La piroplasmosi equina (PE) è una malattia parassitaria trasmessa principalmente dalle zecche e causata da due protozoi ematici: Theileria equi e Babesia caballi.
La malattia interessa gli equidi e ha una distribuzione geografica molto ampia. Può provocare febbre, anemia, debolezza e altri segni clinici, ma l'infezione non si manifesta necessariamente in modo evidente.
Questo rappresenta uno dei principali problemi epidemiologici della piroplasmosi equina.
Un cavallo può infatti essere infetto e apparire clinicamente sano.
Il problema dei portatori
Dopo l'infezione, alcuni cavalli possono rimanere portatori dei parassiti per periodi molto lunghi.
Questi animali possono rappresentare una fonte di infezione per le zecche vettori e contribuire quindi alla persistenza della malattia nelle popolazioni equine.
Per questo motivo l'identificazione degli animali infetti è importante anche quando non presentano sintomi evidenti.
La presenza di portatori asintomatici rende infatti più difficile il controllo della malattia, soprattutto nelle aree in cui sono presenti zecche capaci di trasmettere T. equi e B. caballi.
Il caso del Paraguay
Prima dello studio pubblicato nel 2023, lo stato epidemiologico della piroplasmosi equina in Paraguay non era adeguatamente documentato.
Il Paraguay presenta condizioni climatiche favorevoli alla presenza di numerose specie di zecche e diverse malattie trasmesse da questi vettori sono già note negli animali da allevamento.
I ricercatori hanno quindi formulato un'ipotesi molto semplice:
se nel Paese sono presenti vettori capaci di trasmettere i due parassiti, è possibile che anche i cavalli siano infetti.
Per verificarlo hanno effettuato uno studio molecolare su un numero molto elevato di animali.
545 cavalli apparentemente sani
Sono stati raccolti campioni di sangue da 545 cavalli apparentemente sani, provenienti da 16 dei 17 dipartimenti del Paraguay.
Il DNA estratto dai campioni è stato analizzato mediante test PCR specifici per individuare la presenza di Theileria equi e Babesia caballi.
La PCR permette di ricercare direttamente il materiale genetico del parassita e rappresenta quindi uno strumento particolarmente utile per identificare infezioni che potrebbero non essere evidenti attraverso la sola osservazione clinica.
Il risultato è stato significativo.
Theileria equi è stata identificata in 178 cavalli su 545, pari al 32,7% del campione.
Babesia caballi è stata invece identificata in 8 cavalli, pari all'1,5%.
Due cavalli, pari allo 0,4% dell'intero campione, risultavano infetti contemporaneamente da entrambe le specie.
Un dato importante: l'infezione non distingueva facilmente i cavalli
Le analisi non hanno evidenziato differenze significative nella positività a T. equi in relazione a:
razza;
sesso;
gruppo di età.
Questo significa che, almeno nella popolazione esaminata, non era possibile identificare un gruppo chiaramente protetto sulla base di queste caratteristiche.
La presenza del parassita non era quindi limitata a una particolare razza, a un sesso o a una determinata fascia d'età.
Cavalli infetti, ma senza alterazioni evidenti
Un altro risultato particolarmente interessante riguarda i parametri ematologici.
Nei cavalli con infezione singola da T. equi o B. caballi, i parametri ematologici risultavano sostanzialmente sovrapponibili a quelli degli animali non infetti.
Questo dato è importante perché mostra ancora una volta che l'assenza di evidenti alterazioni cliniche o laboratoristiche non esclude necessariamente la presenza dell'infezione.
I due cavalli coinfettati rappresentavano invece un'eccezione: presentavano valori di emoglobina ed ematocrito inferiori ai valori considerati normali.
Il numero estremamente ridotto di animali coinfettati — soltanto due — non permette naturalmente di generalizzare questo risultato.
Perché Theileria equi è particolarmente importante?
La differenza tra le due specie nel campione paraguaiano è stata molto marcata.
La positività a T. equi era oltre venti volte superiore a quella osservata per B. caballi.
Il risultato indica quindi che, nella popolazione studiata, T. equi aveva una presenza nettamente maggiore.
Questo non significa però che B. caballi sia epidemiologicamente irrilevante.
Anche una prevalenza relativamente bassa può avere importanza in presenza di vettori competenti e di cavalli portatori, soprattutto quando gli animali vengono spostati tra aree geografiche differenti.
Una malattia che interessa anche la movimentazione dei cavalli
La piroplasmosi equina non è soltanto una questione clinica.
La sua presenza può avere conseguenze importanti sulla movimentazione internazionale dei cavalli, sulle attività equestri, sul commercio e sulla gestione sanitaria delle popolazioni equine.
Un cavallo portatore può infatti non presentare segni clinici evidenti, ma risultare epidemiologicamente rilevante.
Per questo motivo i programmi di sorveglianza e i requisiti sanitari per la movimentazione dei cavalli possono includere test diagnostici specifici per la piroplasmosi.
La situazione epidemiologica non è inoltre uniforme nel mondo: la presenza dei parassiti dipende dalla distribuzione dei vettori, dalle popolazioni equine e dalle modalità di movimentazione degli animali.
Cosa ci insegna lo studio del Paraguay?
Il risultato più importante dello studio non è semplicemente che "in Paraguay ci sono cavalli con la piroplasmosi".
È che una percentuale elevata di cavalli apparentemente sani risultava positiva alla PCR per Theileria equi.
Quasi un cavallo su tre del campione risultava infatti positivo.
Questo cambia il modo in cui deve essere interpretata l'apparente assenza della malattia.
Una popolazione può contenere numerosi animali infetti senza che questi presentino necessariamente un quadro clinico evidente.
Per questo la sorveglianza epidemiologica non può basarsi soltanto sull'osservazione dei sintomi.
Una diagnosi da ricordare nei cavalli anemici
Gli autori concludono che la piroplasmosi equina dovrebbe essere considerata tra le diagnosi differenziali nei cavalli anemici visitati nelle strutture veterinarie del Paraguay.
Il dato è particolarmente importante perché l'anemia può avere numerose cause.
In un'area in cui circolano i parassiti e sono presenti i loro vettori, T. equi e B. caballi devono quindi essere presi in considerazione quando il quadro clinico è compatibile.
La diagnosi definitiva richiede naturalmente l'utilizzo di metodiche appropriate e l'interpretazione da parte del medico veterinario.
Un problema che supera i confini del Paraguay
La ricerca condotta in Paraguay rappresenta anche un esempio di un problema più generale.
Le malattie trasmesse da vettori possono espandersi o modificare la propria distribuzione geografica in relazione a numerosi fattori, tra cui ambiente, clima, presenza dei vettori, movimentazione degli animali e cambiamenti nelle popolazioni ospiti.
Per questo la sorveglianza della piroplasmosi equina non riguarda soltanto i Paesi nei quali la malattia è già conosciuta.
Individuare precocemente la presenza dei parassiti permette di comprendere meglio il rischio di trasmissione e di predisporre strategie di controllo adeguate.
Lo studio del Paraguay ha quindi un valore che va oltre i confini del Paese.
Dimostra quanto sia importante cercare l'infezione anche dove la sua presenza non è ancora stata adeguatamente documentata.
E soprattutto ricorda una regola fondamentale dell'epidemiologia:
un animale apparentemente sano non è necessariamente un animale non infetto.
Lo studio
Ahedor B., Sivakumar T., Rodriguez Valinotti M.F., Davaajav O., Yokoyama N., Acosta T. (2023).
PCR detection of Theileria equi and Babesia caballi in apparently healthy horses in Paraguay.
Veterinary Parasitology: Regional Studies and Reports, 39, 100835.
DOI: 10.1016/j.vprsr.2023.100835.
