Riconoscere il dolore in un cavallo non è sempre semplice.
Il cavallo non può comunicare verbalmente dove sente dolore, quanto è intenso o quale movimento lo provoca. La valutazione veterinaria deve quindi basarsi su una combinazione di segnali osservabili: comportamento, parametri fisiologici ed espressioni facciali.
Ma quanto sono affidabili gli strumenti che utilizziamo per interpretarli?
Una nuova revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026 su Applied Animal Behaviour Science ha cercato di rispondere proprio a questa domanda, confrontando le prestazioni delle principali scale utilizzate per valutare il dolore acuto nei cavalli. (ScienceDirect)
Gli autori hanno analizzato 25 studi, selezionati da 359 pubblicazioni inizialmente individuate attraverso PubMed, Web of Science e Scopus. L'analisi ha considerato diversi tipi di dolore, tra cui dolore da colica, dolore ortopedico e altre condizioni dolorose. (ScienceDirect)
Il risultato più interessante è forse questo: non tutti gli strumenti per valutare il dolore sono ugualmente affidabili.
Il dolore non si può misurare direttamente
La prima difficoltà è concettuale.
Il dolore è un'esperienza soggettiva. Negli animali non possiamo misurarlo direttamente, ma dobbiamo inferirne la presenza attraverso indicatori osservabili.
Questo significa che una scala del dolore non misura il dolore in sé.
Misura la presenza e l'intensità di determinati segnali che, sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, possono essere associati a uno stato doloroso.
È una distinzione importante perché impedisce di trasformare un comportamento in una diagnosi automatica.
Un cavallo immobile, per esempio, non è necessariamente un cavallo che prova dolore.
Allo stesso modo, un cavallo che si muove o reagisce a uno stimolo non è necessariamente privo di dolore.
La valutazione deve considerare il contesto e più indicatori contemporaneamente.
Cosa hanno analizzato i ricercatori?
Raspa e collaboratori hanno confrontato gli strumenti disponibili considerando cinque caratteristiche principali:
affidabilità tra osservatori;
affidabilità dello stesso osservatore nel tempo;
sensibilità;
specificità;
coerenza interna.
L'affidabilità tra osservatori indica quanto persone diverse arrivino a valutazioni simili osservando lo stesso cavallo.
La sensibilità indica quanto bene uno strumento riesca a identificare i casi dolorosi.
La specificità indica invece quanto bene riesca a distinguere gli animali doloranti da quelli non doloranti.
Sono parametri fondamentali per capire se una scala può essere realmente utile nella pratica clinica. (ScienceDirect)
Le scale numeriche sono più soggettive
Alcuni strumenti chiedono all'osservatore di attribuire al dolore un punteggio numerico.
Possono sembrare semplici e intuitivi: per esempio, assegnare un valore crescente in base a quanto si ritiene intenso il dolore.
Ma proprio questa semplicità può rappresentare un limite.
La meta-analisi ha rilevato una bassa affidabilità tra osservatori per le scale lineari, con un valore di 0,71 nell'analisi complessiva riportata dagli autori.
Il problema è la soggettività: persone diverse possono interpretare lo stesso comportamento in modo diverso e attribuire quindi punteggi differenti. (ScienceDirect)
Per questo gli autori concludono che le scale lineari presentano una riproducibilità insufficiente e non sono lo strumento preferibile per la valutazione clinica del dolore equino. (ScienceDirect)
Osservare soltanto il comportamento non basta sempre
Un altro gruppo di strumenti analizzato comprende le scale basate esclusivamente sul comportamento.
Sono strumenti molto interessanti perché il comportamento può fornire informazioni preziose sullo stato dell'animale.
Ma anche qui emergono dei limiti.
Le scale comportamentali hanno mostrato livelli di affidabilità variabili e, in particolare nel dolore ortopedico, una capacità diagnostica limitata.
Nel complesso, gli autori riportano una sensibilità moderata e una specificità relativamente bassa per le scale basate esclusivamente sul comportamento. (ScienceDirect)
Questo non significa che il comportamento non sia utile.
Significa che un singolo comportamento o una valutazione esclusivamente comportamentale possono non essere sufficienti per identificare con precisione il dolore.
La fisiologia aggiunge informazioni
La situazione cambia quando agli indicatori comportamentali vengono aggiunti parametri fisiologici.
La meta-analisi ha rilevato un'affidabilità tra osservatori molto elevata, pari a 0,98, per le scale che integravano parametri fisiologici nella valutazione del dolore da colica e ortopedico.
Per il dolore da colica, queste scale hanno raggiunto una sensibilità pari a 0,96. (ScienceDirect)
Il principio è semplice: invece di affidarsi a un solo tipo di informazione, si combinano segnali diversi.
Comportamento e parametri fisiologici possono quindi fornire informazioni complementari.
Naturalmente questo non significa che un determinato parametro fisiologico dimostri da solo la presenza di dolore.
Frequenza cardiaca, frequenza respiratoria o altri parametri possono essere influenzati da numerosi fattori, tra cui esercizio, paura, eccitazione e stress.
È proprio la combinazione degli indicatori, nel contesto appropriato, a rendere la valutazione più robusta.
E il volto del cavallo?
È probabilmente la parte più interessante della ricerca.
Negli ultimi anni l'osservazione delle espressioni facciali è diventata uno degli strumenti più studiati per riconoscere dolore e altri stati affettivi negli animali.
La meta-analisi del 2026 conferma che alcune caratteristiche delle espressioni facciali possono essere indicatori particolarmente affidabili.
Gli autori hanno riscontrato un'eccellente affidabilità tra osservatori per la valutazione delle espressioni facciali associate al dolore da colica, al dolore dopo castrazione e al dolore nella regione della testa.
I valori riportati sono rispettivamente 0,93, 0,92 e 0,92. (ScienceDirect)
Questo significa che osservatori diversi possono concordare con elevata precisione nell'identificazione di determinate configurazioni facciali associate a condizioni dolorose.
Non significa che "la faccia del cavallo dica tutto"
Anche qui serve cautela.
L'espressione facciale non è una specie di termometro del dolore.
Non esiste una singola espressione che permetta di affermare automaticamente che un cavallo prova dolore.
La ricerca utilizza invece specifiche Facial Action Units (FAUs), cioè movimenti o configurazioni di specifici gruppi muscolari del volto che possono essere codificati sistematicamente.
L'interesse verso questo metodo deriva proprio dalla possibilità di trasformare qualcosa che potrebbe sembrare soggettivo — "quel cavallo sembra stare male" — in una serie di caratteristiche osservabili e codificabili.
È un passaggio importante dal punto di vista scientifico.
Il "grimace" non è una diagnosi
Negli ultimi anni sono diventate conosciute anche le cosiddette grimace scales, basate sull'osservazione di caratteristiche facciali associate al dolore.
La nuova meta-analisi non dice che queste scale siano inutili.
Al contrario, rileva che specifiche componenti delle espressioni facciali possono presentare elevata sensibilità e un'eccellente concordanza tra osservatori.
Gli autori suggeriscono quindi che le valutazioni delle espressioni facciali rappresentino una prospettiva promettente, anche perché alcuni indicatori potrebbero essere utilizzabili da osservatori non specialisti adeguatamente formati. (ScienceDirect)
Ma "promettente" non significa "infallibile".
Anche l'osservazione del volto deve essere inserita in una valutazione complessiva dell'animale.
Perché il dolore ortopedico è particolarmente difficile?
Una delle osservazioni interessanti dello studio riguarda proprio il dolore ortopedico.
Le scale basate esclusivamente sul comportamento mostrano prestazioni meno convincenti in questo ambito.
Questo è comprensibile.
Un cavallo con dolore muscoloscheletrico può modificare postura, movimento, appoggio o attività, ma questi segnali possono essere sottili e possono confondersi con altre condizioni.
Inoltre, il dolore può variare durante il movimento e può essere influenzato dalla superficie, dalla velocità, dall'attività svolta e dalla presenza o meno di un carico.
Per questo motivo la valutazione del dolore ortopedico richiede particolare attenzione e non dovrebbe essere sostituita dall'osservazione di un singolo segnale.
Dolore e zoppia non sono la stessa cosa
Questa ricerca offre anche l'occasione per ricordare una distinzione importante.
La zoppia è un'alterazione osservabile del movimento.
Il dolore è un'esperienza.
Le due cose possono essere associate, ma non sono sinonimi.
Un cavallo può avere dolore senza mostrare una zoppia evidente.
E un'asimmetria del movimento non dimostra automaticamente quale sia la causa.
Per questo la valutazione clinica deve integrare anamnesi, esame fisico, osservazione del comportamento e del movimento e, quando necessario, ulteriori indagini diagnostiche.
Una scala migliore non sostituisce il veterinario
Il messaggio della ricerca non è che chiunque possa osservare un cavallo e diagnosticare il dolore attraverso una checklist.
La meta-analisi dimostra piuttosto che alcuni strumenti sono più affidabili di altri e che la combinazione di differenti categorie di indicatori può migliorare la valutazione.
Questo può aiutare il professionista a prendere decisioni più informate.
Può anche aiutare chi si occupa quotidianamente del cavallo a riconoscere segnali che meritano attenzione, senza trasformare l'osservazione in una diagnosi.
La differenza è fondamentale.
La direzione della ricerca: integrare più segnali
Il risultato complessivo dello studio può essere riassunto in una frase:
per valutare il dolore nel cavallo è meglio integrare più fonti di informazione piuttosto che affidarsi a un singolo punteggio o a un singolo comportamento.
Comportamento, parametri fisiologici ed espressioni facciali possono fornire informazioni complementari.
La combinazione dei parametri fisiologici con quelli comportamentali ha mostrato, in particolare, un netto miglioramento dell'affidabilità e della sensibilità in alcune condizioni dolorose. (ScienceDirect)
Le espressioni facciali, a loro volta, hanno mostrato livelli molto elevati di concordanza tra osservatori in diverse condizioni studiate. (Air Unipr)
Perché questa ricerca è importante anche fuori dalla clinica?
Riconoscere tempestivamente un possibile dolore è importante non soltanto durante una visita veterinaria.
Nella vita quotidiana, chi gestisce un cavallo può essere la prima persona a notare un cambiamento.
Riduzione dell'attività, modifiche dell'interazione con l'ambiente, alterazioni della postura, cambiamenti dell'espressione facciale o variazioni del comportamento possono essere segnali che meritano di essere approfonditi.
Ma proprio perché questi segnali non sono specifici in assoluto, la risposta corretta non è formulare una diagnosi autonoma.
È notare il cambiamento e chiedere una valutazione professionale quando necessario.
La lezione più importante
La ricerca sul dolore equino sta diventando progressivamente più sofisticata.
Non si tratta più soltanto di chiedere se un cavallo "sembra stare male".
La ricerca sta cercando di capire:
quali segnali sono più affidabili?
Quanto concordano osservatori diversi?
Quali strumenti identificano meglio gli animali doloranti?
Quali indicatori funzionano meglio per i diversi tipi di dolore?
La revisione di Raspa e collaboratori rappresenta un passo importante perché, per la prima volta, mette a confronto sistematicamente la performance delle diverse categorie di scale per il dolore acuto nel cavallo. (ScienceDirect)
La conclusione non è che esista una scala perfetta.
È quasi il contrario.
Gli strumenti hanno prestazioni diverse e devono essere scelti e interpretati in funzione del contesto.
Le scale puramente soggettive sono meno riproducibili; quelle basate esclusivamente sul comportamento hanno limiti diagnostici; l'integrazione di parametri fisiologici può migliorare sensibilità e affidabilità; le espressioni facciali rappresentano una delle prospettive più promettenti. (ScienceDirect)
E soprattutto, un segnale non è una diagnosi.
Imparare a osservare meglio il cavallo significa invece aumentare la possibilità di accorgersi che qualcosa è cambiato.
Poi, quando quel cambiamento lo richiede, sarà la valutazione veterinaria a stabilire che cosa sta realmente accadendo.
La ricerca
Raspa F., Muca E., Greppi M., Cavallini D., Odore R., Gnudi G., Cavallo A., Bertuglia A., Harris P., Valle E. (2026), Horse acute pain assessment scales and key parameters: A systematic review and meta-analysis, Applied Animal Behaviour Science, 300, 107006. DOI: 10.1016/j.applanim.2026.107006. (ScienceDirect)
La revisione ha incluso 25 studi e ha valutato affidabilità, sensibilità, specificità e altri parametri diagnostici delle scale per la valutazione del dolore acuto nei cavalli. (ScienceDirect)
