L’ippica è uno degli sport professionistici nei quali uomini e donne possono competere direttamente nelle stesse gare.
Non esistono quindi, almeno sul piano formale, competizioni separate paragonabili a quelle previste in molti altri sport.
Questo rende l'ippica un interessante campo di ricerca per studiare il rapporto tra genere, prestazione, accesso alle opportunità e discriminazione.
La domanda non è soltanto se uomini e donne possano competere insieme.
È anche capire se, a parità di prestazione, ricevano le stesse opportunità di partecipare, ottenere ingaggi, montare cavalli competitivi e costruire una carriera professionale.
La ricerca scientifica disponibile suggerisce che la risposta non è sempre positiva.
Le donne sono meno numerose tra i fantini professionisti
Il primo dato è la forte differenza nella rappresentanza.
Le donne sono presenti nell'ippica professionale, ma rimangono una minoranza tra i fantini professionisti nei principali circuiti analizzati dagli studi.
Una ricerca pubblicata nel 2022 su PLOS ONE, basata su dati di Australia e Regno Unito, ha rilevato una presenza molto maggiore di fantini professionisti uomini rispetto alle donne. Lo studio ha analizzato anche migliaia di sessioni di allenamento e oltre 52.000 risultati di corse.
Il dato interessante è che la minore rappresentanza femminile non sembra poter essere spiegata semplicemente da una minore capacità atletica.
Il sesso del fantino modifica la prestazione del cavallo?
Questa è una delle domande più interessanti affrontate dalla ricerca.
Lo studio pubblicato nel 2022 su PLOS ONE ha analizzato 530 Purosangue, 3.568 sessioni di allenamento e 103 persone alla guida, tra cui uomini e donne.
I ricercatori non hanno rilevato differenze significative nella velocità del cavallo o nella lunghezza della falcata attribuibili al sesso della persona che lo montava durante le diverse intensità di allenamento.
L'analisi di oltre 52.000 risultati di corse ha inoltre evidenziato una probabilità simile di ottenere un piazzamento tra i primi tre per fantini uomini e donne.
Nel complesso, gli autori concludono che i dati non mostrano un effetto evidente del sesso del fantino sulla fisiologia del cavallo o sulla prestazione agonistica.
Questo risultato è importante perché mette in discussione l'idea che la presenza femminile costituisca di per sé uno svantaggio competitivo.
Prestazione e opportunità non sono la stessa cosa
Una delle questioni centrali emerse dalla ricerca è proprio questa.
Anche se la prestazione può essere comparabile, le opportunità ricevute possono non esserlo.
Uno studio pubblicato nel 2021 sul Journal of Sports Economics ha analizzato il rendimento e l'accesso alle monte nelle corse di Purosangue negli Stati Uniti.
Dopo aver considerato diversi fattori osservabili, le fantine non mostravano una probabilità significativamente diversa dagli uomini di concludere una corsa tra i primi tre.
Tuttavia ricevevano comunque meno monte.
Questo introduce una distinzione fondamentale:
avere la stessa possibilità di ottenere un buon risultato quando si partecipa non significa necessariamente avere la stessa possibilità di partecipare.
L'accesso alle monte
Per un fantino, il numero e la qualità delle monte sono fondamentali per costruire una carriera.
Un cavallo competitivo aumenta le possibilità di ottenere buoni risultati.
I buoni risultati aumentano la visibilità.
La visibilità facilita l'accesso a nuove monte.
Si crea quindi un meccanismo nel quale le opportunità iniziali possono influenzare fortemente la carriera successiva.
Se un gruppo riceve sistematicamente meno opportunità, anche una prestazione individuale comparabile può non essere sufficiente a compensare lo svantaggio.
La ricerca sulle corse statunitensi ha individuato proprio una minore frequenza di monte per le fantine anche dopo aver considerato caratteristiche osservabili rilevanti.
Il mercato delle scommesse sottovaluta le fantine?
Un'altra linea di ricerca ha analizzato il comportamento del pubblico attraverso le quote delle scommesse.
Uno studio del 2015 ha utilizzato oltre dieci anni di dati sulle corse nel Regno Unito e in Irlanda.
Gli autori hanno confrontato le prestazioni effettive delle fantine con le aspettative riflesse dalle quote.
Il risultato è particolarmente interessante: le donne risultavano leggermente sottovalutate dal mercato, vincendo circa lo 0,3% in più delle corse rispetto a quanto previsto dalle quote.
La sottovalutazione risultava maggiore nelle corse a ostacoli, dove la partecipazione femminile era più bassa.
Non significa che il pubblico scommetta sempre contro le donne.
Significa che, analizzando statisticamente le aspettative incorporate nelle quote, emergono segnali compatibili con una sottovalutazione della loro capacità competitiva.
La ricerca più recente
Una ricerca pubblicata nel 2022 ha analizzato vent'anni di dati sulle corse a ostacoli britanniche.
Anche in questo caso il mercato delle scommesse tendeva a sottovalutare le possibilità di vittoria delle fantine.
Gli autori hanno inoltre osservato che questa sottovalutazione non sembrava diminuire nel tempo, nonostante l'aumento della partecipazione e il miglioramento delle prestazioni delle fantine.
Il risultato è particolarmente interessante perché mostra come gli stereotipi possano persistere anche quando i dati sulle prestazioni cambiano.
Una ricerca del 2025: chi riceve davvero le opportunità?
Uno degli studi più recenti sul tema è stato pubblicato nel 2025 sul Journal of the Royal Statistical Society Series A.
I ricercatori hanno sfruttato una caratteristica particolare dell'ippica: le corse generano un numero elevatissimo di osservazioni sulla prestazione dei singoli fantini.
Questo permette di confrontare la produttività osservabile con le opportunità ricevute.
Il modello utilizzato dagli autori ha individuato una maggiore probabilità che le donne risultassero sottoutilizzate, rispetto agli uomini, in un settore nel quale le prestazioni sono relativamente facili da misurare.
È un risultato particolarmente importante perché sposta la discussione dalla semplice domanda:
“Le donne sono brave quanto gli uomini?”
a una domanda molto più interessante:
“A parità di capacità osservabile, ricevono le stesse opportunità?”
Il problema degli stereotipi
La discriminazione non deve necessariamente assumere la forma di una regola esplicita.
Può manifestarsi anche attraverso aspettative, abitudini e valutazioni differenti.
Uno studio sociologico sul galoppo britannico ha rilevato la persistenza di modelli culturali e stereotipi di genere all'interno del settore.
La ricerca evidenzia, tra gli altri aspetti, come alle donne possano essere attribuite caratteristiche considerate tradizionalmente “femminili”, mentre ruoli associati all'autorità, alla leadership e all'ambizione sportiva rimangono più facilmente collegati agli uomini.
Questi meccanismi possono influenzare il modo in cui vengono valutate le competenze e le prospettive di carriera.
La presenza femminile non è un problema di capacità fisica del cavallo
Un elemento particolarmente interessante è che la ricerca sulla prestazione del cavallo non conferma l'idea di una penalizzazione evidente legata al sesso della persona che monta.
Lo studio del 2022 ha analizzato frequenza cardiaca, recupero cardiaco, velocità, lunghezza e frequenza della falcata in cavalli allenati da uomini e donne.
Non sono emerse differenze significative nella maggior parte dei parametri fisiologici e biomeccanici esaminati.
Questo suggerisce che la questione della presenza femminile nell'ippica debba essere studiata soprattutto sul piano delle opportunità professionali e delle dinamiche sociali, piuttosto che attribuita automaticamente a una presunta inferiorità nella capacità di guidare un cavallo da corsa.
Non tutti i dati sono uguali
La ricerca sul gender gap nell'ippica presenta comunque alcuni limiti.
Gli studi provengono da Paesi differenti.
Le discipline non sono sempre le stesse.
Alcune ricerche riguardano il galoppo, altre il salto, altre ancora specifici circuiti nazionali.
Anche il sistema professionale e le modalità di assegnazione delle monte possono cambiare da un Paese all'altro.
Per questo non è corretto trasferire automaticamente i risultati ottenuti nel Regno Unito, in Irlanda, negli Stati Uniti o in Australia alla situazione italiana.
I dati disponibili sono però sufficienti per individuare alcune questioni ricorrenti che meritano ulteriori approfondimenti.
E in Italia?
La ricerca internazionale offre indicazioni importanti, ma non sostituisce un'analisi specifica dell'ippica italiana.
Per capire realmente la situazione italiana sarebbe utile disporre di dati strutturati su:
- numero di fantine e fantini;
- numero di monte;
- qualità delle monte;
- vittorie;
- piazzamenti;
- premi;
- accesso alle corse di maggiore livello;
- carriera nel tempo;
- allenatrici e allenatori;
- proprietarie e proprietari;
- ruoli dirigenziali;
- abbandono della professione.
Senza questi dati non è corretto affermare automaticamente che ogni differenza osservata in Italia sia dovuta a discriminazione.
Ma proprio l'assenza di dati sufficientemente dettagliati rappresenta un motivo per continuare a studiare il fenomeno.
Un settore nel quale uomini e donne competono insieme
L'ippica presenta una caratteristica quasi unica nel panorama dello sport professionistico.
Uomini e donne possono competere direttamente nella stessa gara, con lo stesso regolamento e sullo stesso cavallo.
Questo la rende un laboratorio particolarmente interessante per lo studio delle differenze di genere.
Se la prestazione del cavallo non dipende in modo sostanziale dal sesso del fantino e le capacità agonistiche possono essere comparabili, eventuali differenze nella partecipazione e nella progressione professionale meritano di essere analizzate separatamente.
Dalla parità formale alla parità effettiva
Avere un regolamento che consente a uomini e donne di competere insieme rappresenta una condizione necessaria.
Non è però sufficiente per dimostrare l'esistenza di una completa parità di opportunità.
La parità effettiva richiede di osservare anche ciò che accade prima della partenza:
chi riceve le opportunità, quali cavalli vengono affidati, quali gare vengono assegnate, quale visibilità viene ottenuta e come si sviluppano le carriere.
È proprio su questo terreno che la ricerca scientifica sta producendo i risultati più interessanti.
Il ruolo della maternità
Una delle questioni emergenti riguarda anche la conciliazione tra carriera professionale e maternità.
Uno studio pubblicato nel 2025 ha analizzato specificamente le esperienze delle fantine nel Regno Unito e in Irlanda, concentrandosi sulle difficoltà e sulle decisioni legate alla maternità all'interno dell'industria delle corse.
Si tratta di un tema ancora relativamente poco studiato nell'ippica e che merita ulteriori ricerche.
La carriera professionale di una fantina non dipende infatti soltanto dalla prestazione sportiva, ma anche dalle condizioni lavorative e dalla possibilità di conciliare attività agonistica, vita personale e maternità.
Cosa ci dice complessivamente la ricerca?
Le evidenze disponibili permettono di formulare alcune conclusioni prudenti.
Le donne possono competere con gli uomini nelle stesse corse.
La ricerca non mostra una penalizzazione evidente della prestazione del cavallo dovuta al sesso del fantino.
In diversi studi le fantine hanno mostrato prestazioni comparabili agli uomini quando hanno avuto accesso alle competizioni.
Allo stesso tempo, diversi lavori hanno evidenziato una minore quantità di monte o una sottovalutazione delle loro possibilità da parte del mercato.
Le differenze di opportunità sembrano quindi essere un elemento più interessante da studiare rispetto a una presunta differenza di capacità agonistica.
Cosa manca ancora alla ricerca?
Servono soprattutto studi longitudinali e comparabili tra Paesi.
Sarebbe utile seguire le carriere professionali nel tempo e verificare:
- quante persone iniziano la carriera;
- quante arrivano al livello professionistico;
- quante ricevono monte di qualità;
- quali sono i tassi di abbandono;
- quali fattori determinano la progressione;
- quale ruolo hanno reti professionali, allenatori, proprietari e scuderie;
- come cambiano le opportunità nelle diverse discipline.
Per l'Italia sarebbe particolarmente utile costruire un dataset pubblico che permetta di analizzare queste variabili.
Il punto di vista di Horse Angels
La ricerca scientifica non dimostra che ogni differenza tra uomini e donne nell'ippica sia necessariamente discriminazione.
Dimostra però che la semplice presenza di un regolamento uguale per tutti non è sufficiente per stabilire che le opportunità siano effettivamente uguali.
Quando i dati mostrano prestazioni comparabili ma una diversa distribuzione delle opportunità, quella differenza merita di essere studiata.
Il principio dovrebbe essere semplice:
la competenza deve essere valutata sulla base della competenza.
Non sul sesso della persona.
In sintesi
L'ippica rappresenta un caso particolare nel mondo dello sport perché uomini e donne possono competere direttamente nelle stesse gare.
La ricerca scientifica disponibile indica che il sesso del fantino non produce un effetto evidente sulla velocità o sulla maggior parte dei parametri fisiologici e biomeccanici del cavallo.
Allo stesso tempo, diversi studi hanno evidenziato differenze nell'accesso alle monte e segnali di sottovalutazione delle fantine.
La questione quindi non sembra essere soltanto:
“Chi corre meglio?”
Ma anche:
“Chi ha la possibilità di correre, con quale cavallo e con quale frequenza?”
È su questa distinzione tra prestazione e opportunità che la ricerca sul gender gap nell'ippica può diventare particolarmente interessante.
Ricerche principali
- Schrurs C. et al., Does sex of the jockey influence racehorse physiology and performance, PLOS ONE, 2022.
- Binder A.D. et al., In the Money: Gender and Jockey Success on the Thoroughbred Racetrack, 2021.
- Brown A., Yang F., Does society underestimate women? Evidence from the performance of female jockeys in horse racing, Journal of Economic Behavior & Organization, 2015.
- Female jockeys – what are the odds?, Journal of Economic Behavior & Organization, 2022.
- Cashmore V., Holmes B., McHale I.G., Putting female jockeys in their place, Journal of the Royal Statistical Society Series A, 2025.
- Losty C., Sreenivas S., The next hurdle – Female jockeys, motherhood and the horse racing industry, Acta Psychologica, 2025.
- Williams J., Hall G., ‘A good girl is worth their weight in gold’: Gender relations in British horseracing, 2020.
Aggiornamento: agosto 2026
