La libertà è davvero la stessa cosa per tutti?
Per una persona può significare poter viaggiare, scegliere dove vivere, cambiare lavoro, uscire di casa senza chiedere permesso.
Per un'altra può significare semplicemente avere una giornata senza obblighi.
La libertà, quindi, non è un concetto così semplice. E soprattutto non è necessariamente misurabile soltanto in metri quadrati.
Quando parliamo di animali, però, tendiamo a trasformarla in qualcosa di molto più schematico:
BOX = NESSUNA LIBERTÀ
PADDOCK = LIBERTÀ
VITA SELVATICA = MASSIMA LIBERTÀ
Ma è davvero così?
Un cavallo in un paddock ha, sotto molti aspetti, più possibilità di movimento di un cavallo confinato in un box. Ma quanto può scegliere? Può esplorare? Può modificare il proprio ambiente? Può allontanarsi, avvicinarsi, fermarsi, cambiare attività? Può vivere con altri equidi? Può decidere almeno in parte come trascorrere la propria giornata?
E un cavallo che esce ogni giorno per un trekking ha necessariamente meno libertà perché porta una sella e una persona sulla schiena?
Oppure, in determinate condizioni, quell'uscita può aggiungere qualcosa alla sua esperienza: movimento, esplorazione, ambienti nuovi, stimoli e varietà?
Non esiste una risposta che si possa dare osservando una singola attività.
Pensiamo al gatto.
Un gatto che vive esclusivamente in casa può avere una vita eccellente se l'ambiente è adeguatamente strutturato e ricco di opportunità.
Un gatto che vive in campagna e può esplorare un territorio più ampio ha accesso a una grande varietà di odori, superfici, luoghi e stimoli.
Non significa che uno dei due sia automaticamente “più felice”.
Significa che il secondo dispone di opportunità comportamentali differenti e, in alcuni contesti, più numerose.
Lo stesso principio possiamo applicarlo al cavallo.
Un paddock può essere un ottimo ambiente. Ma anche un'uscita in un luogo diverso può rappresentare un'esperienza positiva: un sentiero, un bosco, un terreno nuovo, paesaggi e stimoli differenti.
E questo apre una questione interessante anche sull'equitazione.
Una passeggiata non è automaticamente sfruttamento.
Ma non è automaticamente arricchimento soltanto perché si va nella natura.
Il punto è sempre il bilancio complessivo.
Quanto si muove il cavallo nella vita quotidiana?
Ha relazioni sociali?
Ha possibilità di esplorazione?
Può scegliere e controllare almeno una parte delle proprie attività?
L'attività fisica è adeguata alle sue capacità?
Ci sono dolore, fatica o stress?
Come viene gestito quando non lavora?
La ricerca sul welfare animale utilizza sempre più il concetto di agency, che possiamo tradurre, in questo contesto, come capacità dell'animale di esercitare una certa scelta e un certo controllo sulla propria esperienza.
Non significa attribuire agli animali una forma di autonomia identica a quella umana.
Significa riconoscere che un animale non è soltanto qualcosa a cui accadono delle cose.
Può scegliere di avvicinarsi o allontanarsi, esplorare o interrompere un'attività, interagire o non interagire, modificare il proprio comportamento in risposta all'ambiente.
E anche la possibilità di scegliere di non fare qualcosa può essere una forma di controllo sulla propria esperienza.
Questo cambia molto il modo in cui possiamo parlare di libertà.
Perché il welfare non è soltanto “non soffrire”.
È anche avere opportunità di esprimere comportamenti, esplorare, scegliere e sperimentare esperienze positive.
Ma qui usciamo già dall'etologia ed entriamo nella filosofia morale.
Perché quando decidiamo come deve vivere un animale, siamo noi a stabilire quale quantità di libertà consideriamo sufficiente.
E c'è una domanda scomoda:
quanto della libertà che riconosciamo agli animali è realmente determinato dalle loro esigenze e quanto dalla quantità di libertà che noi, come esseri umani, siamo abituati a considerare normale?
In media, difficilmente riusciamo a concedere agli animali una libertà molto più ampia di quella che siamo capaci di concepire per noi stessi.
Una persona abituata a vivere in una quotidianità estremamente controllata, programmata e povera di possibilità potrebbe considerare perfettamente normale una vita altrettanto prevedibile per un animale.
Non perché sia una persona cattiva.
Perché spesso chiamiamo “normale” ciò che conosciamo.
Questo non significa che chi ha poca libertà nella propria vita sia necessariamente incapace di offrirne agli animali. Esistono persone con possibilità molto limitate che fanno enormi sforzi per garantire agli animali che vivono con loro esperienze e opportunità che loro stesse non hanno.
Ma la domanda resta.
Quando decidiamo la vita di un animale, stiamo realmente partendo dalle sue esigenze oppure stiamo semplicemente progettando per lui una vita che noi riteniamo accettabile?
Forse è questo il punto da cui dovremmo partire.
Non dal box.
Non dal paddock.
Non dalla sella.
Non dal trekking.
Ma dal concetto stesso di libertà.
Perché la libertà di un animale non deve necessariamente coincidere con la nostra idea di libertà.
Ma il fatto che sia diversa non significa che possiamo sostituirla con la nostra idea di ciò che dovrebbe bastargli.
Forse proteggere un animale significa anche riconoscergli uno spazio di scelta nella propria esistenza.
Non soltanto proteggerlo da ciò che gli fa male.
Ma chiederci quanto della sua vita può ancora appartenere a lui.
Ricerche e approfondimenti
Agency e welfare nei cavalli
Goodale, L. (2026), Opportunities for agency in domestic horses: Applying the behavioural domain to increase equine welfare. Il lavoro analizza come aumentare nei cavalli possibilità di scelta, controllo e interazione attiva con l'ambiente, utilizzando il modello dei Five Domains.
Leggi lo studio completo
Libertà e agency degli animali: la prospettiva filosofica
Martindale, D. (2026), Liberty, Equality, Animality: On Freedom and Nonhuman Agency. Un lavoro di filosofia morale molto vicino alla domanda posta nell'articolo: gli animali hanno un interesse alla libertà e al controllo sulla propria vita, oltre al semplice interesse a non soffrire? L'autore sostiene che l'esercizio libero dell'agency costituisca una componente importante del benessere animale e che la libertà debba avere un ruolo molto più centrale nell'etica animale.
Leggi l'articolo
Lo status morale degli animali e il concetto di agency
La Stanford Encyclopedia of Philosophy dedica una sezione specifica al rapporto tra agency e status morale. La discussione è particolarmente utile perché mostra come il riconoscimento dell'agency possa portare oltre una concezione del benessere fondata esclusivamente sull'assenza di sofferenza, fino a considerare libertà e autodeterminazione come interessi moralmente rilevanti.
Stanford Encyclopedia of Philosophy – The Moral Status of Animals
Arricchimento ambientale nei cavalli
Brauns et al. (2025), Physiological and Behavioral Responses of Stabled Horses to Three Types of Environmental Enrichment. Lo studio mostra come differenti forme di arricchimento possano aumentare foraggiamento e locomozione e ridurre alcuni comportamenti associati alla frustrazione nei cavalli stabulati, pur sottolineando la necessità di ulteriori ricerche sugli effetti a lungo termine.
Leggi lo studio
Arricchimento e comportamento esplorativo nei cavalli
Una ricerca pubblicata su Applied Animal Behaviour Science ha studiato l'effetto di differenti elementi di arricchimento nei paddock, osservando modificazioni dell'attività e delle interazioni sociali.
Leggi lo studio
Nota: parlare di libertà animale non significa attribuire agli animali una concezione umana della libertà. La ricerca sull'autodeterminazione cerca piuttosto di comprendere quanto un animale possa esercitare comportamenti volontari, effettuare scelte e avere un certo controllo sulle proprie esperienze. La questione scientifica e quella filosofico-morale non sono la stessa cosa, ma possono dialogare.
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