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I cavalli possono sviluppare un legame di attaccamento con le persone?

Il rapporto tra cavallo e persona può essere molto stretto. Ma possiamo definirlo, in senso scientifico, attaccamento?

La domanda è più complessa di quanto sembri.

Nel linguaggio quotidiano siamo abituati a parlare di “legame” quando un cavallo cerca la vicinanza di una persona, appare rilassato in sua presenza, la segue o mostra agitazione quando viene separato da essa.

In etologia, però, questi comportamenti non sono sufficienti da soli per dimostrare l'esistenza di un legame di attaccamento nel senso utilizzato dalla psicologia dello sviluppo.

La ricerca sull'attaccamento persona-cavallo è ancora relativamente giovane e i risultati disponibili non sono completamente concordanti.

Per questo, oggi, la risposta più corretta è:

esistono evidenze compatibili con alcuni criteri dell'attaccamento, ma non abbiamo ancora elementi sufficienti per affermare che il cavallo sviluppi con la persona un attaccamento identico a quello descritto nella relazione tra esseri umani o tra persona e cane.

Che cos'è l'attaccamento?

Il concetto di attaccamento deriva principalmente dal lavoro dello psicologo e psichiatra John Bowlby.

Nella teoria dell'attaccamento, una figura di attaccamento rappresenta una fonte di protezione e costituisce, in determinate condizioni, una base sicura dalla quale esplorare l'ambiente e alla quale fare ritorno quando aumenta la percezione di minaccia o stress.

Nella ricerca umana, l'attaccamento non viene definito semplicemente dalla simpatia o dalla familiarità.

È un sistema comportamentale complesso, nel quale assumono particolare importanza la ricerca di prossimità, la risposta alla separazione e il modo in cui la presenza della figura di riferimento modifica la risposta a una situazione potenzialmente minacciosa.

Trasferire direttamente questo modello dal bambino al cavallo sarebbe però scorretto.

Il primo problema da affrontare è quindi definire quali comportamenti del cavallo possano essere considerati realmente comparabili.

Familiarità non significa necessariamente attaccamento

Un cavallo può conoscere molto bene una persona senza aver sviluppato con quella persona un legame di attaccamento.

Può riconoscerne la voce, l'odore, il volto o il modo di muoversi.

Può imparare che quella persona porta il cibo, lo conduce al paddock o lo prepara per il lavoro.

Può preferire la sua presenza rispetto a quella di una persona sconosciuta.

Tutto questo dimostra riconoscimento, apprendimento e familiarità, ma non necessariamente attaccamento.

Per questo gli studi più rigorosi cercano di utilizzare più indicatori contemporaneamente.

La “base sicura”

Uno dei concetti più interessanti applicati alla relazione persona-cavallo è quello di secure base, o base sicura.

L'ipotesi è che una persona familiare possa funzionare come punto di riferimento durante una situazione stressante, permettendo al cavallo di esplorare l'ambiente o affrontare una minaccia con una risposta più contenuta.

È un'ipotesi particolarmente interessante perché può essere sottoposta a verifica sperimentale.

Non basta infatti che il cavallo sembri tranquillo vicino alla persona.

Bisogna verificare se la presenza di quella specifica persona modifica sistematicamente il comportamento o la risposta fisiologica del cavallo davanti a una situazione potenzialmente stressante.

Ed è proprio qui che la ricerca ha prodotto risultati non sempre concordanti.

I cavalli cercano la vicinanza delle persone?

Alcuni studi hanno osservato comportamenti compatibili con la ricerca di prossimità.

Questo è un elemento interessante, ma non conclusivo.

Un cavallo può avvicinarsi a una persona perché la considera una fonte di sicurezza, ma può farlo anche perché ha imparato che quella persona è associata a cibo, accesso all'ambiente, movimento o altre conseguenze positive.

Per distinguere le diverse spiegazioni servono quindi protocolli sperimentali più sofisticati.

E la separazione?

Anche il comportamento durante la separazione può fornire informazioni.

Se un cavallo manifesta una risposta particolarmente intensa quando viene separato da una determinata persona e cerca attivamente di ristabilire il contatto, il fenomeno può essere compatibile con un legame di attaccamento.

Ma anche in questo caso esistono spiegazioni alternative.

La risposta può essere collegata alla perdita di un compagno sociale, alla modifica della routine, all'isolamento o alla separazione da una risorsa importante.

Per questo l'ansia da separazione non equivale automaticamente ad attaccamento.

Cosa ha trovato la ricerca?

Una review di Arrazola e Merkies ha esaminato la letteratura disponibile sull'attaccamento tra persone e cavalli e ha evidenziato la presenza di risultati compatibili con alcuni dei comportamenti utilizzati per identificare l'attaccamento.

Tra questi rientrano ricerca di prossimità, risposta alla separazione e possibile funzione della persona come rifugio o base sicura.

Gli autori sottolineano però anche la necessità di ulteriori ricerche, perché il numero degli studi disponibili è limitato e i protocolli utilizzati non sono sempre direttamente comparabili.

Questa prudenza è importante.

Non siamo davanti a una domanda già risolta dalla scienza.

Il precedente studio sulla “base sicura”

Uno degli studi che ha contribuito al dibattito ha analizzato proprio l'influenza della presenza del proprietario sulla risposta del cavallo a una situazione potenzialmente stressante.

In quel lavoro, i cavalli sono stati sottoposti a test di manipolazione con il proprietario e con una persona sconosciuta.

Non sono state osservate differenze significative nelle risposte comportamentali e fisiologiche allo stress tra le due condizioni.

Il risultato non dimostra che i cavalli non possano avere un legame con le persone.

Dimostra qualcosa di molto più circoscritto:

in quelle condizioni sperimentali, la presenza del proprietario non ha prodotto una risposta diversa rispetto alla presenza di un conduttore sconosciuto.

È una distinzione fondamentale.

Un singolo esperimento non può risolvere una questione complessa come la natura del legame persona-cavallo.

Perché i risultati possono essere diversi?

Una delle difficoltà della ricerca è che la relazione con una persona non è una variabile semplice.

Ogni cavallo ha una storia individuale.

Può avere avuto uno o molti proprietari, esperienze positive o negative, periodi di isolamento, esperienze di addestramento differenti e modalità di gestione molto diverse.

Anche la persona cambia.

Non è la stessa cosa una persona che trascorre con il cavallo molte ore ogni giorno, una persona che lo vede soltanto durante il lavoro e una persona che si occupa principalmente dell'alimentazione.

E naturalmente conta anche come la persona interagisce con il cavallo.

La personalità del cavallo conta

La ricerca sul comportamento equino mostra inoltre l'importanza delle differenze individuali.

Cavalli diversi possono reagire in modo diverso alla stessa situazione.

Alcuni possono essere più esplorativi, altri più prudenti; alcuni possono cercare maggiormente il contatto sociale, altri possono mantenere una maggiore distanza.

Queste caratteristiche individuali possono influenzare i risultati dei test sull'attaccamento.

Per questo sarebbe rischioso interpretare un comportamento osservato in laboratorio come se avesse lo stesso significato in tutti i cavalli.

Anche l'ambiente può modificare la relazione

La gestione quotidiana è un'altra variabile fondamentale.

Un cavallo che vive in gruppo, dispone di movimento libero e mantiene numerose relazioni sociali con altri equidi ha opportunità relazionali differenti rispetto a un cavallo che trascorre gran parte della giornata isolato.

Questo non significa che il secondo sviluppi necessariamente un maggiore attaccamento verso la persona.

Al contrario, la possibilità di soddisfare i propri bisogni sociali con altri equidi può modificare il ruolo che la persona assume nella sua vita.

Per studiare seriamente l'attaccamento è quindi necessario considerare l'intero ambiente sociale del cavallo, non soltanto il rapporto con una singola persona.

Il cibo non è una prova di attaccamento

Anche questo è un punto sul quale è utile fare chiarezza.

Se un cavallo si avvicina alla persona che porta una ricompensa alimentare, non abbiamo automaticamente dimostrato l'esistenza di un attaccamento.

Abbiamo dimostrato che il comportamento della persona è associato a una conseguenza positiva.

Per distinguere apprendimento associativo e relazione sociale sono necessari test nei quali la ricompensa alimentare non rappresenti la spiegazione principale del comportamento.

E allora il cavallo si affeziona?

La parola “affezione” appartiene al linguaggio comune e può essere utile per descrivere una relazione, ma non è equivalente al concetto scientifico di attaccamento.

È perfettamente plausibile che un cavallo sviluppi preferenze individuali, familiarità, fiducia e relazioni sociali specifiche con determinate persone.

La domanda scientifica è se queste relazioni possano soddisfare tutti i criteri necessari per essere definite propriamente come attaccamento.

E la risposta, allo stato attuale delle conoscenze, deve rimanere prudente.

Non antropomorfizzare non significa negare la relazione

Questo punto è particolarmente importante.

Evitare l'antropomorfismo non significa sostenere che il cavallo sia incapace di avere relazioni individuali significative.

Significa non attribuire automaticamente a un comportamento equino lo stesso significato psicologico che avrebbe in una persona.

Il cavallo può preferire una determinata persona.

Può cercarne la vicinanza.

Può riconoscerla.

Può modificare il proprio comportamento in sua presenza.

Può sviluppare aspettative sulla sua presenza e sulle sue azioni.

Tutte queste sono possibilità scientificamente interessanti.

Il compito della ricerca è stabilire quali meccanismi comportamentali e cognitivi spieghino questi fenomeni.

Una relazione non deve essere chiamata “attaccamento” per essere importante

Forse è proprio questa la conclusione più utile.

Se un cavallo mostra fiducia nei confronti di una persona, cerca la sua presenza in determinate circostanze e comunica con essa in modo efficace, quella relazione può avere un enorme valore per il suo benessere anche senza essere classificata come “attaccamento sicuro” nel senso stretto della teoria di Bowlby.

Non abbiamo bisogno di trasformare ogni relazione positiva in una relazione di attaccamento per riconoscerne l'importanza.

Al contrario, definire con precisione i fenomeni permette di studiarli meglio.

Dove siamo oggi?

La ricerca sull'attaccamento persona-cavallo è ancora in una fase relativamente iniziale.

Esistono risultati compatibili con alcuni elementi della teoria dell'attaccamento, ma esistono anche studi nei quali la presenza della persona familiare non produce gli effetti attesi da una vera e propria “base sicura”.

Questo apparente contrasto non significa necessariamente che uno studio abbia ragione e l'altro torto.

Potrebbe indicare che stiamo cercando di descrivere con un unico concetto fenomeni relazionali diversi.

La ricerca futura dovrà quindi controllare meglio variabili come:

  • storia individuale del cavallo;
  • durata e qualità della relazione;
  • modalità di gestione;
  • esperienze precedenti;
  • personalità del cavallo;
  • presenza di altri equidi;
  • tipo di interazione con la persona;
  • familiarità e frequenza del contatto;
  • motivazioni del comportamento di prossimità;
  • risposta comportamentale e fisiologica alla separazione e alla minaccia.

Solo mettendo insieme questi elementi sarà possibile capire meglio che cosa rappresenti realmente una persona per un cavallo.

La domanda resta aperta

Oggi non abbiamo sufficienti prove per affermare con certezza che i cavalli sviluppino con le persone gli stessi stili di attaccamento descritti negli esseri umani.

Ma non abbiamo neppure basi sufficienti per concludere che le relazioni individuali tra cavalli e persone siano semplicemente il risultato di familiarità, condizionamento e accesso alle risorse.

La ricerca suggerisce che il rapporto può essere più complesso.

La strada più corretta non è quindi scegliere in anticipo una delle due risposte.

È continuare a studiare.

Perché una buona scienza non ha bisogno di confermare ciò che vorremmo fosse vero.

Ha bisogno di capire che cosa sta realmente accadendo nella relazione tra il cavallo e la persona.

Riferimenti scientifici

Arrazola A., Merkies K. (2020). Effect of Human Attachment Style on Horse Behavior and Physiology during Equine-Assisted Activities—A Pilot Study. Animals, 10(7), 1156. DOI: 10.3390/ani10071156.

Ijichi C., Griffin K., Squibb K., Favier R. (2018). Stranger danger? An investigation into the influence of human-horse bond on stress and behaviour. Applied Animal Behaviour Science, 206, 59–63.

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