L'ingresso nell'allenamento rappresenta una fase di grandi cambiamenti per un cavallo giovane.
I puledri destinati alle corse in piano entrano generalmente in preparazione come yearling e devono adattarsi rapidamente a un ambiente nuovo, a nuove routine, alla manipolazione e alle diverse fasi dell'addestramento.
Ma tutti i cavalli reagiscono allo stesso modo?
Uno studio pubblicato nel 2023 su PLOS ONE ha cercato di rispondere proprio a questa domanda, utilizzando il cortisolo salivare come indicatore della risposta fisiologica acuta allo stress.
Il cortisolo come indicatore della risposta allo stress
Quando un cavallo percepisce uno stimolo stressante, viene attivato l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), con conseguente rilascio di glucocorticoidi, tra cui il cortisolo.
La risposta acuta allo stress è un meccanismo fisiologico normale e adattativo. Il problema non è quindi la presenza di una risposta allo stress in sé, ma comprendere quanto sia intensa, quanto duri e come vari tra gli individui e nelle diverse condizioni di gestione.
Il cortisolo salivare è particolarmente utile per questo tipo di ricerca perché può essere raccolto con una procedura relativamente poco invasiva e riflette la frazione di cortisolo biologicamente disponibile.
96 puledri Purosangue
I ricercatori hanno seguito 96 cavalli Purosangue di un anno, tutti appartenenti allo stesso centro di allevamento e successivamente allo stesso ambiente di allenamento.
I cavalli erano nati e cresciuti nello stesso allevamento e, prima dell'ingresso nel centro di training, erano stati allevati in gruppo al pascolo ed erano già stati abituati ad alcune semplici procedure di gestione, come essere condotti alla longhina e sottoposti alle normali ispezioni veterinarie.
I campioni di saliva sono stati raccolti in tre momenti di riposo:
prima dell'ingresso nel centro di allenamento;
entro tre giorni dall'ingresso;
dopo 2–3 settimane nel centro di allenamento.
Il cortisolo è stato misurato mediante test ELISA.
Un dato interessante è che non sono state osservate differenze significative nei livelli medi di cortisolo a riposo tra questi tre momenti.
L'ingresso nel nuovo ambiente, quindi, non ha determinato un aumento persistente del cortisolo a riposo rilevabile con questo protocollo.
La risposta cambia quando arriva una nuova esperienza
Il risultato più significativo è emerso quando i ricercatori hanno osservato specifiche tappe dell'addestramento.
Sono stati raccolti campioni prima e 30 minuti dopo tre eventi nuovi:
prima esperienza con le redini lunghe: 6 cavalli;
prima volta con un fantino sul dorso: 34 cavalli;
prima esperienza al galoppo: 10 cavalli.
In tutti e tre i casi, la concentrazione media di cortisolo salivare dopo l'evento è risultata significativamente superiore rispetto a quella misurata prima dell'evento.
L'aumento è risultato statisticamente significativo sia per la prima esperienza con le redini lunghe sia per la prima monta con il fantino e sia per la prima esperienza al galoppo.
La prima monta con il fantino, in particolare, ha mostrato una differenza molto marcata: nei 34 cavalli analizzati, il confronto pre/post ha prodotto un valore di P pari a circa 4,9 × 10⁻¹².
Questo conferma che le tappe nuove e potenzialmente impegnative dell'addestramento provocano una risposta fisiologica acuta allo stress.
Ma non tutti i puledri reagiscono allo stesso modo
È forse questo l'aspetto più interessante dello studio.
I valori di cortisolo dopo gli eventi di training presentavano un'ampia variabilità individuale.
In altre parole, di fronte alla stessa esperienza, i cavalli non mostravano tutti la stessa risposta fisiologica.
Gli autori interpretano questa variabilità come un'indicazione di differenze individuali nella risposta allo stress durante le prime fasi dell'allenamento.
Questo è importante perché spesso si parla di "stress dell'allenamento" come se fosse una risposta uniforme.
Non lo è.
La stessa esperienza può rappresentare una sfida fisiologica di intensità diversa per cavalli diversi.
Un aumento del cortisolo non significa automaticamente scarso benessere
Anche in questo caso è importante non confondere risposta allo stress e malessere.
Il cortisolo aumenta fisiologicamente in risposta a uno stimolo e una risposta acuta non è di per sé una prova che il cavallo stia vivendo una condizione di welfare negativo.
Lo studio non dimostra quindi che i puledri fossero sottoposti a un addestramento dannoso.
Dimostra che le nuove esperienze dell'allenamento attivavano una risposta fisiologica misurabile e che l'intensità di questa risposta variava considerevolmente tra gli individui.
La distinzione è fondamentale.
Un cavallo può affrontare una situazione nuova, attivare l'asse HPA e successivamente adattarsi senza sviluppare conseguenze negative.
Al contrario, una risposta allo stress che sia eccessiva, ripetuta o associata ad altri indicatori comportamentali e fisiologici di malessere può richiedere una diversa attenzione gestionale.
Per questo il cortisolo non dovrebbe essere utilizzato come un "termometro del benessere" isolato, ma come uno degli strumenti attraverso cui studiare la risposta dell'animale.
Perché le differenze individuali contano
La ricerca apre una prospettiva interessante anche sul modo di gestire i giovani cavalli destinati alle corse.
Se cavalli sottoposti allo stesso evento mostrano risposte fisiologiche differenti, potrebbe essere utile considerare maggiormente le caratteristiche individuali durante l'addestramento.
Gli autori suggeriscono infatti che una misurazione oggettiva della risposta fisiologica allo stress potrebbe essere utilizzata insieme alle valutazioni del comportamento e del temperamento per studiare le differenze individuali nella risposta all'ambiente di training.
Questo potrebbe avere importanti implicazioni per il welfare.
Un approccio realmente individualizzato dovrebbe infatti evitare di considerare tutti i puledri come se avessero la stessa capacità di adattamento, la stessa sensibilità agli stimoli e gli stessi tempi di apprendimento.
Una questione particolarmente importante per i cavalli da corsa
Il Purosangue da corsa è stato selezionato per generazioni per caratteristiche atletiche e prestazionali e vive generalmente in un ambiente molto diverso da quello nel quale si sono evoluti i cavalli selvatici.
Il passaggio dall'allevamento al training comporta quindi numerose modificazioni: ambiente, routine, manipolazione, esercizio, trasporto e progressiva esposizione alle procedure necessarie alla preparazione agonistica.
Lo studio mostra che alcune di queste esperienze producono una risposta fisiologica acuta misurabile.
Non dimostra però che questa risposta debba essere eliminata.
L'obiettivo dovrebbe piuttosto essere ridurre lo stress evitabile e consentire un adattamento graduale, tenendo conto delle differenze individuali.
La domanda più utile non è quindi soltanto:
"Il cavallo è stressato?"
Ma:
"Come reagisce questo cavallo a questa esperienza, quanto rapidamente si adatta e quali altri indicatori ci dicono se l'adattamento sta procedendo correttamente?"
È una differenza sostanziale.
Perché misurare lo stress non significa semplicemente cercare un valore basso di cortisolo.
Significa comprendere meglio come un animale risponde alle esperienze che gli proponiamo.
Lo studio
Holtby A.R., McGivney B.A., Browne J.A., Katz L.M., Murphy K.J., Hill E.W. (2023). Variation in salivary cortisol responses in yearling Thoroughbred racehorses during their first year of training. PLOS ONE, 18(4), e0284102.
Pubblicato il 6 aprile 2023.
DOI: 10.1371/journal.pone.0284102.
Lo studio è disponibile in open access su PLOS ONE.
