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Donne nella professione veterinaria: discriminazione, violenza e disuguaglianze di genere

La medicina veterinaria è una professione sempre più femminile.

Ma diventare una professione a maggioranza femminile non significa automaticamente che le disuguaglianze di genere siano scomparse.

Al contrario, la ricerca degli ultimi anni mostra un quadro più complesso: le donne rappresentano una quota crescente della professione, ma continuano a essere esposte a differenze di carriera, retribuzione, accesso ai ruoli di responsabilità, discriminazione e, in alcuni contesti, a maggiori livelli di stress e burnout.

E quando si parla di violenza sul lavoro, è importante distinguere ciò che è documentato da ciò che viene semplicemente interpretato come violenza di genere.

Una professione sempre più femminile

La veterinaria è stata per lungo tempo una professione prevalentemente maschile.

La situazione è cambiata radicalmente.

Secondo la World Organisation for Animal Health (WOAH), oggi le donne rappresentano circa la metà dei professionisti veterinari a livello mondiale e quasi l'80% degli studenti di veterinaria. La stessa organizzazione sottolinea però che l'aumento numerico delle donne non significa automaticamente la scomparsa del divario di genere. (Woah)

Questo fenomeno viene spesso definito femminilizzazione della professione veterinaria.

Ma c'è una domanda importante:

che cosa succede quando una professione diventa prevalentemente femminile senza che tutte le sue strutture organizzative e culturali cambino alla stessa velocità?

Essere la maggioranza non significa avere lo stesso potere

Una revisione della letteratura sul burnout nella professione veterinaria ha evidenziato che, nonostante la crescente presenza femminile, persistono differenze di genere.

Le donne veterinarie risultano meno rappresentate nei ruoli di leadership e nella proprietà degli studi professionali e, in diversi studi, emergono differenze nella retribuzione e nella progressione accademica.

Nel settore della chirurgia veterinaria, per esempio, una delle ricerche citate nella revisione ha rilevato un reddito medio degli uomini superiore del 18% rispetto a quello delle donne.

La stessa revisione riporta inoltre elevate percentuali di discriminazione legata alla maternità e di percezione di disuguaglianza lavorativa tra le veterinarie madri. (PubMed Central (PMC))

Quindi il problema non è semplicemente:

“quante donne lavorano come veterinari?”

Ma anche:

“quale posizione occupano?”

La discriminazione può iniziare prima della professione

Non tutte le disuguaglianze iniziano una volta ottenuta la laurea.

Uno studio pubblicato nel 2022 su studenti di medicina veterinaria nel Regno Unito ha rilevato che il 34% dei partecipanti aveva sperimentato discriminazione di genere in un contesto veterinario.

La maggior parte delle esperienze riportate si era verificata durante tirocini o esperienze pratiche legate alla gestione degli animali.

Inoltre, le studentesse erano più propense a riferire che queste esperienze avevano influenzato le loro aspirazioni professionali. (British Veterinary Association)

È un dato interessante perché mostra un possibile meccanismo:

la discriminazione non deve necessariamente impedire a una persona di entrare in una professione per influenzarne comunque il percorso.

Può modificare le aspettative.

Può orientare le scelte.

Può spingere verso determinati settori e lontano da altri.

Può influenzare la percezione delle proprie possibilità di carriera.

La maternità è uno dei punti critici

La professione veterinaria presenta caratteristiche che possono rendere particolarmente complesso conciliare lavoro e vita familiare: orari irregolari, reperibilità, emergenze, lavoro fisicamente impegnativo e responsabilità elevate.

Una revisione qualitativa sulle disuguaglianze nel work-life balance delle professioni veterinarie e affini ha identificato proprio tra i temi ricorrenti gravidanza, allattamento, maternità, ritorno al lavoro e conflitto tra lavoro e famiglia.

La revisione conclude che donne, minoranze etniche, lavoratori più anziani e persone con problemi di salute possono essere maggiormente penalizzati dalle disuguaglianze nel rapporto tra lavoro e vita privata. (OUP Academic)

Questo non significa che la maternità renda incompatibile la professione veterinaria.

Significa che l'organizzazione del lavoro può creare costi differenti per persone che si trovano in condizioni differenti.

E in Italia?

Qui abbiamo un dato particolarmente interessante.

Uno studio pubblicato nel 2024 ha analizzato 704 veterinari italiani che lavoravano con animali da compagnia, animali da reddito o entrambi.

La ricerca ha valutato stress lavorativo, distress morale e burnout.

Più del 50% dei partecipanti presentava livelli medio-alti di burnout.

Ma è emersa anche una differenza di genere:

stress lavorativo, distress morale e burnout erano più elevati nelle donne. (MDPI)

Gli autori collegano il problema anche alla progressiva femminilizzazione della professione e sottolineano che la maggiore vulnerabilità delle veterinarie allo stress e al burnout merita particolare attenzione. (MDPI)

Questo è probabilmente uno dei dati più interessanti da inserire nell'articolo perché non stiamo parlando soltanto di studi statunitensi o britannici: abbiamo evidenze provenienti direttamente dalla veterinaria italiana.

Ma burnout e discriminazione non sono la stessa cosa

Qui serve una distinzione importante.

Se le veterinarie mostrano livelli maggiori di burnout, non significa automaticamente che la causa sia la discriminazione di genere.

Il burnout è un fenomeno multifattoriale.

Può essere influenzato da:

carico di lavoro, orari, responsabilità, conflitti etici, condizioni organizzative, rapporto con i clienti, esposizione alla sofferenza animale, risorse disponibili e caratteristiche individuali.

Una revisione sistematica del 2024 sui professionisti veterinari ha individuato 78 studi che misuravano indicatori di salute mentale e malessere psicologico, confermando quanto sia ampia la letteratura sullo stress occupazionale nella professione. (Wiley Online Library)

Quindi dobbiamo evitare un errore:

correlazione non significa automaticamente causalità.

Il fatto che donne e uomini presentino livelli differenti di burnout non dimostra da solo che la discriminazione sia la causa.

Ma quando le differenze di burnout si accompagnano a evidenze indipendenti di discriminazione, disparità di carriera e disuguaglianze organizzative, il genere diventa una variabile che merita di essere studiata.

E la violenza?

Qui il discorso diventa ancora più delicato.

Chi lavora in veterinaria può essere esposto ad aggressioni verbali, minacce e, in alcuni casi, violenza fisica.

Una ricerca recente sulle aggressioni da parte dei clienti ha rilevato conseguenze psicologiche significative, tra cui pensieri intrusivi, disturbi del sonno, ipervigilanza e ansia.

Più di un terzo delle persone partecipanti aveva considerato di lasciare la professione a causa degli abusi verbali.

Le veterinarie riportavano una maggiore frequenza di abusi verbali e una maggiore probabilità di minacce fisiche. (PubMed)

Questo è un dato importante.

Ma non significa che ogni aggressione contro una veterinaria sia automaticamente violenza di genere.

L'aggressione può avere molte cause: conflitti economici, insoddisfazione del cliente, aspettative irrealistiche, gestione dell'eutanasia, comunicazione, situazioni emotivamente intense o caratteristiche dell'ambiente di lavoro.

Per parlare propriamente di violenza di genere servono elementi che colleghino l'aggressione al genere della persona.

Quindi le veterinarie sono più esposte alla violenza?

Possiamo dire qualcosa di più prudente:

alcune ricerche indicano una maggiore esposizione delle veterinarie ad alcune forme di aggressione e minaccia, ma questo non significa che tutta la violenza subita dalle donne veterinarie sia violenza di genere.

È una distinzione importante anche per non indebolire l'argomento.

La violenza sul lavoro è un problema professionale.

Quando il genere modifica la probabilità, la forma o le conseguenze di quella violenza, diventa anche una questione di genere.

Esiste anche una componente culturale

La veterinaria è diventata più femminile molto rapidamente.

Ma le culture professionali possono cambiare più lentamente delle statistiche.

Una ricerca sociologica sulla professione veterinaria ha descritto proprio questa contraddizione: mentre la professione diventava sempre più femminile, continuavano a persistere norme culturali associate a una concezione tradizionalmente maschile della professione.

Le donne veterinarie potevano quindi trovarsi a dover negoziare la propria identità professionale all'interno di una cultura che continuava a valorizzare caratteristiche tradizionalmente associate alla mascolinità. (Sage Journals)

È un fenomeno che può essere difficile da vedere perché non necessariamente assume la forma di un divieto esplicito.

Può manifestarsi attraverso aspettative.

Battute.

Distribuzione delle mansioni.

Valutazioni differenti dello stesso comportamento.

Accesso ai ruoli decisionali.

Aspettative sulla maternità.

Credibilità professionale.

Una professione femminile può conservare strutture diseguali

Questa è forse la conclusione più interessante.

La domanda:

“Quante donne ci sono?”

è insufficiente.

Dobbiamo chiedere anche:

“Chi prende le decisioni?”

“Chi occupa i ruoli di maggiore responsabilità?”

“Chi guadagna di più?”

“Chi possiede le strutture professionali?”

“Chi interrompe o rallenta la carriera dopo la maternità?”

“Chi abbandona la professione?”

Sono queste domande che permettono di capire se la femminilizzazione di una professione corrisponde davvero a una maggiore uguaglianza.

E il benessere delle veterinarie riguarda anche gli animali

Per Horse Angels c'è un ulteriore motivo per occuparsi di questo tema.

La qualità dell'ambiente professionale veterinario non riguarda soltanto chi vi lavora.

Riguarda anche gli animali.

Una professione caratterizzata da stress cronico, burnout, sovraccarico e scarse risorse può avere conseguenze sulla qualità dell'assistenza.

Una revisione sugli infermieri veterinari, per esempio, individua tra i fattori organizzativi associati al burnout carichi di lavoro elevati, scarso controllo e autonomia, remunerazione insufficiente, trattamento iniquo, inciviltà tra colleghi e squilibrio tra lavoro e vita privata. Tra le fonti di stress viene inoltre indicata l'esposizione alla sofferenza e alla morte degli animali. (Tandfonline)

Il benessere di chi cura gli animali e il benessere degli animali non sono quindi necessariamente questioni separate.

Un sistema professionale sostenibile deve tutelare entrambi.

Non tutte le differenze sono discriminazione

È importante anche non trasformare ogni differenza statistica in una prova di discriminazione.

Se uomini e donne presentano risultati diversi in un'indagine, la ricerca deve chiedersi perché.

Possono intervenire:

scelte professionali differenti;

settori diversi;

orari;

anzianità;

maternità;

carichi familiari;

ruoli organizzativi;

retribuzione;

condizioni contrattuali;

esperienze di discriminazione;

caratteristiche individuali.

Per questo un buon articolo scientificamente fondato non dovrebbe dire:

“le donne stanno peggio perché sono discriminate.”

Dovrebbe dire:

“esistono differenze di genere documentate e, contemporaneamente, esistono evidenze di discriminazione e disuguaglianza; comprendere quanto queste dimensioni siano causalmente collegate richiede ulteriori studi.”

È una formulazione meno spettacolare.

Ma molto più difficile da contestare.

Una professione che cambia

La veterinaria sta cambiando.

La crescente presenza femminile ha trasformato profondamente la professione e continuerà probabilmente a farlo.

Ma il cambiamento numerico non è sufficiente.

La vera questione è se le strutture professionali saranno capaci di adattarsi a una forza lavoro più diversificata, garantendo:

pari opportunità, condizioni di lavoro sostenibili, protezione dalle molestie e dalle aggressioni, accesso equo alla carriera e alla leadership e strumenti adeguati per conciliare lavoro e vita personale.

Non è soltanto una questione di giustizia verso chi esercita la professione.

È anche una questione di qualità del sistema veterinario.

E quindi, indirettamente, di tutela degli animali.


In sintesi

La ricerca disponibile permette di affermare che:

  • la professione veterinaria è diventata fortemente femminilizzata;

  • le donne continuano a essere sottorappresentate in alcune posizioni di leadership e a sperimentare disparità di carriera e retribuzione; (PubMed Central (PMC))

  • la discriminazione di genere è stata documentata anche tra studenti di veterinaria; (British Veterinary Association)

  • in Italia, uno studio su 704 veterinari ha rilevato livelli più elevati di stress, distress morale e burnout nelle donne; (MDPI)

  • aggressioni e abusi da parte dei clienti rappresentano un problema professionale reale e alcune ricerche indicano una maggiore esposizione delle veterinarie ad alcune forme di aggressione; (PubMed)

  • non tutte le aggressioni contro le donne sono però automaticamente “violenza di genere”;

  • il burnout nella veterinaria è multifattoriale e non può essere attribuito semplicemente alla discriminazione. (Wiley Online Library)

La domanda, quindi, non è soltanto:

“La veterinaria è diventata una professione per donne?”

La domanda più interessante è:

“Una professione diventata prevalentemente femminile è riuscita davvero a diventare anche una professione equa?”

La ricerca suggerisce che la risposta, almeno per ora, è non ancora completamente.

Ricerche da leggere

Riguardo alla veterinaria italiana
Willing but Unable: Moral Distress and Burnout in Italian Veterinarians Working with Companion and Farm Animals, Animals, 2024. Studio su 704 veterinari italiani. (MDPI)

Disuguaglianze di genere nella professione
Veterinarian burnout demographics and organizational impacts: a narrative review, 2023. Revisione delle evidenze su differenze di genere, carriera, retribuzione, leadership e burnout. (PubMed Central (PMC))

Discriminazione già durante la formazione
Gender discrimination of veterinary students and its impact on career aspiration: A mixed methods approach, Veterinary Record Open, 2022. (British Veterinary Association)

Stress e salute mentale nella professione
Measuring mental ill-health in the veterinary industry: A systematic review, 2024. Revisione sistematica di 78 studi. (Wiley Online Library)

Violenza e aggressioni da parte dei clienti
Client-perpetrated aggression in veterinary practice: prevalence, psychological impact, and institutional response, 2026. (PubMed)

Donne e trasformazione della professione veterinaria
Gender Work in a Feminized Profession: The Case of Veterinary Medicine, Gender & Society. (Sage Journals)

WOAH – Gender and veterinary services, 2026
La World Organisation for Animal Health ha dedicato nel 2026 particolare attenzione alla crescente presenza femminile nei servizi veterinari e alla persistenza del gender gap. (Woah)

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