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L’animale nella filosofia italiana: una tradizione eterodossa

Che cosa significa parlare di “animale” nella filosofia?

La domanda non riguarda soltanto il modo in cui gli esseri umani guardano agli altri animali. Riguarda anche il modo in cui viene costruita, storicamente e culturalmente, la stessa idea di “umano”.

È questo uno dei punti di partenza dell’analisi di Felice Cimatti e Carlo Salzani nel saggio The Italian Animal: A Heterodox Tradition, introduzione al volume Animality in Contemporary Italian Philosophy, pubblicato da Palgrave Macmillan nel 2020.

Il loro lavoro presenta una particolare tradizione del pensiero italiano sull'animalità, caratterizzata da una prospettiva eterodossa rispetto alle principali correnti anglosassoni degli Animal Studies.

Non rendere l'animale “quasi umano”

Una delle questioni centrali individuate da Cimatti e Salzani riguarda il modo in cui la filosofia occidentale ha tradizionalmente costruito il confine tra umano e animale.

Una parte della riflessione anglosassone sui diritti degli animali ha cercato di estendere agli animali non umani categorie e status precedentemente riservati agli esseri umani: soggettività, diritti, persona, interessi.

La tradizione italiana analizzata dagli autori percorre invece, almeno in parte, una strada differente.

La questione non sarebbe soltanto quella di trasformare gli animali non umani in “quasi-soggetti”, ma di mettere in discussione la stessa definizione del soggetto umano.

In altre parole, anziché chiedersi soltanto come rendere l'animale più simile all'umano, questa prospettiva invita a interrogarsi su quanto di animale rimanga nell'umano e su quanto la distinzione tra le due categorie sia realmente stabile.

L'animale come “operatore politico”

In questa prospettiva l'animale non è soltanto un oggetto di cui occuparsi moralmente.

Diventa un vero e proprio “operatore politico”: una presenza attraverso la quale è possibile osservare come, in una determinata epoca, viene definito ciò che è umano e ciò che umano non è.

La distinzione tra umano e animale non appare quindi come una semplice linea naturale e immutabile.

È una costruzione storica che determina inclusioni ed esclusioni, vicinanze e distanze, somiglianze e differenze.

L'animale, proprio perché viene collocato dall'altra parte del confine, contribuisce a definire il significato stesso di quel confine.

Per questo la domanda “che cos'è un animale?” può trasformarsi in una domanda molto più scomoda:

che cosa significa essere umani?

Dentro e fuori non sono categorie fisse

Cimatti e Salzani descrivono l'animalità attraverso una prospettiva nella quale categorie apparentemente opposte non sono necessariamente immobili.

Dentro e fuori, prossimità e distanza, somiglianza e alterità non costituiscono proprietà definitivamente assegnate a esseri differenti.

Sono piuttosto il risultato di processi storici, culturali e politici.

L'animale può essere contemporaneamente vicino e lontano, familiare e altro, parte del mondo umano e collocato fuori dai suoi confini morali.

È una contraddizione che emerge continuamente nel rapporto tra esseri umani e altri animali.

Un cavallo può essere considerato membro della famiglia oppure strumento di lavoro. Un cane può essere percepito come individuo con una propria storia oppure come proprietà. Un animale allevato può essere contemporaneamente oggetto di cura e prodotto.

Queste classificazioni non descrivono soltanto gli animali: determinano anche il modo in cui vengono trattati.

L'animalità come questione filosofica

Parlare di animalità significa quindi andare oltre la semplice domanda sul benessere animale.

Il benessere riguarda condizioni concrete di vita: alimentazione, salute, ambiente, relazioni sociali, possibilità di esprimere comportamenti specie-specifici e prevenzione della sofferenza.

La filosofia dell'animalità pone una domanda ulteriore.

Perché alcune forme di vita vengono considerate degne di protezione e altre vengono invece trasformate in strumenti, risorse o proprietà?

La risposta non può essere ricercata soltanto nella biologia.

Entra in gioco anche il modo in cui le società classificano gli esseri viventi e stabiliscono quali interessi meritino considerazione.

Da questo punto di vista, l'animalità diventa una questione politica.

La sofferenza animale e la teologia

La questione animale apre interrogativi anche alla teologia.

La sofferenza degli animali rappresenta infatti uno dei problemi più difficili per qualsiasi concezione religiosa che attribuisca un significato alla creazione, alla vita e alla sofferenza.

Se gli animali sono esseri senzienti e capaci di provare dolore, che significato può avere la loro sofferenza?

E quale posizione occupano all'interno dell'ordine del creato?

Da queste domande nasce anche quella che viene definita “teologia animale”: un ambito di riflessione che non considera il rapporto con gli altri animali come una semplice questione sentimentale, ma come una possibile chiave per ripensare il rapporto tra esseri umani, mondo naturale e trascendenza.

La questione non è quindi soltanto stabilire se gli animali abbiano un'anima secondo una determinata tradizione religiosa.

È interrogarsi sul posto che le diverse forme di vita occupano in una concezione del mondo nella quale l'essere umano non costituisce necessariamente il centro assoluto.

Un rapporto diverso con il mondo vivente

La riflessione sull'animalità mette così in discussione una delle convinzioni più radicate della cultura occidentale: l'idea che l'essere umano possa definirsi attraverso una netta separazione dagli altri animali.

Riconoscere l'animalità non significa necessariamente negare le differenze tra le specie.

Significa, piuttosto, evitare che la differenza venga automaticamente trasformata in una gerarchia.

Gli esseri viventi possono essere differenti senza che questa differenza debba tradursi in una scala di valore.

È una distinzione importante anche quando si parla di tutela animale: proteggere gli animali non richiede necessariamente di considerarli “come esseri umani”.

Richiede di riconoscere che sono esseri viventi con caratteristiche, capacità, esigenze e forme di esperienza proprie.

Perché la filosofia dell'animalità interessa anche la tutela degli animali

Per chi si occupa concretamente di tutela, recupero e protezione degli equidi, queste riflessioni possono sembrare molto lontane dalla pratica quotidiana.

In realtà toccano una questione fondamentale.

Ogni volta che un cavallo, un asino o un mulo viene classificato come animale da reddito, animale da lavoro, animale sportivo, animale da compagnia o semplice “bene”, quella classificazione produce conseguenze concrete.

Determina quali norme si applicano, quali responsabilità esistono, quali forme di utilizzo vengono considerate accettabili e quali condizioni di vita vengono ritenute sufficienti.

La categoria utilizzata per descrivere l'animale non è quindi neutrale.

Può diventare uno strumento di tutela oppure uno strumento di esclusione.

Ed è proprio qui che la filosofia dell'animalità incontra il diritto, l'etica e le politiche di protezione animale.

Dalla domanda sull'animale alla domanda sull'umano

La tradizione italiana analizzata da Cimatti e Salzani suggerisce quindi un rovesciamento della prospettiva.

Non soltanto:

“Quali diritti dobbiamo riconoscere agli animali?”

Ma anche:

“Quale idea di umano produciamo quando decidiamo che cosa è un animale?”

La questione animale diventa così una lente attraverso la quale osservare la società, le sue gerarchie, il suo linguaggio e le sue categorie.

L'animale non è più soltanto colui che deve essere protetto.

Diventa anche colui attraverso il quale possiamo comprendere meglio noi stessi.

E forse è proprio questo uno dei contributi più interessanti della filosofia dell'animalità: non chiedere semplicemente di avvicinare gli animali al modello umano, ma mettere in discussione la necessità stessa di considerare l'umano come misura universale di tutte le altre forme di vita.

Riferimento bibliografico

Felice Cimatti e Carlo Salzani, “The Italian Animal: A Heterodox Tradition”, in Felice Cimatti e Carlo Salzani (a cura di), Animality in Contemporary Italian Philosophy, Palgrave Macmillan, Basingstoke, 2020, pp. 1–18.

Il volume raccoglie contributi dedicati all'animalità nella filosofia italiana contemporanea e affronta il tema da prospettive filosofiche, politiche, etiche e teoretiche.

Documento: The Italian Animal: A Heterodox Tradition – traduzione italiana disponibile negli allegati del sito.

Fonte: Palgrave Macmillan.

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