Cesenatico (FC), Italia 3713625953 3713625953 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Assistenza online tramite email o whatsapp

Come si rafforzano le ossa del cavallo?

Tre decenni di ricerca spiegano perché il movimento non è tutto uguale

Le ossa del cavallo non sono strutture statiche.

Come gli altri tessuti dell'organismo, lo scheletro risponde alle sollecitazioni a cui viene sottoposto e può modificare nel tempo la propria struttura e resistenza.

Ma che cosa serve realmente per mantenere un osso forte?

Una revisione pubblicata nel 2023 sulla rivista scientifica Animals ha raccolto oltre trent'anni di ricerche sulla salute scheletrica dei cavalli, concentrandosi soprattutto sulla prevenzione delle lesioni nei cavalli atletici.

Il lavoro di Brian D. Nielsen, ricercatore del Department of Animal Science della Michigan State University, racconta anche qualcosa di interessante sul modo in cui procede la ricerca scientifica: una domanda iniziale sulla nutrizione ha portato a una scoperta inattesa sull'esercizio, che ha poi aperto una nuova linea di ricerca sul rapporto tra movimento, confinamento e adattamento dell'osso.

L'osso risponde al carico

Uno dei principi fondamentali emersi dalla ricerca è che l'osso si adatta al carico meccanico a cui viene sottoposto.

Quando un cavallo si muove, ogni appoggio e ogni spinta producono forze che vengono trasmesse attraverso lo scheletro. Queste sollecitazioni rappresentano uno stimolo biologico per il tessuto osseo.

Questo significa che non tutto il movimento produce necessariamente lo stesso effetto.

La quantità, la frequenza e soprattutto l'intensità del carico possono determinare risposte differenti.

La scoperta è particolarmente importante per i cavalli sottoposti ad allenamento atletico, nei quali lo scheletro deve adattarsi progressivamente alle sollecitazioni associate alla prestazione.

La scoperta arrivata quasi per caso

La ricerca di Nielsen era inizialmente orientata a una domanda nutrizionale: il silicio biodisponibile poteva contribuire a ridurre le lesioni nei cavalli in allenamento?

In uno dei primi studi furono coinvolti 53 Quarter Horse sottoposti ad allenamento per le corse. I risultati suggerirono alcuni possibili benefici della supplementazione, ma durante lo studio emerse un dato inatteso.

Dopo l'inizio dell'allenamento, il contenuto minerale del terzo metacarpo, cioè del cosiddetto "osso di cannone", diminuiva.

La scoperta era sorprendente.

Ci si sarebbe potuti aspettare che l'allenamento rendesse progressivamente più forte lo scheletro, così come l'esercizio può produrre adattamenti in diversi altri sistemi dell'organismo.

Invece, nelle prime fasi dell'allenamento, il tessuto osseo stava perdendo minerali. La diminuzione era particolarmente evidente tra il 62° e il 104° giorno e il periodo nel quale la massa ossea risultava più bassa coincideva con una maggiore frequenza di lesioni.

Il problema non era semplicemente l'allenamento

Gli studi successivi hanno permesso di comprendere meglio il fenomeno.

Il cambiamento era associato soprattutto al passaggio dal pascolo alla stabulazione e alla conseguente riduzione dell'esercizio ad alta velocità.

In altre parole, il cavallo veniva sottoposto a un regime di allenamento, ma contemporaneamente perdeva una parte degli stimoli meccanici che aveva ricevuto durante la vita al pascolo.

Questo ha portato i ricercatori a parlare di osteopenia da disuso, cioè una riduzione della massa o della densità ossea associata a un insufficiente carico meccanico.

La scoperta ha contribuito a spostare l'attenzione dalla sola nutrizione verso il rapporto tra gestione, movimento e adattamento dello scheletro.

Il movimento non è tutto uguale

Uno dei risultati più interessanti della revisione riguarda proprio il tipo di esercizio.

Gli studi raccolti indicano che brevi periodi di esercizio ad alta velocità possono fornire uno stimolo sufficiente a mantenere o aumentare la forza ossea.

In alcuni dei lavori analizzati sono bastati sprint relativamente brevi, compresi tra circa 50 e 82 metri, e in determinate condizioni anche un solo sprint alla settimana ha fornito uno stimolo misurabile per l'adattamento dello scheletro.

Al contrario, l'esercizio di resistenza svolto senza una componente di velocità non ha prodotto lo stesso tipo di risposta ossea negli studi considerati.

Questo non significa che il lavoro di resistenza sia inutile.

Significa che resistenza e stimolo meccanico ad alta intensità non sono equivalenti dal punto di vista dell'adattamento osseo.

È una distinzione importante soprattutto quando si parla di cavalli atletici.

Ma questo non significa che tutti i cavalli debbano fare sprint

Il dato sugli sprint deve essere interpretato nel contesto della ricerca.

Gli studi della review riguardano principalmente l'adattamento scheletrico e la prevenzione delle lesioni nei cavalli atletici. Non forniscono una prescrizione universale secondo cui ogni cavallo, indipendentemente da età, salute, condizione fisica e storia locomotoria, debba essere sottoposto a esercizio ad alta velocità.

Al contrario, proprio perché l'osso ha bisogno di tempo per adattarsi, l'incremento del carico deve essere adeguato alla condizione dell'animale.

Un cavallo non allenato, anziano, con una precedente lesione o con una patologia locomotoria non può essere trattato come un atleta in piena preparazione.

Il principio scientifico è quindi più generale: lo scheletro ha bisogno di stimoli meccanici adeguati e progressivi, non semplicemente di "più esercizio".

Anche il libero movimento ha dei limiti

Un'altra osservazione particolarmente interessante riguarda la possibilità di movimento volontario.

Potrebbe sembrare sufficiente mettere un cavallo a disposizione di un ampio spazio e lasciare che decida autonomamente quanto muoversi.

Ma la disponibilità di spazio non garantisce che il cavallo produca effettivamente gli stimoli locomotori necessari all'adattamento osseo.

Il comportamento individuale conta.

Un cavallo può muoversi molto, poco o quasi per nulla a seconda dell'ambiente, della motivazione, delle relazioni sociali, della disponibilità di risorse e delle proprie caratteristiche.

Per questo la gestione dello spazio deve essere considerata insieme al comportamento dell'animale.

Il semplice accesso al movimento non equivale automaticamente a un adeguato esercizio.

La nutrizione è importante, ma non basta

La salute dello scheletro dipende naturalmente anche dalla nutrizione.

Minerali, energia, proteine e altri nutrienti sono necessari per sostenere il metabolismo osseo. Anche il silicio è stato oggetto di numerose ricerche raccolte nella review.

Ma la revisione mette in evidenza un principio fondamentale: una dieta corretta non può compensare completamente l'assenza dello stimolo meccanico necessario all'adattamento dell'osso.

Inoltre, i risultati relativi alla supplementazione di silicio non autorizzano a considerare qualsiasi integratore a base di silicio come una soluzione preventiva.

Alcuni studi hanno mostrato possibili effetti sul metabolismo osseo, mentre altri non hanno evidenziato differenze significative. La review invita quindi a valutare con attenzione le affermazioni commerciali e a non trasferire automaticamente i risultati ottenuti con uno specifico prodotto, dose o popolazione ad altri integratori.

Anche i farmaci possono influenzare lo scheletro

La revisione prende in considerazione anche un altro elemento spesso meno discusso: alcuni farmaci possono avere conseguenze sul metabolismo osseo.

Questo non significa che i farmaci debbano essere evitati quando sono indicati.

Significa che la salute dello scheletro è il risultato di numerosi fattori che interagiscono tra loro: esercizio, alimentazione, gestione, crescita, età, metabolismo e trattamenti farmacologici.

Per questo la prevenzione delle lesioni scheletriche non può essere affidata a un unico intervento.

Una lezione che riguarda anche gli esseri umani

Il titolo della review parla esplicitamente di implicazioni anche per gli esseri umani.

Il motivo è semplice: alcuni dei principi biologici che regolano l'adattamento dello scheletro sono condivisi.

Sedentarietà, alimentazione inadeguata e alcuni effetti collaterali farmacologici possono influenzare la salute ossea anche nella nostra specie.

Il cavallo atletico diventa quindi, in alcuni ambiti, un interessante modello di studio per comprendere meglio il rapporto tra attività fisica, carico meccanico e salute dello scheletro.

La lezione più importante

La ricerca raccolta da Nielsen porta a una conclusione semplice, ma tutt'altro che banale:

per mantenere uno scheletro sano non basta far muovere un cavallo. Conta come si muove.

L'osso ha bisogno di carichi meccanici adeguati per adattarsi. Nei cavalli atletici, gli studi esaminati indicano che brevi stimoli ad alta intensità possono avere un'importanza particolare e che il solo esercizio di resistenza non produce necessariamente lo stesso adattamento.

Allo stesso tempo, nutrizione, gestione e possibilità di movimento devono essere considerate insieme.

E soprattutto, non esiste una ricetta identica per ogni cavallo.

L'obiettivo della gestione dovrebbe essere creare condizioni di movimento adeguate alla storia, all'età, alla salute e alle caratteristiche individuali del cavallo, evitando sia l'inattività prolungata sia incrementi di carico troppo rapidi.

La ricerca sulle ossa equine ci ricorda quindi qualcosa di fondamentale: lo scheletro non è un'impalcatura immobile da proteggere semplicemente dal movimento. È un tessuto vivo che si adatta alle esperienze meccaniche che riceve.

Riferimento scientifico

Nielsen B.D. (2023). A Review of Three Decades of Research Dedicated to Making Equine Bones Stronger: Implications for Horses and Humans. Animals, 13(5), 789.

DOI: 10.3390/ani13050789.

L'articolo è pubblicato in open access con licenza CC BY 4.0.

💳 Dona in sicurezza

  • Bonifico Bancario — IBAN: IT37C0760113200001000505063, BIC/SWIFT BPPIITRRXXX
  • Bollettino Postale — conto: 1000505063

🔗DONA ORA ONLINE

🧾 5×1000 a Horse Angels ODV

✍️ Codice 92169370928

Non ti costa nulla, basta la firma nella dichiarazione dei redditi.