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Quando separarsi dal proprio cavallo diventa difficile, cosa dice la ricerca

Parlare di ansia da separazione nel rapporto con un animale significa, molto spesso, parlare del comportamento dell'animale quando viene lasciato solo.

Ma esiste anche l'altra faccia della relazione: che cosa succede alla persona quando è costretta a separarsi dal proprio animale?

Nel caso dei cavalli, la ricerca scientifica più recente sta iniziando a esaminare con maggiore attenzione proprio questo rapporto, attraverso studi sull'attaccamento umano al cavallo, sulle caratteristiche della relazione e sulle reazioni degli equidi alla separazione dai propri compagni.

Il quadro che emerge è interessante, ma richiede una certa cautela: avere un rapporto molto stretto con un cavallo non significa automaticamente sviluppare un problema psicologico. E, allo stesso tempo, non è corretto definire ogni comportamento del cavallo durante una separazione come “ansia” senza considerare il contesto e le alternative interpretative.

Il legame persona-cavallo è oggetto di ricerca

Nel 2024 uno studio pubblicato su Anthrozoös ha esaminato il legame persona-cavallo dal punto di vista delle persone.

I ricercatori hanno raccolto attraverso un questionario le esperienze di persone che vivevano o lavoravano con cavalli, chiedendo tra le altre cose quanto tempo trascorressero con il proprio cavallo e che cosa rappresentasse per loro la relazione.

Le risposte descrivevano il legame attraverso elementi come la ricerca del contatto fisico, l'avvicinamento del cavallo, le vocalizzazioni alla presenza della persona, la fiducia e il rilassamento durante l'interazione.

Tra gli aspetti riportati dai partecipanti compariva anche la percezione che il cavallo potesse “sentire la mancanza” della persona o riconoscerla dopo periodi di separazione. Gli autori sottolineano però che nelle descrizioni dei partecipanti era presente una componente antropomorfica significativa.

Questo è un punto importante.

La ricerca può studiare ciò che le persone percepiscono e raccontano della relazione senza trasformare automaticamente queste percezioni in prove di ciò che il cavallo prova.

Nel 2025 arriva uno strumento specifico per misurare l'attaccamento della persona al cavallo

Un passo particolarmente interessante è arrivato nel 2025 con uno studio pubblicato su Anthrozoös.

Aada Ståhl, Alisa Viitanen, Océane Liehrmann e Milla Salonen hanno adattato al rapporto uomo-cavallo uno strumento precedentemente utilizzato per studiare l'attaccamento umano agli animali da compagnia.

È nato così l'Horse Attachment Questionnaire (HAQ).

La ricerca ha coinvolto 2.287 proprietari di cavalli provenienti da diversi Paesi. L'analisi ha individuato due dimensioni principali dell'attaccamento: ansia legata all'attaccamento ed evitamento dell'attaccamento. La struttura dello strumento è rimasta stabile anche nei confronti tra i due maggiori gruppi nazionali presenti nel campione, francesi e finlandesi.

Questo studio è particolarmente rilevante perché permette di parlare di attaccamento umano al cavallo utilizzando uno strumento psicometrico specificamente adattato alla relazione uomo-equino, invece di applicare semplicemente categorie sviluppate per cani e gatti.

E introduce direttamente nel campo equestre il concetto di attachment-related anxiety, cioè una componente ansiosa associata al legame di attaccamento.

Un'altra ricerca individua sei dimensioni del rapporto persona-cavallo

Nel 2025 è stato inoltre pubblicato uno studio, disponibile nella versione definitiva online nel 2025 e successivamente nell'Equine Veterinary Journal, dedicato allo sviluppo della Human–Equine Attachment Scale (HEAS).

Il lavoro di Richard H. Corrigan e colleghi ha analizzato i dati di 3.611 partecipanti, prevalentemente provenienti dal Regno Unito, con l'obiettivo di sviluppare uno strumento capace di misurare le diverse componenti dell'attaccamento umano al cavallo.

L'analisi finale ha individuato sei dimensioni:

Companionship, cioè compagnia;

Personal Wellbeing, il ruolo percepito del cavallo nel benessere personale;

Dependence, la dipendenza;

Status, la componente legata allo status;

Growth, la crescita personale;

e Sacrifice, il sacrificio.

Quest'ultima dimensione è particolarmente interessante nel caso dei cavalli perché considera anche l'investimento personale e finanziario richiesto dalla loro gestione.

Il cavallo, infatti, non è un animale che normalmente può essere integrato nella vita domestica come un cane o un gatto. La sua gestione richiede strutture, tempo, risorse economiche e organizzazione. Il rapporto può inoltre comprendere contemporaneamente dimensioni affettive, sportive, professionali e gestionali.

La HEAS nasce proprio per tenere conto di questa particolare complessità.

Ma cosa succede dall'altra parte? Il cavallo può avere difficoltà quando viene separato?

Qui entriamo in un campo diverso.

Nel maggio 2026 è stato pubblicato su Applied Animal Behaviour Science uno studio intitolato “Development of a consensus definition of ‘separation anxiety’ for horses”, dedicato proprio alla cosiddetta ansia da separazione nel cavallo.

È uno studio particolarmente importante perché non si limita a dare per scontato che determinati comportamenti equivalgano ad ansia da separazione: gli autori hanno cercato di costruire una definizione condivisa scientificamente, coinvolgendo proprietari e caregiver e successivamente un gruppo di esperti di comportamento equino.

Il lavoro parte da una caratteristica fondamentale dell'etologia del cavallo: l'equide è una specie fortemente sociale.

Per questo la separazione può assumere forme differenti.

Un cavallo può essere lasciato solo mentre il resto del gruppo rimane presente. Oppure può essere separato da un particolare compagno, pur continuando ad avere altri cavalli nelle vicinanze.

Queste due situazioni non sono necessariamente equivalenti.

Gli autori sottolineano infatti che la difficoltà può riguardare sia l'isolamento sociale sia la separazione da un individuo con il quale il cavallo ha una relazione particolarmente stretta.

Non è soltanto “essere lasciati soli”

Uno degli aspetti più interessanti dello studio del 2026 è proprio la complessità della sequenza di separazione.

I ricercatori hanno individuato otto differenti contesti, organizzati secondo due dimensioni: se il cavallo sta lasciando il gruppo oppure viene lasciato indietro e in quale fase della separazione si manifesta la risposta.

Sono state considerate, tra le altre, la fase di preparazione alla partenza, il momento in cui avviene effettivamente la separazione, la presenza di una prima barriera al contatto e la perdita del contatto.

Anche le risposte comportamentali possono essere diverse.

Tra i possibili segnali sono stati descritti un aumento dell'attivazione, dell'attività locomotoria e della vigilanza, ma anche risposte apparentemente opposte come l'apatia o l'inibizione di alcuni comportamenti di mantenimento.

Ed è proprio qui che la ricerca invita alla prudenza.

Gli stessi comportamenti possono comparire anche in altri contesti, compresi dolore, trasporto, ambienti inadeguati o altre condizioni di stress. Per questo un singolo comportamento non può essere considerato, isolatamente, una diagnosi di ansia da separazione.

Il compagno specifico può essere importante

Il lavoro del 2026 apre inoltre una questione molto interessante per la gestione quotidiana dei cavalli: la relazione tra gli individui che vengono separati.

Non è necessariamente la presenza o l'assenza di “un cavallo qualsiasi” a determinare la risposta.

In un animale sociale può avere importanza anche la separazione da un particolare compagno.

Gli autori indicano proprio la necessità di approfondire nelle ricerche future il ruolo della relazione tra il cavallo e l'individuo dal quale viene separato, distinguendo la perdita di un compagno particolarmente legato dalla semplice situazione di isolamento sociale.

Questa distinzione può avere conseguenze pratiche importanti nella gestione dei gruppi.

E la persona? La ricerca sta finalmente iniziando a misurarla

Se mettiamo insieme gli studi più recenti, emerge un quadro molto più interessante rispetto alla semplice domanda “il cavallo soffre quando viene separato?”.

La ricerca sta infatti iniziando a osservare due direzioni della relazione.

Da una parte, gli studi sul comportamento equino cercano di comprendere come i cavalli reagiscano alla separazione dai propri compagni e in quali circostanze questa possa rappresentare una situazione problematica.

Dall'altra, gli studi sull'attaccamento umano cercano di misurare quanto il rapporto con il cavallo sia importante per la persona e quali caratteristiche abbia questo legame.

Nel 2024, inoltre, una ricerca pubblicata su iScience ha evidenziato una sincronizzazione bidirezionale della variabilità della frequenza cardiaca tra persone e cavalli durante determinate interazioni. La direzione e l'intensità dell'accoppiamento fisiologico variavano in relazione alla familiarità e al tipo di interazione.

Questo non dimostra che uomo e cavallo provino le stesse emozioni, né che esista una sorta di “connessione emotiva” nel senso colloquiale del termine.

Dimostra però che le interazioni uomo-cavallo possono essere studiate anche attraverso parametri fisiologici misurabili, oltre che attraverso le osservazioni comportamentali.

Quando il legame della persona diventa limitante

Tornando alla domanda iniziale, quindi: può una persona sviluppare una forte ansia quando deve separarsi dal proprio cavallo?

La ricerca sull'attaccamento umano suggerisce che esiste una componente ansiosa nella relazione che può essere misurata. Ma gli studi specifici sull'uomo-cavallo non permettono ancora di affermare che esista, nel proprietario di cavalli, un fenomeno perfettamente sovrapponibile al disturbo d'ansia da separazione diagnosticato in ambito clinico.

Questa distinzione è importante.

Un forte coinvolgimento nella vita del proprio cavallo non è di per sé patologico.

La situazione diventa più problematica quando il rapporto e l'ansia associata alla separazione arrivano a limitare significativamente la vita della persona, per esempio rendendo impossibili viaggi, trasferte, vacanze o altre attività.

In quel caso non è l'esistenza di un legame stretto a essere necessariamente il problema, ma la sua eventuale componente disfunzionale.

Una questione di benessere, non di antropomorfismo

La ricerca più recente suggerisce dunque di superare una contrapposizione troppo semplice.

Non è necessario sostenere che il cavallo provi esattamente ciò che proverebbe una persona per riconoscere che la sua organizzazione sociale, le relazioni con i conspecifici e le modalità di separazione possono avere conseguenze sul comportamento e sul benessere.

Allo stesso modo, riconoscere che una persona può sviluppare un attaccamento molto forte al proprio cavallo non significa patologizzare automaticamente quella relazione.

Il punto interessante è proprio studiare che cosa accade realmente nei due individui della relazione, senza confondere le percezioni umane con le evidenze sul comportamento equino.

E forse questa è una delle direzioni più interessanti della ricerca futura: comprendere meglio non soltanto quanto siamo legati ai cavalli, ma anche come le nostre modalità di gestione e separazione possano influenzare il loro comportamento e il loro benessere.

Riferimenti scientifici

Ricci-Bonot, C., Costa, E. D., Houpt, K., Jones, M., Koch, V. W., Pearson, G., Randle, H., van Dierendonck, M., & Mills, D. S. (2026). Development of a consensus definition of “separation anxiety” for horses. Applied Animal Behaviour Science, 298, 106937.

Ståhl, A., Viitanen, A., Liehrmann, O., & Salonen, M. (2025). Psychometric Validation of the Adapted Pet Attachment Questionnaire in Measuring Human–Horse Attachment. Anthrozoös, 38, 281–297.

Corrigan, R. H., Williams, J. M., Pierard, M., et al. (2025/2026). Development of the Human–Equine Attachment Scale. Equine Veterinary Journal.

Merkies, K., Hayman, B., & Ijichi, C. L. (2024). Examining the Human–Horse Bond From the Human Perspective. Anthrozoös, 37, 231–244.

Callara, A. L., Scopa, C., Contalbrigo, L., et al. (2024). Unveiling directional physiological coupling in human-horse interactions. iScience, 27, 110857.

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