La carriera agonistica di un purosangue rappresenta soltanto una parte della sua vita. Quando il cavallo lascia l'ippodromo, può essere destinato a discipline equestri molto diverse dalle corse: dressage, salto ostacoli, completo, hunter, equitazione amatoriale o altre attività.
Ma quali caratteristiche determinano il suo valore quando entra nel mercato delle seconde carriere?
Una ricerca pubblicata nel 2023 sulla rivista scientifica Animals ha cercato di rispondere a questa domanda analizzando il mercato delle aste online per purosangue destinati a carriere non agonistiche o successive a quella in pista. Un lavoro più recente, pubblicato nel 2026 su PLOS ONE, ha poi spostato l'attenzione dal solo valore economico alla qualità della transizione, individuando i fattori che secondo professionisti esperti favoriscono un reinserimento riuscito.
Il quadro che emerge è interessante: il valore di un cavallo dopo le corse non dipende semplicemente dal fatto di essere un purosangue, ma dalle caratteristiche individuali, dalle competenze acquisite, dalla salute e dalla possibilità concreta di adattarsi a un nuovo tipo di vita.
Il mercato delle seconde carriere
Madalynn Camp, Michelle L. Kibler, Jennie L. Z. Ivey e Jada M. Thompson hanno analizzato i dati relativi a 170 purosangue venduti con successo attraverso 39 aste online di cavalli sportivi negli Stati Uniti, svoltesi tra il 2012 e il 2020. I ricercatori hanno utilizzato un modello economico di tipo “hedonico”, che permette di stimare quanto le singole caratteristiche di un cavallo contribuiscano al prezzo di vendita.
L'offerta finale media era di circa 2.439 dollari, ma il prezzo variava in funzione di diversi attributi del cavallo e della sua destinazione.
Tra i risultati più interessanti:
i compratori mostravano una preferenza per i cavalli registrati presso organizzazioni legate agli sport equestri, come USEF, USHJA e USEA;
la registrazione presso il Jockey Club, cioè l'associazione di riferimento per i purosangue da corsa negli Stati Uniti, non risultava invece associata a un premio di prezzo significativo;
i castroni risultavano preferiti rispetto alle femmine;
il colore del mantello influenzava il prezzo, con una preferenza per alcuni colori, tra cui castagno e grigio;
l'età aveva un effetto significativo sul valore: il prezzo aumentava con l'età fino a raggiungere un punto di massimo e successivamente diminuiva;
la formazione specifica per l'equitazione poteva aumentare il valore del cavallo;
i cavalli proposti per attività di tipo “trail” risultavano invece meno valorizzati rispetto a quelli destinati all'equitazione inglese generale.
Un risultato particolarmente interessante riguarda proprio il rapporto tra la precedente carriera e quella futura.
L'esperienza nelle corse, da sola, non costituiva un elemento sufficiente per aumentare il prezzo. Per il compratore interessato a una seconda carriera sportiva contavano maggiormente le caratteristiche che rendevano il cavallo già utilizzabile o più facilmente adattabile alla nuova disciplina.
Questo suggerisce che il mercato non attribuisce valore semplicemente all'“essere stato un cavallo da corsa”, ma soprattutto a ciò che il cavallo può fare dopo le corse.
La formazione può creare valore
Lo studio ha evidenziato un altro elemento importante: la formazione in sella rappresentava un valore aggiunto.
Al contrario, la sola formazione finalizzata alla corsa non risultava sufficiente a conferire lo stesso valore nel mercato delle seconde carriere. I ricercatori ipotizzano che ciò sia legato alle esigenze degli acquirenti, interessati a cavalli già predisposti per discipline nelle quali vengono richieste competenze differenti da quelle sviluppate nell'attività agonistica in pista.
Questo punto è particolarmente rilevante quando si parla di ricollocamento dei cavalli a fine carriera.
Un cavallo che possiede competenze spendibili in una nuova attività può avere più possibilità di trovare un collocamento rispetto a un soggetto per il quale sia necessario affrontare da zero un percorso di riqualificazione.
Ma la formazione non dovrebbe essere interpretata come una semplice strategia per aumentare il prezzo di vendita. Il suo obiettivo principale dovrebbe essere quello di accompagnare il cavallo verso una transizione compatibile con le sue caratteristiche fisiche e comportamentali.
Il prezzo non racconta tutta la storia
È proprio questo il limite più importante da tenere presente leggendo lo studio del 2023.
La ricerca analizza il mercato, non il benessere a lungo termine dei singoli cavalli.
Gli stessi autori sottolineano che sarebbero necessarie ulteriori ricerche per comprendere il ruolo della storia agonistica, della durata della carriera, degli infortuni, delle condizioni di salute, del livello di addestramento e delle caratteristiche individuali. Inoltre, dai dati degli annunci non era sempre possibile stabilire se il cavallo avesse effettivamente corso o se fosse semplicemente un purosangue destinato a una carriera non agonistica.
Il prezzo di vendita, quindi, non può essere utilizzato come indicatore del benessere del cavallo.
Un cavallo può avere un valore economico elevato e non essere necessariamente inserito in una gestione adeguata alle sue esigenze. Al contrario, un cavallo con un basso valore di mercato può trovare una collocazione eccellente.
La domanda scientificamente più interessante diventa quindi: quali condizioni favoriscono una transizione realmente riuscita?
La ricerca del 2026: dalla vendita alla qualità della transizione
Una ricerca pubblicata nel 2026 su PLOS ONE ha affrontato proprio questo problema.
Il gruppo di ricerca ha coinvolto 100 persone con esperienza internazionale nella riqualificazione di ex cavalli da corsa, seguite da una consultazione Delphi con 27 professionisti esperti di retraining e terapia muscoloscheletrica. L'obiettivo era individuare un consenso sui fattori necessari per favorire una transizione positiva e sostenibile dopo la carriera agonistica.
I risultati mostrano che la selezione del cavallo per una seconda carriera non dovrebbe basarsi soltanto sulle prestazioni precedenti.
Tra i fattori considerati maggiormente importanti dagli esperti figurano:
addestrabilità, indicata dal 91% dei partecipanti;
salute fisica, anch'essa indicata dal 91%;
benessere mentale;
temperamento;
caratteristiche fisiche;
comportamento.
Anche le modalità di gestione durante la transizione sono risultate importanti. Tra gli elementi più frequentemente indicati compaiono il tempo trascorso al paddock o in movimento libero, la progressiva introduzione di differenti tipi di lavoro, i cambiamenti nella condizione corporea, la modifica dell'alimentazione e il cambiamento della routine quotidiana.
La salute precedente può influenzare la seconda carriera
La stessa ricerca ha evidenziato quanto la storia sanitaria possa condizionare il percorso di riqualificazione.
Tra i problemi riscontrati durante la carriera agonistica e considerati potenzialmente influenti sulla transizione figurano:
zoppia cronica, patologie o danni muscolari e dolore nella regione dorsale.
Questo introduce un elemento fondamentale: non tutti i cavalli che terminano la carriera da corsa hanno le stesse possibilità di affrontare una seconda carriera sportiva.
La “seconda carriera” non dovrebbe quindi essere considerata come una destinazione standard da applicare indistintamente a ogni soggetto. Deve essere valutata sulla base della storia individuale, delle condizioni fisiche, delle caratteristiche comportamentali e delle richieste della nuova attività.
Dalla seconda carriera alla tutela lungo tutta la vita
Le due ricerche, considerate insieme, permettono di distinguere due concetti che spesso vengono sovrapposti: valore di mercato e qualità della transizione.
Lo studio economico del 2023 dimostra che esiste una domanda per purosangue destinati agli sport equestri e identifica alcune caratteristiche che aumentano il loro valore commerciale.
La ricerca del 2026 aggiunge però un elemento essenziale: una transizione positiva dipende anche dalla salute, dall'adattabilità individuale, dal benessere e da una gestione capace di accompagnare il cambiamento.
Per questo, una seconda carriera non dovrebbe essere considerata automaticamente un successo semplicemente perché il cavallo viene venduto o inserito in una nuova disciplina.
Il vero obiettivo dell'aftercare dovrebbe essere una transizione sostenibile, nella quale la nuova destinazione sia compatibile con il singolo cavallo e possa contribuire a una buona qualità di vita nel lungo periodo.
È una prospettiva che modifica anche il significato della parola “valore”: non soltanto quanto qualcuno è disposto a pagare per un cavallo, ma quanto è possibile costruire intorno a quel cavallo una prospettiva di vita adeguata anche dopo la fine della carriera agonistica.
Riferimenti scientifici
Camp, M.; Kibler, M.L.; Ivey, J.L.Z.; Thompson, J.M. Factors Affecting Thoroughbred Online Auction Prices in Non/Post-Racing Careers. Animals, 2023, 13(8), 1329. DOI: 10.3390/ani13081329.
Transforming retraining: Supporting racehorses to have successful second careers. PLOS ONE, 2026. Studio internazionale basato su un'indagine di 100 stakeholder e una consultazione Delphi con 27 professionisti del retraining e della terapia muscoloscheletrica.
