individuale, in particolare quando comporta assenza di contatto fisico con altri cavalli, limita una delle esigenze comportamentali fondamentali della specie: la possibilità di vivere relazioni sociali.
Negli ultimi anni diversi studi hanno esaminato gli effetti di queste condizioni sul comportamento, sulle risposte allo stress e, più recentemente, anche sullo stato emotivo dei cavalli.
Le evidenze più recenti non suggeriscono semplicemente che “il cavallo deve stare in gruppo”, ma mostrano qualcosa di più interessante: il contatto sociale sembra avere un ruolo importante nel mantenimento del benessere e può essere utile anche quando la stabulazione individuale non può essere completamente evitata.
Lo studio del 2022: cosa succede al sistema immunitario?
Uno degli studi più interessanti è quello pubblicato da Schmucker e colleghi nel 2022 su PLOS ONE, che confrontava due situazioni potenzialmente stressanti: il cambiamento della composizione del gruppo e il trasferimento dalla vita in gruppo alla stabulazione individuale.
La ricerca coinvolgeva 15 giovani cavalli di razza German Warmblood, precedentemente mantenuti in gruppo al pascolo. Dopo la modifica delle condizioni abitative furono analizzati alcuni parametri immunitari, le concentrazioni di cortisolo e diversi indicatori comportamentali. (PLOS)
Dopo il trasferimento nei box individuali furono osservate modificazioni della conta di diversi leucociti: eosinofili, cellule T helper e cellule T citotossiche diminuirono, mentre i neutrofili aumentarono. Anche il rapporto neutrofili/linfociti aumentò, insieme a un aumento transitorio del cortisolo e alla comparsa di comportamenti disturbati nei giorni successivi.
Al contrario, il semplice cambiamento della composizione del gruppo non produsse la stessa risposta di stress nel periodo osservato. (PLOS)
È però importante non sovrainterpretare questi risultati.
Si trattava di un campione piccolo e molto specifico: 15 giovani maschi castrati, provenienti dallo stesso contesto gestionale. Inoltre i cavalli mantenuti nei box conservavano un certo contatto visivo e tattile con i vicini e, durante la prima settimana, avevano anche 30 minuti al giorno di movimento in gruppi. (PubMed Central (PMC))
Lo studio quindi fornisce un'importante indicazione sul possibile effetto dello stress sociale e della perdita della vita di gruppo sull'organismo, ma non dimostra che ogni cavallo tenuto in un box individuale sviluppi necessariamente un problema immunitario.
Ed è proprio qui che le ricerche successive diventano interessanti.
Nel 2024 una revisione sistematica amplia il quadro
Nel 2024 Robertson, Thomas, Starbuck e Yarnell hanno pubblicato una revisione sistematica della ricerca sulla gestione abitativa dei cavalli.
Gli autori hanno analizzato 60 studi sottoposti a revisione paritaria, rilevando che gli studi sulla gestione abitativa sono aumentati considerevolmente negli ultimi anni e che, nel complesso, le misure di salute e benessere tendono a mostrare vantaggi per sistemi di gestione più vicini alle condizioni naturali, in particolare quando permettono il contatto con altri cavalli. (Cambridge University Press)
La revisione sottolinea però anche un limite importante della letteratura: molti studi sono relativamente brevi e non sempre seguono i cavalli abbastanza a lungo da distinguere chiaramente gli effetti iniziali dell'adattamento da quelli delle condizioni abitative mantenute nel tempo. Gli autori chiedono quindi studi più lunghi e metodologie maggiormente standardizzate. (Cambridge University Press)
La conclusione non è dunque “box = sempre male, gruppo = sempre bene”.
È piuttosto che la possibilità di esprimere comportamenti sociali e di movimento tipici della specie rappresenta un elemento importante del benessere.
I giovani cavalli: due ore al giorno con un altro cavallo possono fare la differenza
Una ricerca pubblicata nel 2024 ha esaminato proprio una situazione molto comune: giovani cavalli sottoposti al periodo di doma mentre vengono mantenuti in box individuali.
Lo studio, condotto su 12 giovani cavalli, ha confrontato sei soggetti che potevano interagire fisicamente con un altro cavallo per due ore al giorno con sei soggetti mantenuti senza un partner sociale.
Dopo un mese, i cavalli che avevano avuto accesso al contatto sociale mostravano meno comportamenti anomali nel box e, durante il lavoro, un atteggiamento più rilassato. Nei cavalli isolati comparivano più frequentemente alcuni indicatori comportamentali associati a stress, come tensione e defecazione. (ScienceDirect)
Un risultato particolarmente interessante riguarda la risposta durante l'addestramento: i cavalli che avevano avuto contatto sociale non erano semplicemente più “obbedienti”.
Alcuni comportamenti di risposta al disagio, come scuotere la testa o muovere la coda, erano infatti più frequenti proprio nel gruppo socializzato.
Questo è un dettaglio importante.
Un cavallo apparentemente più fermo non è necessariamente un cavallo più sereno.
La riduzione di una risposta comportamentale può rappresentare maggiore tranquillità, ma in determinate circostanze anche una minore capacità o disponibilità a manifestare il disagio. Per questo l'interpretazione del comportamento non dovrebbe limitarsi alla ricerca del cavallo più immobile o più facilmente controllabile.
Gli autori concludono che mantenere possibilità di interazione sociale durante il periodo di doma può avere effetti positivi sul benessere dei giovani cavalli. (ScienceDirect)
E se il cavallo resta comunque in box?
Una delle ricerche più interessanti pubblicate successivamente ha affrontato proprio questa domanda.
Nel 2025 Flamand e colleghi hanno studiato 20 cavalli adulti mantenuti in box individuali. Dieci hanno avuto la possibilità di interagire quotidianamente con un altro cavallo per un'ora, per quattro mesi; gli altri dieci non hanno avuto questa possibilità. (ScienceDirect)
Il risultato è particolarmente significativo perché non si confrontava semplicemente “gruppo al pascolo” contro “box”.
Entrambi i gruppi vivevano in box individuali.
A cambiare era soprattutto la possibilità di avere regolarmente un'interazione sociale.
I cavalli che potevano interagire con un altro equide mostravano meno comportamenti stereotipati nel box, meno comportamenti negativi durante le interazioni con le persone e minore vigilanza durante la toelettatura.
Anche il test del bias cognitivo ha fornito un risultato interessante: i cavalli che avevano avuto contatto sociale mostravano una risposta più ottimistica rispetto ai cavalli mantenuti isolati. (ScienceDirect)
In altre parole, anche un contatto sociale regolare ma non permanente può migliorare alcuni indicatori dello stato emotivo di cavalli che continuano a vivere in box individuali.
È un risultato importante perché sposta la discussione da “box oppure paddock” a una domanda molto più concreta:
quanto contatto sociale possiamo garantire a un cavallo quando la vita in gruppo non è immediatamente possibile?
Il contatto sociale non significa necessariamente mettere tutti i cavalli insieme
Questa è un'altra precisazione importante.
La ricerca non autorizza a trasformare il concetto di “vita sociale” in “mettiamo dieci cavalli nello stesso recinto e speriamo che si organizzino”.
La composizione del gruppo, la stabilità delle relazioni, la disponibilità di spazio, l'accesso alle risorse e la compatibilità tra individui possono influenzare fortemente il risultato.
Una revisione del 2024 sulla vita sociale dei cavalli evidenzia proprio l'importanza delle opportunità di interazione e delle risorse ambientali. Le interazioni affiliative sono associate a indicatori positivi, mentre conflitti e comportamenti agonistici possono indicare condizioni sociali problematiche. (Cambridge University Press)
Anche la gestione delle risorse nei gruppi deve essere progettata con attenzione. Uno studio del 2024 sui sistemi di alimentazione ha rilevato che la disponibilità e la disposizione dei punti di alimentazione possono influenzare le interazioni agonistiche e il rischio di conflitti. (ScienceDirect)
Quindi sì alla socialità.
Ma socialità non significa assenza di gestione.
Un buon sistema di gruppo deve consentire ai cavalli di alimentarsi, muoversi, riposare e allontanarsi dagli altri senza essere costantemente sottoposti alla competizione.
E il box con la finestra?
Il contatto visivo è certamente preferibile all'isolamento sensoriale completo, ma non è equivalente alla possibilità di interagire fisicamente.
Le ricerche sulla gestione abitativa distinguono infatti tra diverse forme di contatto: visivo, olfattivo, tattile e fisico.
Una parete attraverso la quale due cavalli possono soltanto vedersi non offre le stesse possibilità di una situazione nella quale possono annusarsi, toccarsi, fare grooming reciproco o muoversi insieme.
Per questo, quando la vita in gruppo non è possibile, può essere utile considerare una serie di soluzioni intermedie: box progettati per favorire il contatto, paddock adiacenti, lavoro o movimento in coppia e momenti quotidiani di interazione controllata.
La ricerca del 2025 suggerisce proprio che anche un contatto sociale temporaneo e regolare può produrre benefici misurabili. (ScienceDirect)
Cosa sappiamo oggi
A distanza di alcuni anni dallo studio di Schmucker e colleghi, il quadro scientifico è quindi più ampio.
Possiamo dire con una certa sicurezza che:
• i cavalli hanno una forte motivazione al contatto con altri equidi;
• l'isolamento sociale e la restrizione comportamentale possono essere associati a indicatori di scarso benessere;
• la stabulazione individuale può provocare risposte fisiologiche e comportamentali compatibili con lo stress, soprattutto quando comporta una forte riduzione delle opportunità sociali;
• mantenere il contatto con altri cavalli può ridurre alcuni comportamenti anomali e migliorare diversi indicatori comportamentali;
• nei giovani cavalli, il contatto sociale durante la doma sembra favorire un atteggiamento più rilassato;
• anche nei cavalli adulti mantenuti in box individuali, un'interazione sociale regolare può migliorare alcuni indicatori dello stato emotivo;
• la vita di gruppo deve però essere progettata correttamente, perché competizione per risorse, incompatibilità e instabilità sociale possono creare a loro volta problemi;
• l'effetto sulla funzione immunitaria è un campo ancora meno studiato rispetto agli indicatori comportamentali e di benessere.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 conclude che le evidenze disponibili tendono complessivamente a favorire sistemi abitativi che consentono maggiormente ai cavalli di esprimere comportamenti naturali, soprattutto attraverso il contatto con i conspecifici, ma sottolinea anche la necessità di studi più lunghi e metodologie più uniformi. (Cambridge University Press)
Non è una questione di “vizi”
Un cavallo che manifesta stereotipie, agitazione, apatia, ipervigilanza o comportamenti problematici nel box non dovrebbe essere automaticamente considerato “viziato”, “disobbediente” o “difficile”.
Il comportamento è una delle fonti di informazione che abbiamo sullo stato dell'animale.
La ricerca contemporanea sul benessere equino sta andando sempre più nella direzione di valutare non soltanto quanto facilmente il cavallo si lasci gestire, ma quali possibilità gli vengano offerte per esprimere i comportamenti propri della sua specie e quale stato affettivo emerga da quelle condizioni di vita. (Cambridge University Press)
E questo cambia parecchio la domanda.
Non dovremmo chiederci soltanto:
“Il cavallo sta bene nel box?”
Dovremmo chiederci:
“Che cosa può fare, che cosa non può fare e quanto delle sue esigenze comportamentali possiamo realisticamente soddisfare?”
Perché un box può essere pulito, ben illuminato, ben ventilato e perfettamente organizzato.
Ma se per gran parte della giornata impedisce al cavallo di muoversi liberamente, alimentarsi secondo un comportamento naturale e avere relazioni sociali, abbiamo comunque costruito un ambiente che risponde molto bene alle esigenze della gestione umana e solo parzialmente a quelle dell'animale.
E la differenza, oggi, la ricerca comincia a misurarla sempre meglio.
Gli studi
Schmucker S, Preisler V, Marr I, Krüger K, Stefanski V. (2022). Single housing but not changes in group composition causes stress-related immunomodulations in horses. PLOS ONE 17(8): e0272445. DOI 10.1371/journal.pone.0272445. (PLOS)
Leggi lo studio completo su PLOS ONE
Flamand A, Zellenka C, Mos J, Starczan A, Polak A, Petit O. (2024). Neigh-bours: Why every young horse needs good friends. A pilot study during the breaking-in period. Applied Animal Behaviour Science 272:106190. DOI 10.1016/j.applanim.2024.106190. (ScienceDirect)
Studio “Neigh-bours” su ScienceDirect
Robertson T, Thomas E, Starbuck G, Yarnell K. (2024). Global distribution and gap analysis of equine housing research: The findings so far and where to go next. Animal Welfare 33:e58. DOI 10.1017/awf.2024.64. La revisione ha analizzato 60 pubblicazioni peer-reviewed. (Cambridge University Press)
Revisione sistematica su Cambridge Core
Flamand A, Robinet L, Raskin A et al. (2025). The social dimension of equine welfare: social contact positively affects the emotional state of stalled horses. Animal Behaviour 221:123055. DOI 10.1016/j.anbehav.2024.123055. (ScienceDirect)
Studio sul contatto sociale in Animal Behaviour
Hall C, Kay R. (2024). Living the good life? A systematic review of behavioural signs of affective state in the domestic horse (Equus caballus) and factors relating to quality of life. Part I: Fulfilment of species-specific needs. Animal Welfare 33:e40. (Cambridge University Press)
