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Il legame tra persona e cavallo è davvero una base sicura?

Il rapporto tra una persona e un cavallo può diventare stabile, prevedibile e basato sulla fiducia. Ma quanto conta realmente la familiarità della persona quando il cavallo affronta una situazione potenzialmente stressante?

Una delle ipotesi più interessanti nella ricerca sul legame persona-animale è quella della “base sicura”: la presenza di una figura familiare potrebbe aiutare l'animale ad affrontare una situazione percepita come minacciosa, riducendo la risposta allo stress e favorendo un comportamento più stabile.

Nel cavallo questa ipotesi è particolarmente interessante. Una specie con una forte risposta di fuga di fronte a un potenziale pericolo può reagire rapidamente a ciò che percepisce come minaccia. La qualità della gestione e la capacità della persona di leggere e modulare la situazione possono quindi avere un ruolo importante nella sicurezza di entrambe le parti.

Ma essere una figura familiare è sufficiente a produrre una risposta diversa?

Uno studio pubblicato nel 2018 su Applied Animal Behaviour Science ha cercato di verificarlo sperimentalmente.

La presenza del proprietario fa sentire il cavallo più al sicuro?

I ricercatori hanno studiato la risposta dei cavalli durante due differenti test di manipolazione.

Ogni cavallo è stato sottoposto ai test in due condizioni: una volta insieme al proprio proprietario e una volta con una persona sconosciuta, ma esperta nella gestione equina.

L'ordine delle prove è stato randomizzato, così da evitare che la sequenza delle esperienze influenzasse i risultati.

Durante le prove sono stati registrati sia indicatori comportamentali sia diversi parametri fisiologici associati alla risposta allo stress.

I ricercatori hanno misurato, tra gli altri:

  • il tempo necessario per completare i test;

  • il comportamento del cavallo durante la manipolazione;

  • la temperatura interna;

  • la temperatura oculare e le sue variazioni;

  • la frequenza cardiaca;

  • la variabilità della frequenza cardiaca.

L'ipotesi era abbastanza semplice: se il proprietario rappresentasse effettivamente una “base sicura”, il cavallo dovrebbe mostrare una risposta allo stress più contenuta e una maggiore stabilità comportamentale quando viene gestito dalla persona che conosce.

Il risultato è stato diverso da quello atteso

I ricercatori non hanno rilevato differenze significative tra le due condizioni.

I cavalli non hanno mostrato una risposta comportamentale o fisiologica allo stress significativamente diversa quando erano manipolati dal proprietario rispetto a quando erano gestiti dal conduttore sconosciuto.

In altre parole, nelle condizioni di questo esperimento, la presenza della persona conosciuta non ha prodotto un vantaggio misurabile rispetto alla presenza di una persona sconosciuta ma competente.

Questo risultato può sembrare sorprendente, soprattutto considerando quanto sia comune osservare nella vita quotidiana un cavallo apparentemente più rilassato con la persona che conosce.

Ma lo studio non dimostra che il legame persona-cavallo non esista.

E non dimostra nemmeno che la familiarità sia irrilevante in ogni situazione.

Familiarità e competenza non sono la stessa cosa

Uno degli aspetti più interessanti dello studio è proprio questo.

Il confronto non era tra una persona conosciuta e una persona inesperta.

Il confronto era tra il proprietario del cavallo e un conduttore sconosciuto ma competente.

Questo dettaglio è fondamentale per interpretare correttamente i risultati.

Un cavallo potrebbe non avere bisogno che sia necessariamente la propria persona di riferimento a gestire una situazione stressante, purché chi lo conduce possieda competenze adeguate e sappia mantenere una gestione calma, prevedibile e coerente.

Da questo punto di vista, lo studio offre una conclusione molto pratica: la competenza nella gestione può essere sufficiente a sostenere il cavallo anche quando la persona non è quella abituale.

È un'informazione particolarmente rilevante in tutte quelle situazioni in cui il cavallo deve essere affidato temporaneamente a persone che non conosce.

E allora il legame non conta?

Non possiamo arrivare a questa conclusione.

Lo studio presenta infatti un limite importante: non ha misurato direttamente la forza del legame tra ciascun cavallo e il proprio proprietario prima di effettuare il confronto.

I cavalli sono stati classificati in base alla relazione proprietario-cavallo, ma questo non permette di sapere se tutti i soggetti avessero effettivamente sviluppato un legame della stessa intensità o dello stesso tipo.

È quindi possibile che una relazione particolarmente forte possa avere effetti che questo protocollo sperimentale non era in grado di rilevare.

Gli stessi autori richiamano la necessità di ulteriori ricerche per comprendere meglio il ruolo del legame persona-cavallo e distinguere l'effetto della familiarità da quello della competenza del conduttore.

Un risultato utile anche per la sicurezza

Il risultato ha però una conseguenza pratica interessante.

In ambito veterinario, durante la mascalcia, nel trasporto o in altre situazioni potenzialmente stressanti, non è sempre possibile che sia presente la persona abituale del cavallo.

Se un professionista competente, pur sconosciuto, riesce a gestire il cavallo senza provocare una risposta di stress maggiore rispetto al proprietario, questo può rappresentare un elemento importante per la sicurezza.

Non significa che la familiarità non abbia valore.

Significa piuttosto che la sicurezza non dovrebbe dipendere esclusivamente dalla presenza della persona conosciuta.

La capacità di leggere il comportamento del cavallo, anticipare le sue reazioni, rispettare i segnali di disagio e modulare le richieste può essere altrettanto importante.

Il cavallo non deve necessariamente “obbedire” per essere gestibile

Questo studio è interessante anche perché permette di mettere in discussione un equivoco frequente.

Un cavallo che rimane fermo durante una procedura non necessariamente sta vivendo una condizione di benessere, così come un cavallo che si muove o cerca di allontanarsi non necessariamente è “disobbediente”.

Il comportamento deve essere interpretato insieme al contesto e agli indicatori fisiologici e comportamentali.

La capacità di un conduttore di ottenere una determinata risposta non coincide automaticamente con l'assenza di stress.

Per questo la ricerca sul comportamento equino sta progressivamente spostando l'attenzione dalla semplice “obbedienza” alla valutazione dello stato dell'animale, della qualità dell'interazione e della possibilità di prevenire o ridurre le risposte di paura e stress.

Cosa possiamo concludere?

Lo studio di Ijichi e colleghi non mette in discussione l'esistenza dei legami tra persone e cavalli.

Mostra qualcosa di più circoscritto e, proprio per questo, molto interessante:

in questo esperimento, la presenza del proprietario non ha prodotto una risposta comportamentale o fisiologica allo stress significativamente diversa rispetto alla presenza di un conduttore sconosciuto ma competente.

Questo suggerisce che la competenza nella gestione può avere un ruolo molto importante quando il cavallo deve affrontare una situazione potenzialmente stressante con una persona che non conosce.

Resta invece aperta una domanda fondamentale: un legame persona-cavallo particolarmente forte può realmente funzionare come una “base sicura” in altre condizioni, e può essere misurato in modo affidabile?

Per rispondere servono studi che misurino prima la qualità e la forza del legame tra ciascun cavallo e la persona di riferimento e che mettano poi questi dati in relazione con le risposte comportamentali e fisiologiche dell'animale.

È una distinzione importante.

Perché una buona relazione non dovrebbe essere valutata soltanto da quanto facilmente un cavallo esegue ciò che gli viene richiesto, ma anche da come affronta le situazioni difficili, quanto riesce a recuperare dallo stress e quanto la persona sappia costruire condizioni nelle quali il cavallo possa sentirsi sufficientemente sicuro da affrontarle.

Lo studio

Ijichi C., Griffin K., Squibb K., Favier R. (2018). Stranger danger? An investigation into the influence of human-horse bond on stress and behaviour. Applied Animal Behaviour Science, 206, 59–63.

DOI: 10.1016/j.applanim.2018.05.034.

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