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I cavalli scelgono di saltare? Cosa dice la ricerca

Il salto ostacoli è una delle discipline equestri più diffuse e, nel mondo dello sport, il cavallo viene addestrato a superare ostacoli di altezza e difficoltà crescenti seguendo un percorso stabilito.

Ma cosa succederebbe se fosse il cavallo a poter scegliere?

Preferirebbe saltare oppure aggirare l'ostacolo?

La domanda non è così semplice come potrebbe sembrare. Un cavallo che salta con facilità non dimostra necessariamente di avere una preferenza per il salto, così come un cavallo che rifiuta un ostacolo non dimostra necessariamente di non voler saltare.

Per questo è interessante tornare a uno studio condotto da Aleksandra Górecka-Bruzda e colleghi, e confrontarlo con ciò che la ricerca più recente ci permette oggi di osservare.

Lo studio della libera scelta

Lo studio “To jump or not to jump? Strategies employed by leisure and sport horses”, pubblicato nel 2013 sul Journal of Veterinary Behavior, è uno dei lavori più interessanti sul tema della scelta del cavallo di fronte a un ostacolo.

I ricercatori coinvolsero 18 cavalli da diporto e 16 cavalli da sport e predisposero una situazione sperimentale nella quale gli animali potevano scegliere fra due percorsi per raggiungere una ricompensa alimentare.

Un percorso era più breve, ma richiedeva di superare un ostacolo.

L'altro era più lungo e consentiva di aggirarlo.

L'altezza dell'ostacolo veniva progressivamente aumentata: 0, 20, 35 e 50 centimetri.

L'esperimento permetteva quindi di osservare non soltanto se il cavallo fosse capace di superare l'ostacolo, ma quale strategia utilizzasse quando disponeva di un'alternativa.

Il risultato è particolarmente interessante.

I cavalli non sceglievano sistematicamente di saltare. Nella situazione sperimentale, il superamento dell'ostacolo avveniva spesso camminandoci sopra o passandoci attraverso, mentre il salto rappresentava soltanto una parte delle strategie utilizzate.

La probabilità di scegliere il salto diminuiva inoltre con l'aumentare dell'altezza dell'ostacolo: l'85,3% dei cavalli superava saltando l'ostacolo di 20 cm, mentre la percentuale scendeva al 44,1% con l'ostacolo di 50 cm.

I cavalli sportivi utilizzavano il salto più frequentemente rispetto ai cavalli da diporto. Questo risultato non sorprende necessariamente: i cavalli sportivi erano anche quelli maggiormente abituati a quel tipo di esercizio.

Lo studio non consentiva però di stabilire con certezza perché un singolo cavallo scegliesse di saltare, aggirare o attraversare l'ostacolo.

Ed è proprio questo limite a essere importante.

Lo studio non dimostra che i cavalli “odiano saltare” o che il salto sia naturalmente sgradito alla specie.

Dimostra qualcosa di più preciso: quando era possibile scegliere fra un percorso con ostacolo e un percorso alternativo, i cavalli non mostravano una preferenza generale per il salto e la propensione a saltare diminuiva all'aumentare dell'altezza dell'ostacolo. (ScienceDirect)

Il cavallo sportivo è diverso?

Una delle differenze più interessanti osservate nello studio riguarda proprio l'esperienza.

I cavalli sportivi saltavano più frequentemente di quelli da diporto.

Questo non significa necessariamente che fossero “più motivati” in senso assoluto. Significa che il comportamento osservato può essere influenzato dalla storia individuale dell'animale, dall'addestramento e dalla familiarità con il compito.

La ricerca più recente sulla biomeccanica del salto conferma quanto sia importante considerare l'esperienza.

Uno studio pubblicato nel 2022 ha confrontato cavalli giovani e inesperti con cavalli più esperti utilizzando sistemi di sensori inerziali.

I cavalli inesperti mostravano una maggiore variabilità di diversi parametri del salto. Nei cavalli più esperti risultavano invece generalmente più stabili e precisi diversi aspetti della prestazione.

Sono state osservate differenze nella frequenza delle falcate di avvicinamento, nell'accelerazione al distacco, nell'altezza del salto e nell'energia rilevata all'atterraggio.

In particolare, i cavalli giovani e inesperti mostravano una maggiore energia all'atterraggio e una maggiore variabilità dei parametri biomeccanici. (ScienceDirect)

Questo dato è importante perché ricorda che “saltare” non è semplicemente una questione di superare un'altezza.

Il modo in cui il cavallo affronta l'ostacolo dipende anche da esperienza, coordinazione, velocità, distanza di battuta, tecnica e capacità di adattare il movimento.

Saltare è un comportamento naturale?

Qui è necessario fare attenzione alle parole.

I cavalli possono saltare e in determinate circostanze possono utilizzare il salto per superare un ostacolo.

Ma il fatto che un comportamento sia presente nel repertorio motorio della specie non significa automaticamente che venga scelto spontaneamente ogni volta che esiste un ostacolo.

In natura, infatti, il cavallo può utilizzare strategie differenti per superare una barriera: aggirarla, attraversarla, passarci sopra o saltarla, a seconda delle caratteristiche dell'ambiente e della situazione.

Il salto sportivo è però molto diverso.

Nel salto ostacoli il percorso viene stabilito da altri, l'altezza e la conformazione degli ostacoli sono determinate dall'organizzazione della gara e il cavallo deve affrontare una sequenza di ostacoli in condizioni prestabilite.

Per questo è scorretto utilizzare semplicemente l'espressione “il cavallo salta perché è naturale”.

La domanda scientificamente interessante è piuttosto un'altra:

in quali condizioni il salto rappresenta un compito compatibile con le capacità fisiche e comportamentali del singolo cavallo?

Il ruolo dell'esperienza

La ricerca biomeccanica recente mostra che l'esperienza modifica concretamente il modo in cui il cavallo affronta il salto.

Nel lavoro di Becker e Lewczuk del 2022, i cavalli con maggiore esperienza mostravano una minore variabilità dei parametri di salto rispetto ai soggetti giovani e inesperti.

Questo può essere interpretato come una maggiore precisione nell'esecuzione del compito, non come una prova di maggiore piacere.

È una distinzione fondamentale.

Prestazione e benessere non sono la stessa cosa.

Un cavallo può diventare molto efficiente nell'eseguire un esercizio perché è stato addestrato a farlo ripetutamente. La sua capacità di eseguire il compito non ci dice, da sola, quanto quel compito sia gradito, impegnativo o appropriato per quel soggetto.

Cosa succede durante una gara?

La ricerca più recente ha iniziato a osservare anche un'altra dimensione: i cosiddetti comportamenti di conflitto.

Nel 2026 è stato pubblicato uno studio che ha analizzato 120 binomi durante competizioni di salto ostacoli di alto livello in Brasile.

I ricercatori hanno esaminato video delle gare al rallentatore, registrando comportamenti come scuotimento della testa, movimento della coda, iperflessione del collo, eccessiva trazione delle redini, calci, sgroppate, impennate e disobbedienze.

Tutti i 120 cavalli osservati hanno manifestato almeno un comportamento classificato nello studio come comportamento di conflitto.

Lo scuotimento della testa è stato registrato nel 100% dei cavalli e il movimento della coda nel 45,83%.

Gli altri comportamenti erano molto meno frequenti e, nella maggior parte dei casi, si osservavano pochi episodi durante il percorso. (PubMed)

Questo risultato deve essere interpretato con prudenza.

La presenza di un comportamento di conflitto non consente, da sola, di diagnosticare dolore o di concludere che il cavallo non voglia partecipare alla gara.

Gli stessi autori sottolineano la necessità di ulteriori studi per comprendere meglio le relazioni fra questi comportamenti, sesso del cavallo, attrezzatura, addestramento e livello del cavaliere. (DOI)

Ma il dato ha comunque un valore importante per il benessere.

Significa che durante una prova di salto possono comparire segnali comportamentali che meritano di essere osservati e interpretati, anziché essere automaticamente considerati semplice “disobbedienza”.

Un rifiuto non è necessariamente un problema di addestramento

Un cavallo che si ferma davanti a un ostacolo può avere molte ragioni per farlo.

Può esserci un problema di esperienza, equilibrio, distanza di battuta, percezione dell'ostacolo, preparazione fisica, capacità tecnica, ambiente, attrezzatura oppure una condizione dolorosa.

Per questo trasformare ogni rifiuto in un problema di obbedienza può essere rischioso.

Lo stesso vale per il comportamento opposto.

Il fatto che un cavallo superi un ostacolo non dimostra automaticamente che il compito sia appropriato per quel soggetto.

La capacità di eseguire un esercizio e la sua compatibilità con il benessere dell'animale devono essere valutate separatamente.

L'altezza non è l'unico parametro

Lo studio di Górecka-Bruzda mostrava una diminuzione della propensione al salto con l'aumentare dell'altezza.

La ricerca biomeccanica successiva ci permette però di aggiungere un elemento importante: l'altezza dell'ostacolo è soltanto uno dei fattori che determinano la difficoltà del compito.

Contano anche la velocità di avvicinamento, la distanza di battuta, il tipo di ostacolo, la superficie, la sequenza degli ostacoli, la preparazione del cavallo, la sua esperienza e le sue caratteristiche individuali.

Anche l'atterraggio rappresenta una fase biomeccanicamente rilevante.

Nel lavoro del 2022, per esempio, l'energia all'atterraggio risultava maggiore nei cavalli giovani e inesperti rispetto ai gruppi più esperti. (ScienceDirect)

Non significa che ogni salto sia dannoso.

Significa che il salto è un'attività fisicamente impegnativa e che la valutazione del carico non può essere ridotta semplicemente al numero scritto sul cartello dell'ostacolo.

Quindi: saltare o non saltare?

La ricerca scientifica non ci permette di dare una risposta universale.

Non possiamo dire che i cavalli siano naturalmente contrari al salto.

Non possiamo nemmeno dire che un cavallo che salta volentieri sia necessariamente in una condizione di benessere ottimale.

Possiamo però dire alcune cose con maggiore sicurezza.

Quando hanno avuto la possibilità di scegliere, i cavalli studiati da Górecka-Bruzda e colleghi non hanno mostrato una preferenza generale per il salto rispetto all'aggiramento dell'ostacolo.

La propensione a saltare diminuiva all'aumentare dell'altezza.

I cavalli sportivi saltavano più frequentemente dei cavalli da diporto, evidenziando quanto esperienza e addestramento possano influenzare il comportamento.

Gli studi biomeccanici più recenti mostrano inoltre che esperienza ed età modificano il modo in cui il cavallo affronta il salto e la variabilità dei suoi movimenti.

Infine, le ricerche più recenti sul comportamento durante le competizioni mostrano che anche nel salto ostacoli possono essere osservati comportamenti di conflitto che meritano una valutazione attenta. (ScienceDirect)

La conclusione più corretta, quindi, non è “i cavalli non vogliono saltare”.

È un'altra:

il fatto che un cavallo possa saltare non significa che debba necessariamente saltare, né che debba saltare a qualsiasi altezza, con qualsiasi frequenza e in qualsiasi condizione.

La domanda più importante non dovrebbe essere soltanto:

“Quanto può saltare questo cavallo?”

Ma:

“Questo compito è appropriato per questo cavallo, in queste condizioni, oggi?”

È una differenza sostanziale.

Perché nel momento in cui il salto diventa sport, la responsabilità non consiste soltanto nel preparare il cavallo a superare l'ostacolo.

Consiste anche nel riconoscere quando il compito supera le sue capacità, quando compaiono segnali che richiedono attenzione e quando la prestazione dovrebbe lasciare spazio alla tutela del benessere.

Riferimenti scientifici

Górecka-Bruzda A., Jastrzębska E., Muszyńska A., Jędrzejewska E., Jaworski Z., Jezierski T., Murphy J. (2013). To jump or not to jump? Strategies employed by leisure and sport horses. Journal of Veterinary Behavior, 8(4), 253–260. DOI: 10.1016/j.jveb.2012.10.003.

Becker K., Lewczuk D. (2022). Variability of Jump Biomechanics Between Horses of Different Age and Experience Using Commercial Inertial Measurement Unit Technology. Journal of Equine Veterinary Science, 119, 104146. DOI: 10.1016/j.jevs.2022.104146.

Becker K., Lewczuk D. (2022). Phenotypic correlations between jump and gaits characteristics measured by inertial measurement units in horse jumping training – preliminary results. Livestock Science, 266, 105112. DOI: 10.1016/j.livsci.2022.105112.

Nothaft I.T., Padilha F.G.F., Meriade G.B., Leite J.S., Ferreira A.M.R. (2026). Conflict Behaviour Frequency During Show Jumping Competitions: A Practical Study. Animals, 16(11), 1620. DOI: 10.3390/ani16111620.

 

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