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Polvere e sabbia nelle arene equestri: rischi respiratori per cavalli e persone

Le arene in sabbia sono tra le superfici più utilizzate nell'equitazione.

Sono apprezzate perché possono offrire caratteristiche utili al movimento del cavallo, ma la loro sicurezza non dipende soltanto da come la superficie “si sente” sotto gli zoccoli.

Esiste anche un'altra variabile, molto meno visibile:

quello che cavalli e persone respirano mentre si lavora nell'arena.

La movimentazione della superficie può infatti liberare nell'aria particelle di diversa dimensione. Alcune sono relativamente grandi e si depositano rapidamente; altre rimangono sospese più a lungo e possono raggiungere le vie respiratorie profonde.

La domanda, quindi, non è se ogni arena in sabbia sia pericolosa.

La domanda corretta è:

quanto particolato produce quella specifica arena e in quali condizioni?

Il primo studio che mise sotto osservazione l'aria delle arene

Uno degli studi più citati sul problema è quello condotto in Germania da Lühe e colleghi, pubblicato sull'Equine Veterinary Journal.

I ricercatori hanno monitorato per un anno quattro arene indoor della Sassonia-Anhalt, effettuando misurazioni mensili e confrontando la concentrazione delle particelle prima e dopo una sessione standardizzata di lavoro con un cavallo.

Le particelle sono state misurate in sei frazioni dimensionali, da 0,3 a 5 micrometri, a due altezze differenti: circa all'altezza delle narici del cavallo e a quella del naso del cavaliere.

Il risultato principale è stato molto chiaro:

dopo il lavoro a cavallo il numero di particelle nell'aria aumentava significativamente.

La quantità di polvere risultava inoltre influenzata dalla stagione, dalla superficie utilizzata, dalle attività precedenti svolte nell'arena e dalla gestione dell'umidità.

Il movimento del cavallo non avviene soltanto sopra la superficie.

Interagisce con essa e può rimettere in sospensione ciò che si trova sulla superficie.

Il cavallo respira più aria quando è in esercizio

Il problema assume maggiore rilevanza proprio durante il lavoro.

Durante l'esercizio la ventilazione aumenta notevolmente rispetto alla condizione di riposo. Di conseguenza aumenta anche la quantità di aria che raggiunge le vie respiratorie nell'unità di tempo.

Questo significa che, in un ambiente polveroso, l'esercizio può aumentare l'esposizione proprio nel momento in cui il sistema respiratorio è maggiormente sollecitato.

La qualità dell'aria, quindi, non può essere considerata separatamente dall'attività svolta nell'arena.

Non tutta la polvere è uguale

La parola “polvere” comprende particelle molto diverse.

Quelle più grandi possono rimanere prevalentemente nelle vie respiratorie superiori o essere rapidamente rimosse.

Le particelle più piccole, invece, possono raggiungere porzioni più profonde dell'apparato respiratorio.

Per questo motivo la semplice quantità visibile di polvere non è un indicatore sufficiente.

Un'arena che appare soltanto leggermente polverosa può comunque contenere una quota di particolato respirabile.

Le dimensioni delle particelle sono quindi fondamentali per comprendere il possibile impatto biologico.

La sabbia può contenere silice cristallina respirabile

C'è poi un aspetto ancora più specifico.

La sabbia naturale contiene frequentemente quarzo e altri minerali e può quindi contribuire alla presenza di silice cristallina respirabile nell'aria quando il materiale viene movimentato e genera polvere fine.

Uno studio condotto in un centro equestre irlandese ha misurato l'esposizione personale di un lavoratore a polvere respirabile e silice cristallina respirabile durante le attività svolte in un ambiente equestre.

Nel corso dello studio sono state rilevate concentrazioni di silice respirabile più elevate nei giorni in cui la superficie dell'arena non veniva bagnata, mentre le concentrazioni risultavano inferiori quando la superficie veniva irrigata.

Lo studio era di piccole dimensioni e riguardava principalmente l'esposizione occupazionale umana, quindi non permette di trasformare questi dati in una misura diretta del rischio clinico per il cavallo.

Ma dimostra una cosa importante:

la composizione minerale della superficie può avere conseguenze sulla qualità dell'aria.

E la sabbia silicea?

Il termine “sabbia silicea” viene spesso utilizzato in modo generico.

Dal punto di vista scientifico, però, è necessario sapere quali minerali compongono realmente il materiale e quale frazione di particolato viene liberata nell'aria.

Le superfici delle arene possono contenere miscele di materiali differenti e additivi, come fibre sintetiche, fibre naturali, legno o gomma. Quarzo e feldspati sono tra i minerali frequentemente presenti nei materiali studiati.

Questo significa che dire semplicemente “arena in sabbia” non descrive abbastanza bene il rischio.

Due arene che sembrano identiche possono avere composizione e comportamento molto differenti.

Non riguarda soltanto il cavallo: anche chi lavora nell'arena respira la stessa polvere

Quando si parla della polvere prodotta dalle superfici equestri, l'attenzione si concentra generalmente sul cavallo.

È comprensibile: l'animale lavora con il muso vicino al terreno e durante l'esercizio aumenta la ventilazione respiratoria.

Ma c'è un particolare che non dovrebbe essere dimenticato:

la polvere sospesa nell'aria non distingue tra cavallo e persona.

La respirano il cavallo, il cavaliere, l'istruttore, il groom, il veterinario, il maniscalco e chiunque trascorra tempo nell'arena.

Per alcune categorie professionali l'esposizione può inoltre essere quotidiana e protratta per anni.

La silice è anche una questione di salute occupazionale

La silice cristallina respirabile è una componente di interesse soprattutto dal punto di vista della salute occupazionale umana.

L'esposizione professionale prolungata a livelli elevati di silice cristallina respirabile è associata a patologie respiratorie importanti, tra cui silicosi e tumore polmonare.

Uno studio condotto in un centro equestre irlandese ha valutato direttamente l'esposizione personale di un lavoratore durante una serie di attività professionali.

Su 16 campioni raccolti durante interi turni di lavoro, i ricercatori hanno misurato sia la polvere respirabile sia la silice cristallina respirabile. Nei giorni in cui la superficie dell'arena indoor non veniva bagnata, l'esposizione alla silice risultava maggiore rispetto alle giornate in cui veniva utilizzata l'irrigazione.

Gli autori sottolineavano comunque i limiti dello studio e la necessità di ulteriori ricerche.

È una distinzione importante:

rilevare un'esposizione non significa dimostrare automaticamente una malattia.

Significa però che quella esposizione esiste e merita di essere gestita.

Un caso clinico che ha attirato l'attenzione

Esiste inoltre una segnalazione clinica relativa a un trainer di cavalli con carcinoma polmonare, nel cui ambiente professionale vennero rilevate concentrazioni di silice cristallina respirabile.

Gli autori considerarono l'esposizione professionale alla silice un possibile fattore causale.

Il dato deve essere interpretato con prudenza.

Un singolo caso clinico non dimostra che lavorare in un'arena equestre provochi tumore.

Ma rappresenta un segnale che ha contribuito a richiamare l'attenzione sul problema dell'esposizione occupazionale in questi ambienti.

L'esposizione dipende anche dal tempo

Un cavaliere occasionale e una persona che trascorre molte ore al giorno in una struttura equestre non hanno necessariamente la stessa esposizione.

Chi lavora quotidianamente in un'arena può essere esposto durante molte attività differenti:

lavoro alla longe, lezioni, grooming, sellaggio, gestione dei cavalli, manutenzione del footing e movimentazione della superficie.

Nel caso studiato in Irlanda, il lavoratore trascorreva la maggior parte del proprio tempo lavorativo nell'arena indoor o nelle immediate vicinanze.

La questione, quindi, non riguarda soltanto la concentrazione di polvere prodotta da un singolo passaggio del cavallo.

È anche la quantità di tempo durante la quale una persona rimane esposta.

L'umidità conta

Uno degli strumenti più semplici per ridurre la dispersione della polvere è il controllo dell'umidità della superficie.

La ricerca mostra infatti che l'acqua può ridurre la liberazione di particolato in sospensione, anche se la quantità ottimale dipende dal tipo di superficie e dalle condizioni ambientali.

Ma anche qui occorre evitare semplificazioni.

Bagnare non significa automaticamente rendere sicura un'arena.

Troppa acqua può modificare le caratteristiche biomeccaniche della superficie, favorire problemi di drenaggio o creare condizioni di umidità non desiderabili.

La gestione dell'acqua deve quindi essere integrata nella manutenzione complessiva dell'arena.

Anche la ventilazione è fondamentale

Un'arena indoor ha un vantaggio evidente rispetto a quella esterna: può essere utilizzata indipendentemente da molte condizioni meteorologiche.

Ma l'assenza di vento naturale comporta anche una responsabilità:

l'aria deve essere ricambiata.

Ricerche condotte in arene indoor hanno evidenziato problemi relativi a polvere respirabile, umidità e movimento dell'aria e hanno sottolineato l'importanza delle caratteristiche dell'edificio e della ventilazione.

Un'arena coperta non dovrebbe quindi essere considerata semplicemente una grande stanza dove la polvere rimane “contenuta”.

Al contrario, senza un adeguato ricambio dell'aria, le particelle possono rimanere sospese nell'ambiente e aumentare l'esposizione di cavalli e persone.

Il cavallo aumenta la polvere

È un dato particolarmente interessante perché mostra il ruolo del movimento.

Lo studio tedesco ha osservato un aumento significativo delle particelle dopo una sessione di lavoro rispetto alla condizione precedente.

Il problema, quindi, non riguarda soltanto il materiale fermo.

Riguarda ciò che accade quando quel materiale viene continuamente sollecitato da zoccoli, movimenti, frenate, partenze, salti, lavoro alla longe e manutenzione meccanica.

Non esiste soltanto la sabbia

Le superfici moderne possono contenere numerosi materiali.

Sabbia, fibre tessili, materiali organici, gomma e altri additivi vengono impiegati per modificare caratteristiche come stabilità, elasticità, drenaggio e capacità di assorbimento.

Ma ogni materiale aggiunto introduce caratteristiche proprie.

Uno studio sulle superfici indoor ha confrontato sabbia pura, sabbia con trucioli di legno e sabbia con fibre.

La produzione di particolato atmosferico variava tra le superfici e alcune miscele mostrarono una maggiore emissione di particolato nelle condizioni sperimentali considerate.

Questo non significa che le fibre siano “peggiori della sabbia” in assoluto.

Significa che la composizione della superficie modifica il comportamento del particolato.

Il problema non riguarda soltanto i cavalli con una patologia respiratoria

È particolarmente importante ridurre l'esposizione nei cavalli affetti da problemi respiratori, ma la qualità dell'aria dell'arena interessa tutti gli animali che vi trascorrono tempo.

La letteratura sulla gestione dell'asma equina considera infatti le arene indoor tra gli ambienti nei quali il particolato respirabile può raggiungere concentrazioni elevate e raccomanda di intervenire sulla ventilazione, sulla gestione della superficie e sulle altre fonti di polvere.

La qualità dell'aria non dovrebbe quindi essere considerata un problema esclusivamente sanitario per soggetti già malati.

È una componente della gestione ambientale di una struttura.

Attenzione anche alla manutenzione

Il deterioramento della superficie nel tempo può aumentare la quantità di particelle fini.

Un materiale che inizialmente presenta determinate caratteristiche può modificarsi attraverso usura, compattazione, rottura delle componenti, accumulo di materiale fine e utilizzo ripetuto.

La manutenzione non serve quindi soltanto a mantenere l'arena “bella” o adatta alla prestazione.

Serve anche a controllare quello che viene rimesso in sospensione nell'aria.

Anche le attività di manutenzione devono essere considerate una possibile fonte di esposizione.

La movimentazione meccanica del terreno può infatti produrre quantità significative di particolato e dovrebbe essere organizzata in modo da ridurre la presenza di cavalli e persone durante le operazioni più polverose.

Una nuvola di polvere è un segnale, non un parametro scientifico

Un errore comune è aspettare di vedere una grande nuvola di polvere per preoccuparsi.

Ma la qualità dell'aria non dovrebbe essere valutata soltanto con gli occhi.

Le particelle respirabili sono molto piccole e possono essere presenti anche quando la polvere non appare spettacolare.

Allo stesso tempo, una nube visibile non dice da sola quali materiali la compongano né quale frazione sia realmente respirabile.

Per comprendere l'esposizione reale servirebbero misurazioni specifiche.

Che cosa può fare una struttura?

Non esiste un'unica soluzione valida per tutte le arene, ma alcuni principi sono coerenti con la ricerca disponibile.

Una struttura dovrebbe conoscere la composizione del proprio footing, mantenerlo nelle condizioni previste dal produttore o dal progettista, controllarne periodicamente lo stato, gestire l'umidità, limitare l'accumulo di particelle fini e garantire un adeguato ricambio dell'aria.

Dovrebbe inoltre valutare con attenzione la ventilazione e organizzare le operazioni di manutenzione in modo da ridurre l'esposizione di cavalli e persone.

Quando possibile, è inoltre utile evitare di lavorare un cavallo immediatamente dopo operazioni particolarmente polverose.

Per le persone che lavorano quotidianamente in questi ambienti, la valutazione dei rischi professionali dovrebbe tenere conto anche dell'esposizione a polvere e, quando pertinente, alla silice cristallina respirabile.

E l'arena esterna?

All'aperto il vento può favorire la dispersione delle particelle, ma questo non significa che ogni arena esterna sia automaticamente priva di problemi.

In condizioni secche e ventose anche una superficie esterna può diventare una fonte di polvere.

La differenza fondamentale è che l'ambiente esterno dispone generalmente di una maggiore capacità di diluizione e ricambio dell'aria.

Ma anche all'aperto la gestione dell'umidità e dello stato del footing rimane importante.

Un problema condiviso

Alla fine, il confine tra salute animale e salute umana è molto più sottile di quanto possa sembrare.

La qualità dell'aria di un'arena è contemporaneamente una questione di:

benessere del cavallo, salute delle persone e qualità dell'ambiente di lavoro.

Cavalli e persone condividono lo stesso spazio e, in larga misura, la stessa aria.

Questo significa che una buona gestione ambientale può avere un beneficio per entrambi.

La domanda giusta non è “sabbia sì o no”

La ricerca disponibile non giustifica una conclusione semplicistica secondo cui tutte le arene in sabbia sarebbero dannose per la salute respiratoria.

Dimostra però con sufficiente chiarezza che il particolato dell'arena è un'esposizione reale e che può aumentare durante l'attività.

La composizione della superficie, l'umidità, la manutenzione, la ventilazione, la stagione e il tipo di utilizzo contribuiscono tutti al risultato finale.

Per questo una buona arena non dovrebbe essere valutata soltanto dal punto di vista biomeccanico.

Dovrebbe essere valutata anche dal punto di vista ambientale e respiratorio.

Un'arena deve essere sicura anche nell'aria che contiene

Il cavallo trascorre nell'arena soltanto una parte della propria giornata, ma durante l'esercizio respira rapidamente e profondamente.

La persona che lavora in quella stessa arena può invece trascorrervi molte ore, giorno dopo giorno.

Questo rende la qualità dell'aria una componente tutt'altro che marginale della gestione.

La superficie sotto gli zoccoli deve essere stabile e appropriata.

Ma anche l'aria sopra quella superficie dovrebbe esserlo.

**Un'arena ben progettata non è soltanto quella sulla quale il cavallo si muove bene.

È quella nella quale cavalli e persone possono lavorare senza essere esposti inutilmente a un ambiente respiratorio di scarsa qualità.**

La ricerca non dice che la sabbia debba essere eliminata.

Dice qualcosa di più utile:

ogni superficie va conosciuta, misurata, mantenuta e gestita in funzione dei rischi che può generare.


Fonti scientifiche

Lühe, A. et al. (2015), “Factors associated with dust dispersed in the air of indoor riding arenas”, Equine Veterinary Journal.

Studio longitudinale condotto per un anno in quattro arene indoor della Germania. Sono state misurate particelle da 0,3 a 5 µm prima e dopo sessioni di lavoro con un cavallo. I ricercatori hanno rilevato un aumento significativo del numero di particelle dopo il lavoro e hanno evidenziato il ruolo del materiale del footing, della stagione, dell'irrigazione e della gestione dell'ambiente.

PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26517981/

Müller, C. et al. (2019), “Determination of the Moisture Content and the Generation of Airborne Particulate Matter From Various Types of Footing From Indoor Riding Arenas Considered to Have Optimal Rideability”, Journal of Equine Veterinary Science.

Studio che ha analizzato differenti tipologie di footing utilizzate nelle arene indoor, valutando contenuto di umidità, distribuzione granulometrica e produzione di particolato.

Díez de Castro, E., Fernandez-Molina, J.M. (2024), “Environmental Management of Equine Asthma”, Animals, 14(3), 446.

Revisione della letteratura scientifica sulla gestione ambientale dell'asma equina, con particolare attenzione a polvere, ventilazione, alimentazione, lettiera e qualità dell'ambiente.

DOI: 10.3390/ani14030446

“The Most Common Environmental Risk Factors for Equine Asthma—A Narrative Review” (2024), Animals.

Revisione dei principali fattori ambientali associati all'asma equina, comprendente polveri, aerosol, ventilazione, lettiere, foraggi e strategie per ridurre l'esposizione dei cavalli al particolato.

Nowakowicz-Dębek, B. et al. (2024), “Exposure to chemical pollutants and biological aerosol in indoor facilities for recreational and sport horses”, BMC Veterinary Research.

Studio sulla qualità dell'aria in strutture equestri indoor, comprendente polveri, contaminanti gassosi e bioaerosol.

“Occupational exposure to respirable dust and crystalline silica in an equestrian centre” (2019).

Studio sull'esposizione professionale a polvere respirabile e silice cristallina respirabile in un centro equestre irlandese. L'esposizione risultava maggiore nei giorni in cui la superficie dell'arena non veniva irrigata.

“Occupational exposure to crystalline silica during horse training: a case report” (2013).

Segnalazione clinica relativa a un trainer professionalmente esposto a polvere e silice cristallina respirabile. Il caso ha richiamato l'attenzione sulla necessità di considerare anche la qualità dell'aria delle strutture equestri dal punto di vista della salute occupazionale.

Nota sulla silice

La presenza di quarzo e di altre componenti minerali nelle superfici delle arene rende particolarmente importante distinguere la semplice “polvere” dalla frazione respirabile di silice cristallina.

La composizione della superficie deve quindi essere valutata caso per caso e non può essere dedotta dal solo nome commerciale del materiale.

Cosa possiamo concludere dalla letteratura

Le evidenze disponibili non dimostrano che tutte le arene in sabbia siano dannose per i cavalli o per le persone.

Dimostrano però che il lavoro in arena può aumentare la concentrazione di particolato nell'aria e che la quantità e la natura delle particelle dipendono da superficie, umidità, manutenzione, ventilazione e modalità di utilizzo.

Per il cavallo, questo è un elemento da considerare nella gestione della salute respiratoria.

Per chi lavora quotidianamente in queste strutture, rappresenta anche una questione di salute occupazionale.

La polvere non è soltanto un problema estetico.

È un elemento ambientale che può meritare attenzione, controllo e prevenzione.

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