Mortalità dei cavalli da corsa nel giorno della gara: cosa ci dicono undici stagioni di dati dalla Nuova Zelanda?
Quanti cavalli muoiono in relazione alle corse?
La domanda sembra semplice, ma ottenere una risposta affidabile è molto più difficile di quanto possa sembrare.
Un cavallo può infatti morire durante una gara, essere sottoposto a eutanasia subito dopo una lesione grave oppure tornare in scuderia apparentemente in condizioni gestibili e ricevere una diagnosi più precisa soltanto nelle ore o nei giorni successivi.
Se questi eventi non vengono registrati nello stesso modo, il numero ufficiale dei decessi può quindi non rappresentare completamente la mortalità associata alle corse.
Uno studio di Kylie Legg, pubblicato sulla rivista Animals, ha analizzato questo problema attraverso i dati relativi alle corse di purosangue in Nuova Zelanda nell'arco di undici stagioni, dal 2011/12 al 2021/22.
La ricerca ha esaminato in particolare gli eventi mortali verificatisi in relazione al giorno della gara e i principali fattori associati a questi eventi.
Perché la segnalazione è così importante?
Un sistema di sorveglianza epidemiologica può essere efficace soltanto se gli eventi vengono registrati in maniera sufficientemente completa e uniforme.
Questo è particolarmente importante nel caso delle fratture.
Una frattura grave può essere immediatamente evidente durante o dopo la gara.
Altre fratture, invece, possono manifestarsi inizialmente come una zoppia. Il cavallo può essere riportato a casa e sottoposto a ulteriori accertamenti veterinari soltanto successivamente.
Le radiografie possono allora confermare una frattura che non era stata diagnosticata nel momento della gara.
Prima del 2017, in Nuova Zelanda gli eventi che portavano alla morte o all'eutanasia del cavallo dopo il giorno della gara non erano necessariamente inclusi nella segnalazione ufficiale degli incidenti avvenuti durante la competizione.
Dal 2017 è stata introdotta una regola che richiede la segnalazione dei cavalli morti o sottoposti a eutanasia entro 72 ore dalla corsa.
Questa modifica ha ampliato la finestra di sorveglianza e ha permesso di ottenere un quadro più completo degli eventi associati alla gara.
Le fratture sono il problema principale
La maggior parte delle fratture fatali osservate nello studio riguardava gli arti distali.
Si tratta di un dato particolarmente rilevante perché le lesioni muscoloscheletriche rappresentano uno dei principali problemi associati all'attività agonistica dei cavalli da corsa.
In determinate condizioni una frattura può essere così grave da rendere l'eutanasia l'opzione veterinaria più appropriata per evitare sofferenze non trattabili.
Lo studio ha inoltre rilevato che i cavalli maschi e l'aumento della distanza della gara erano associati a una maggiore incidenza di fratture che conducevano all'eutanasia.
Questi fattori non devono essere interpretati come cause isolate.
Un'associazione statistica identifica un possibile fattore di rischio, ma non dimostra che quel singolo elemento sia responsabile dell'evento.
I cavalli più anziani e l'insufficienza cardiaca
Un'altra associazione emersa dalla ricerca riguarda l'età.
I cavalli più anziani presentavano una maggiore probabilità di sviluppare insufficienza cardiaca come causa di morte associata all'attività agonistica.
Questo risultato è coerente con l'importanza dell'età nella valutazione del rischio cardiovascolare, ma deve essere interpretato all'interno della popolazione studiata.
Non significa che un cavallo anziano non possa essere sottoposto ad attività fisica.
Significa che l'età è uno dei fattori che devono essere considerati nella valutazione individuale del rischio.
La distanza della gara conta
Lo studio ha inoltre evidenziato una relazione tra aumento della distanza di gara e maggiore incidenza di fratture fatali che richiedevano l'eutanasia.
Anche in questo caso è importante evitare una lettura semplicistica.
La distanza non è necessariamente un fattore indipendente: può essere collegata a età, preparazione, livello competitivo, caratteristiche della gara e altri elementi della gestione e dell'allenamento.
Il dato è comunque utile perché individua una variabile che può essere utilizzata negli studi epidemiologici successivi.
Il dato più interessante: le fratture "invisibili"
Uno degli aspetti più importanti della ricerca riguarda le fratture che non vengono immediatamente diagnosticate.
Alcune lesioni possono non essere evidenti durante la gara.
Il cavallo può presentare una zoppia relativamente modesta e venire esaminato dal veterinario successivamente, quando la sintomatologia peggiora.
Questo crea un problema per la raccolta dei dati.
Se il sistema di segnalazione considera esclusivamente ciò che accade nell'ippodromo durante il giorno della gara, una parte degli eventi potrebbe essere esclusa dalle statistiche.
L'introduzione della finestra di 72 ore ha cercato proprio di ridurre questo problema.
Ma il numero dei decessi è aumentato?
Qui emerge un risultato particolarmente interessante.
L'ampliamento della finestra di segnalazione avrebbe potuto determinare un aumento del numero di decessi registrati.
Invece, secondo l'analisi dello studio, il tasso di incidenza delle fratture fatali che richiedevano l'eutanasia è rimasto sostanzialmente stabile nelle undici stagioni analizzate.
Il mancato aumento dopo l'introduzione della nuova regola può suggerire che la maggior parte degli eventi più gravi venisse comunque identificata già durante il giorno della gara.
Le fratture diagnosticate successivamente potrebbero essere state, in media, meno gravi e quindi più frequentemente trattate con tentativi di recupero e riabilitazione.
Questa è però un'interpretazione epidemiologica e non significa che tutte le fratture diagnosticate successivamente siano meno gravi.
La mortalità neozelandese è confrontabile con quella di altri Paesi
Il livello di mortalità associato alle corse osservato in Nuova Zelanda è risultato comparabile con quello riportato in altri importanti Paesi dove si svolgono corse di purosangue, tra cui Regno Unito e Australia.
Questo dato permette di inserire la Nuova Zelanda nel quadro internazionale della sicurezza delle corse.
Ma anche qui occorre cautela.
I confronti internazionali sono affidabili soltanto quando le definizioni di morte, eutanasia, incidente di gara e finestra temporale di segnalazione sono sufficientemente comparabili.
Una statistica apparentemente più bassa può infatti riflettere semplicemente un sistema di registrazione meno completo.
Quando migliorano i dati, migliora anche la prevenzione
Questo è probabilmente il messaggio più importante dello studio.
La sorveglianza degli eventi mortali non dovrebbe essere considerata soltanto una forma di rendicontazione.
È uno strumento di prevenzione.
Se sappiamo quando, dove, come e in quali condizioni si verificano gli eventi mortali, possiamo cercare fattori di rischio modificabili.
E se identifichiamo un fattore di rischio, possiamo modificare regolamenti, piste, programmi di allenamento, protocolli veterinari o criteri di partecipazione.
Successivamente possiamo verificare se la modifica ha effettivamente ridotto gli eventi.
Si crea così un ciclo:
registrazione → analisi → identificazione del rischio → intervento → nuova misurazione.
È questo il valore della sorveglianza epidemiologica.
Non basta sapere quanti cavalli muoiono
Un numero assoluto di decessi dice poco se non sappiamo quanti cavalli hanno partecipato alle gare, quante corse sono state disputate e quali erano le caratteristiche degli animali coinvolti.
Per questo lo studio utilizza dati normalizzati e analizza i fattori associati ai diversi tipi di evento.
L'obiettivo non è soltanto stabilire quanti cavalli sono morti.
È capire quali caratteristiche aumentano la probabilità che un determinato tipo di evento si verifichi.
È una differenza fondamentale.
Dalla statistica alla modifica delle regole
Gli autori sottolineano proprio questa possibilità.
Una raccolta dati più completa consente di individuare con maggiore precisione i fattori di rischio associati agli eventi mortali.
Queste informazioni possono poi essere utilizzate per introdurre modifiche regolamentari basate sulle evidenze e per verificarne successivamente l'efficacia.
In altre parole, una nuova regola dovrebbe poter essere sottoposta alla stessa domanda di qualsiasi intervento sanitario:
ha funzionato?
Se dopo l'introduzione di una modifica il rischio diminuisce, abbiamo un'indicazione che l'intervento può essere efficace.
Se non cambia, occorre capire perché.
Se aumenta, bisogna interrogarsi sulle conseguenze inattese.
La trasparenza è parte della tutela
Lo studio mostra quindi che la trasparenza nella registrazione degli eventi non è un dettaglio amministrativo.
È una componente del sistema di tutela.
Senza dati completi è difficile capire quali siano i rischi reali.
E senza conoscere i rischi è difficile stabilire quali modifiche possano ridurli.
Per questo la raccolta sistematica degli incidenti, delle lesioni e dei decessi dovrebbe essere considerata una componente fondamentale della gestione responsabile dell'attività agonistica.
Una ricerca che guarda anche al futuro
Lo studio di Legg non propone una semplice fotografia della mortalità nelle corse neozelandesi.
Mostra come la qualità del sistema di sorveglianza possa migliorare nel tempo e come una modifica apparentemente burocratica — estendere a 72 ore il periodo entro il quale segnalare morte o eutanasia — possa avere un'importanza scientifica concreta.
Più dati significa infatti una maggiore possibilità di riconoscere i fattori di rischio.
E riconoscere i fattori di rischio significa avere la possibilità di intervenire prima che l'evento si ripeta.
La ricerca sulla mortalità dei cavalli da corsa dovrebbe quindi avere un obiettivo che va oltre la semplice conta degli incidenti.
Il dato più utile non è soltanto sapere quanti cavalli sono morti. È capire perché sono morti e se qualcosa può essere cambiato per evitare che accada di nuovo.
Lo studio
Legg K. et al. The Reporting of Racehorse Fatalities in New Zealand Thoroughbred Flat Racing During the 2011/12–2021/22 Racing Seasons. Animals.
Cosa è cambiato dal 2017?
Nel 2017 la Nuova Zelanda ha modificato il sistema di segnalazione degli eventi mortali associati alle corse di purosangue.
Prima della modifica, un cavallo che moriva o veniva sottoposto a eutanasia dopo il giorno della gara poteva non essere incluso nella segnalazione ufficiale dell'incidente di gara.
La nuova regola ha esteso la finestra di segnalazione a 72 ore dalla corsa, includendo quindi anche gli animali che manifestano successivamente una lesione inizialmente non diagnosticata.
La modifica è particolarmente importante per le fratture: alcune possono non essere immediatamente evidenti e manifestarsi inizialmente soltanto attraverso una zoppia, con diagnosi veterinaria e radiografica nelle ore o nei giorni successivi.
L'ampliamento della finestra di osservazione avrebbe potuto produrre un aumento dei decessi registrati. Questo aumento, tuttavia, non è stato osservato nel tasso di fratture fatali durante il periodo analizzato.
Il dato suggerisce che molti degli eventi più gravi venissero già identificati il giorno della gara, mentre le fratture diagnosticate successivamente potrebbero essere state meno gravi e più frequentemente trattabili.
La lezione è più ampia del caso neozelandese: senza un sistema di segnalazione completo, le statistiche sulla sicurezza delle corse possono sottostimare il problema.
Registrare anche ciò che accade nelle ore successive alla gara permette di costruire dati più affidabili, individuare i fattori di rischio e verificare nel tempo se le modifiche alle regole e alle pratiche di gestione producano realmente una riduzione degli incidenti.
