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Concorso equestre: ciò che vediamo e ciò che il cavallo ci racconta

Un concorso equestre è una situazione particolare per il binomio.

In pochi minuti vengono messi alla prova mesi, e talvolta anni, di preparazione. Precisione, tecnica, coordinazione, capacità di adattamento e gestione della pressione diventano visibili davanti a giudici e pubblico.

Ma ciò che vediamo durante una gara racconta davvero tutto quello che sta vivendo il cavallo?

La ricerca scientifica suggerisce che la risposta sia più complessa.

La prestazione sportiva è infatti soltanto una parte di ciò che può essere osservato. Durante una competizione il cavallo può manifestare anche risposte fisiologiche e comportamentali che non sono immediatamente visibili al pubblico e che possono fornire informazioni aggiuntive sul suo stato.

La gara è una situazione stressante?

La competizione rappresenta un'esperienza nuova o particolarmente intensa per molti cavalli: ambiente diverso, trasporto, presenza di altri cavalli, rumori, pubblico, attese, riscaldamento e prestazione vera e propria.

Una delle risposte fisiologiche che può essere studiata in queste condizioni è quella dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, attraverso la misurazione del cortisolo.

Il cortisolo non è però sinonimo di malessere.

È un ormone coinvolto nella risposta fisiologica allo stress e può aumentare anche in risposta a una situazione impegnativa ma non necessariamente negativa.

Per questo la sua interpretazione deve essere sempre contestualizzata.

Cavallo e cavaliere reagiscono alla competizione

Uno degli studi più interessanti è stato pubblicato da Peeters e colleghi nel 2013.

I ricercatori hanno studiato 23 cavalli e 20 cavalieri durante una competizione di salto ostacoli, raccogliendo campioni di saliva prima e dopo i percorsi per misurare il cortisolo.

Dopo la prova il cortisolo aumentava sia nei cavalli sia nei cavalieri, raggiungendo un picco circa 20 minuti dopo la competizione.

La risposta fisiologica, quindi, non riguardava soltanto il cavaliere.

Anche il cavallo reagiva all'esperienza competitiva.

Ma il dato più interessante riguardava il rapporto tra cortisolo e performance.

Nei cavalieri, un maggiore aumento del cortisolo era associato a un maggior numero di penalità.

Nei cavalli veniva osservata invece una relazione opposta: una maggiore risposta del cortisolo era associata a una migliore prestazione.

Questo risultato dimostra quanto sia difficile interpretare il cortisolo come un semplice indicatore di "stress negativo".

La stessa risposta fisiologica può avere relazioni differenti con la prestazione a seconda dell'individuo e del contesto.

Non esiste una sola risposta alla gara

Una ricerca successiva ha ampliato il quadro.

Munk e colleghi hanno studiato 126 cavalli impegnati in competizioni di dressage e salto ostacoli, confrontando le concentrazioni di cortisolo salivare in condizioni di riposo e durante eventi agonistici.

Anche questo studio ha evidenziato un aumento del cortisolo in relazione alla competizione.

Sono inoltre emerse differenze tra le discipline: durante le competizioni, i cavalli da dressage presentavano concentrazioni di cortisolo superiori rispetto ai cavalli impegnati nel salto ostacoli.

In uno degli eventi analizzati è stata inoltre osservata una relazione positiva tra cortisolo basale e punteggio.

Ancora una volta, quindi, il cortisolo non può essere interpretato semplicemente come un indice lineare di malessere.

La risposta fisiologica dipende dalla situazione, dall'individuo e dalle caratteristiche dell'attività.

Anche il livello della competizione può fare la differenza

Una ricerca più recente ha esaminato il comportamento dei cavalli durante competizioni di dressage a diversi livelli, dall'Elementary fino al Grand Prix.

Sono stati osservati comportamenti considerati potenzialmente indicativi di conflitto o stress, tra cui l'apertura della bocca, l'agitazione della coda e alcune modificazioni della posizione della testa e del collo.

Con l'aumentare del livello della competizione sono aumentati alcuni di questi comportamenti.

Il dato più interessante riguarda però la relazione tra ciò che mostrava il cavallo e ciò che vedevano i giudici.

Dai livelli Medium in poi, i punteggi assegnati dai giudici non riflettevano più necessariamente la quantità dei comportamenti di stress osservati.

Questo significa che la qualità apparente della prestazione non è necessariamente sufficiente per identificare tutte le risposte comportamentali del cavallo.

Un cavallo può eseguire correttamente un esercizio e contemporaneamente manifestare segnali che meritano attenzione.

Non significa che ogni comportamento di questo tipo equivalga automaticamente a sofferenza.

Significa che deve essere considerato nel contesto.

Il binomio che appare perfetto

È proprio qui che la metafora del concorso come "vetrina" deve essere utilizzata con cautela.

In gara osserviamo principalmente ciò che è stato progettato per essere osservato:

precisione, tecnica, regolarità, velocità, equilibrio, esecuzione degli esercizi e, in alcune discipline, qualità dei movimenti.

Ma il cavallo può fornire altre informazioni attraverso il comportamento.

Posizione delle orecchie, tensione muscolare, movimenti della coda, apertura della bocca, modificazioni della postura, resistenze alle richieste o altri cambiamenti comportamentali possono contribuire alla valutazione complessiva.

La difficoltà consiste nel fatto che nessun singolo segnale permette di stabilire automaticamente che il cavallo stia vivendo un'esperienza negativa.

Un'orecchia indietro non è una diagnosi.

Una coda agitata non è una diagnosi.

Un aumento del cortisolo non è una diagnosi.

È la combinazione di più indicatori, osservati nel loro contesto, a permettere una valutazione più accurata.

La presentazione estetica non è una misura del benessere

La cura del cavallo prima della gara è parte integrante della cultura equestre.

Manto pulito, criniera sistemata, coda curata, zoccoli preparati e finimenti in ordine contribuiscono all'immagine complessiva del binomio.

Ma un aspetto impeccabile non costituisce, di per sé, una prova di benessere.

Un cavallo può essere perfettamente toelettato e contemporaneamente presentare segnali comportamentali o fisiologici che meritano attenzione.

Allo stesso modo, un cavallo non perfettamente "presentato" non è necessariamente un cavallo che sta male.

L'estetica appartiene alla presentazione.

Il benessere richiede una valutazione molto più ampia.

La prestazione non coincide con il benessere

Questo è probabilmente il punto più importante.

Un cavallo che porta a termine correttamente una prova non sta necessariamente comunicando che l'esperienza è stata positiva sotto ogni punto di vista.

Ma neppure un cavallo che manifesta una risposta fisiologica allo stress sta necessariamente comunicando che la competizione è stata dannosa.

La risposta allo stress è parte della normale fisiologia.

Il problema nasce quando la risposta è associata ad altri indicatori di disagio, quando è particolarmente intensa o persistente, oppure quando il sistema di gestione non consente all'animale di recuperare e adattarsi adeguatamente.

Per questo la ricerca sul welfare del cavallo atleta sta andando verso una valutazione sempre più multidimensionale.

La ricerca guarda sempre più al cavallo atleta

Un consenso internazionale pubblicato nel 2023 ha coinvolto 104 esperti di sport equestri per identificare le principali aree di interesse per la salute e il benessere del cavallo atleta.

Sono state individuate cinque aree principali:

  • gestione dell'allenamento;

  • gestione della competizione;

  • gestione dei giovani cavalli;

  • salute e assistenza veterinaria;

  • relazione uomo-cavallo.

Gli esperti hanno inoltre evidenziato la necessità di aumentare la ricerca e di sviluppare linee guida fondate sulle evidenze scientifiche.

Questo è significativo perché il welfare del cavallo atleta non può essere valutato esclusivamente attraverso il risultato ottenuto in gara.

Cosa dovrebbe quindi mostrare una gara?

Una competizione può certamente mostrare il risultato di un lungo lavoro.

Ma dovrebbe permettere di osservare anche un cavallo capace di affrontare l'attività in condizioni compatibili con il proprio benessere.

La vera qualità di un binomio non dovrebbe essere misurata soltanto dalla precisione dell'esecuzione.

Dovrebbe comprendere anche la capacità di preparare il cavallo, riconoscere i suoi segnali, modulare le richieste, permettergli di recuperare e intervenire quando qualcosa indica che l'esperienza non sta procedendo correttamente.

La ricerca ci sta offrendo strumenti sempre più sofisticati per osservare ciò che non è immediatamente visibile.

Cortisolo, comportamento, fisiologia e osservazione sistematica possono aggiungere informazioni a ciò che vediamo in campo.

E questo cambia anche il significato della parola "performance".

Non basta chiedersi:

Quanto bene ha eseguito il cavallo?

Dovremmo chiederci anche:

Come ha affrontato quella prestazione?

E soprattutto:

Che cosa ci stava comunicando mentre la eseguiva?

Perché una gara può essere una vetrina della preparazione tecnica.

Ma il benessere del cavallo non dovrebbe mai essere soltanto parte della scenografia.

Gli studi

Peeters M., Closson C., Beckers J.-F., Vandenheede M. (2013). Rider and Horse Salivary Cortisol Levels During Competition and Impact on Performance. Journal of Equine Veterinary Science, 33(3), 155–160. DOI: 10.1016/j.jevs.2012.05.073.

Munk R., Jensen R.B., Palme R., Munksgaard L., Christensen J.W. (2017). Studio sulla risposta del cortisolo salivare dei cavalli durante competizioni di dressage e salto ostacoli.

International consensus on equestrian sport horse welfare (2023). Studio Delphi internazionale che ha coinvolto 104 esperti e individuato le principali aree prioritarie per salute e welfare del cavallo atleta.

Studio sui comportamenti di conflitto e stress nel dressage a diversi livelli agonistici (2026). Ricerca che ha analizzato la relazione tra comportamenti osservabili del cavallo e punteggi assegnati dai giudici durante competizioni di dressage.

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