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Un cavallo montato da molte persone risponde diversamente agli aiuti?

Nelle scuole di equitazione, nei maneggi e in alcune scuderie è normale che lo stesso cavallo venga montato o gestito da più persone.

Ma che cosa succede quando cambiano frequentemente le persone che lavorano con un cavallo?

Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Animals ha esaminato proprio questa domanda, utilizzando i dati dell’Equine Behavior Assessment and Research Questionnaire (E-BARQ), un questionario internazionale sviluppato per studiare le relazioni tra gestione, addestramento e comportamento degli equidi.

Lo studio ha analizzato i dati relativi a 1.819 cavalli e pony, raccolti attraverso 1.322 rispondenti provenienti da 32 Paesi. I risultati hanno evidenziato un'associazione significativa tra il numero di persone che montavano o gestivano abitualmente un cavallo e alcune delle sue risposte ai segnali utilizzati durante il lavoro.

La conclusione, però, va letta con attenzione: lo studio non dimostra che sia il maggior numero di cavalieri a causare un cambiamento comportamentale. Si tratta di una ricerca osservazionale basata su dati riferiti dai proprietari e caregiver. Gli stessi autori sottolineano la necessità di studi longitudinali per comprendere meglio il rapporto causa-effetto.

Che cosa hanno osservato i ricercatori

I ricercatori hanno costruito tre indici comportamentali relativi ad accelerazione, decelerazione e responsività a partire dalle risposte al questionario E-BARQ.

L'aumento del numero di persone che montavano o gestivano abitualmente il cavallo era significativamente associato a una maggiore difficoltà nell'accelerazione.

In altre parole, nei dati analizzati, i cavalli associati a un maggior numero di cavalieri risultavano mediamente più difficili da accelerare attraverso i segnali considerati nello studio, che comprendevano soprattutto gli aiuti con le gambe e la frusta.

Per la decelerazione, invece, l'associazione osservata andava nella direzione opposta: all'aumentare del numero di cavalieri o handler, i cavalli risultavano meno difficili da rallentare.

È quindi più corretto evitare la formula semplicistica secondo cui “più cavalieri rendono il cavallo insensibile”.

Il dato scientifico è più specifico: il numero di persone che interagiscono con il cavallo era associato a determinate differenze nella risposta ai segnali di accelerazione e decelerazione.

Perché potrebbe accadere?

Una possibile spiegazione riguarda la coerenza degli aiuti.

Ogni persona può utilizzare il proprio corpo in modo differente. Cambiano esperienza, equilibrio, postura, coordinazione, tempismo e modalità di applicazione delle richieste.

Anche quando l'obiettivo è lo stesso, il modo di chiedere un'accelerazione o una transizione può quindi variare sensibilmente.

Gli autori osservano che l'esposizione a più cavalieri potrebbe comportare una maggiore variabilità nell'applicazione dei segnali. Una risposta appresa può essere più difficile da mantenere quando le richieste ricevute non sono sempre uguali.

Ma questa non è l'unica spiegazione possibile.

Un cavallo utilizzato da molte persone potrebbe essere stato scelto proprio perché possiede caratteristiche che lo rendono adatto a ruoli diversi. Oppure potrebbero intervenire altri fattori legati alla gestione, all'addestramento, alla disciplina praticata o alle caratteristiche individuali del cavallo.

Lo studio stesso invita quindi a non trasformare l'associazione osservata in una relazione causale certa.

Il cavallo non è una macchina da “riprogrammare”

Questo tipo di ricerca è interessante anche perché porta l'attenzione su un errore frequente nell'interpretazione del comportamento.

Quando una risposta agli aiuti diventa meno immediata, la prima domanda non dovrebbe necessariamente essere:

“Come facciamo a ottenere una risposta più forte?”

Prima sarebbe opportuno chiedersi:

“Perché la risposta è cambiata?”

La differenza è importante.

Un cavallo che non accelera immediatamente potrebbe essere stato esposto a segnali incoerenti, ma potrebbe anche avere un problema fisico, dolore, un'attrezzatura non adeguata, un programma di lavoro non appropriato o semplicemente una storia di apprendimento differente.

Gli stessi autori ricordano infatti che comportamento e addestramento non possono essere separati da altri aspetti della gestione, compresi sella e imboccatura, alimentazione e possibili problemi muscoloscheletrici.

E i cavalieri principianti?

È interessante anche ciò che lo studio non consente di concludere.

Non possiamo dire che i cavalieri principianti “rovinino” la sensibilità del cavallo.

Il livello di esperienza dei partecipanti era infatti auto-riferito e gli stessi ricercatori evidenziano i limiti di questa misura: non esiste una definizione universale di “livello di abilità” e un determinato numero di anni di esperienza non indica necessariamente quanta formazione effettiva abbia ricevuto una persona.

Questo è un punto particolarmente importante.

Un principiante adeguatamente seguito da un istruttore può imparare progressivamente a utilizzare gli aiuti con maggiore precisione. Al contrario, anche una persona con molti anni di esperienza può utilizzare segnali poco chiari o incoerenti.

Per il benessere del cavallo conta quindi la qualità dell'interazione, non semplicemente il curriculum dichiarato di chi lo monta.

Il ruolo dell'istruttore

Nelle situazioni in cui un cavallo viene montato da più persone, la coerenza del lavoro assume quindi particolare importanza.

Non significa che ogni cavallo debba avere necessariamente un solo cavaliere.

Significa piuttosto che chi lo monta dovrebbe conoscere le modalità di lavoro adottate e utilizzare segnali il più possibile coerenti con quelli già appresi.

In una scuola di equitazione questo implica anche un lavoro importante da parte dell'istruttore: non soltanto insegnare alla persona a “far partire” o “fermare” il cavallo, ma insegnarle come formulare richieste comprensibili, progressive e compatibili con le caratteristiche individuali dell'equide.

Quando aumentare la pressione non è la soluzione

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la risposta a una prestazione apparentemente insufficiente.

Se un cavallo accelera con difficoltà, aumentare automaticamente l'intensità dell'aiuto può diventare una risposta poco riflessiva.

Gambe più forti, ripetizione continua del segnale, frusta o strumenti più severi non spiegano perché la risposta sia cambiata.

Prima occorre valutare la situazione nel suo complesso.

Il comportamento può essere influenzato da apprendimento, contesto, gestione, esperienza del cavaliere, condizioni fisiche e attrezzatura. Attribuire immediatamente il problema a una presunta “testardaggine” del cavallo rischia di far perdere di vista proprio queste variabili.

Una ricerca del 2021 che resta interessante anche oggi

Lo studio di McKenzie e colleghi è stato pubblicato nel 2021, quindi non è una ricerca recente. Ma il tema resta attuale perché riguarda un aspetto quotidiano della gestione degli equidi: la relazione tra il modo in cui le persone interagiscono con un cavallo e le risposte comportamentali che osserviamo.

L'E-BARQ, inoltre, è stato sviluppato proprio per raccogliere dati standardizzati su comportamento, gestione e addestramento degli equidi e può essere utilizzato anche per seguire nel tempo eventuali cambiamenti. La sua validazione ha mostrato una buona affidabilità come strumento di valutazione comportamentale.

La ricerca sui rapporti tra comportamento equino e variabili umane continua quindi a essere un campo importante per l'equitazione basata sulle evidenze.

La domanda da porsi prima di correggere il cavallo

Quando una risposta agli aiuti cambia, la domanda più utile potrebbe non essere:

“Come posso ottenere una risposta più forte?”

Ma:

“Che cosa sta determinando questa risposta?”

È una differenza apparentemente piccola, ma sostanziale.

Significa considerare il cavallo come un individuo inserito in un sistema di interazioni, nel quale addestramento, gestione, attrezzatura, ambiente, condizioni fisiche e comportamento delle persone possono concorrere a determinare ciò che osserviamo.

Per Horse Angels ODV, parlare di benessere significa anche promuovere questo tipo di approccio: prima comprendere il comportamento, poi intervenire.

Non ogni risposta lenta è un problema di obbedienza. E non ogni problema di risposta si risolve aumentando la pressione.

La ricerca

McKenzie J., Fenner K., Hyde M., Anzulewicz A., Burattini B., Romness N., Wilson B., McGreevy P.
Equine Responses to Acceleration and Deceleration Cues May Reflect Their Exposure to Multiple Riders.
Animals, 2021, 11(1), 66.
DOI: 10.3390/ani11010066.

Lo studio ha analizzato i dati di 1.819 equidi raccolti attraverso E-BARQ. I risultati mostrano associazioni statisticamente significative tra il numero di persone che montavano o gestivano abitualmente il cavallo e due degli indici comportamentali considerati. Gli autori sottolineano tuttavia che saranno necessari studi longitudinali per stabilire meglio la direzione e le cause di queste associazioni.

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