I cavalli hanno bisogno di movimento durante tutto l'anno e, quando le condizioni meteorologiche rendono impraticabili i terreni naturali, le arene ad uso equestre permettono di continuare l'attività in condizioni più controllate.
Negli ultimi decenni si sono diffuse superfici sintetiche progettate per migliorare drenaggio, durata, stabilità e praticabilità. Tra queste, una delle più utilizzate è costituita da sabbia miscelata con gomma ricavata da pneumatici fuori uso.
Il recupero degli pneumatici può sembrare, a prima vista, un buon esempio di economia circolare: un materiale difficile da smaltire viene trasformato in una nuova risorsa. Ma riciclare un rifiuto non significa necessariamente eliminare il suo impatto ambientale.
La domanda, quindi, non è semplicemente se la gomma riciclata "funzioni" in un'arena.
La domanda è più ampia: quali vantaggi offre al cavallo e quali conseguenze può avere il suo impiego sull'ambiente?
Perché si usa la gomma nelle arene?
Le superfici equestri devono rispondere a esigenze diverse: devono garantire una certa stabilità, permettere un adeguato drenaggio, limitare la formazione di fango e mantenere caratteristiche relativamente uniformi anche in condizioni meteorologiche variabili.
La gomma triturata viene generalmente miscelata con sabbia o altri materiali e può contribuire a modificare elasticità, capacità di assorbimento degli impatti e comportamento della superficie.
In alcune condizioni può inoltre contribuire a ridurre la formazione di polvere.
Uno studio condotto specificamente in un'arena equestre ha rilevato che l'aggiunta di gomma riciclata alla sabbia riduceva significativamente le concentrazioni di particolato fine durante le attività di equitazione. Questo è un elemento importante, perché dimostra che il rapporto fra gomma e qualità dell'aria non può essere descritto semplicemente come "gomma uguale più polvere".
La superficie deve quindi essere valutata nel suo insieme e in relazione alle sue caratteristiche fisiche e alla manutenzione.
Una superficie sintetica è automaticamente più sicura?
No.
La ricerca sulla biomeccanica delle superfici equestri suggerisce che non sia sufficiente distinguere semplicemente fra superfici "naturali" e "sintetiche".
Contano caratteristiche come consistenza, compattazione, umidità, profondità e capacità della superficie di deformarsi sotto il carico.
Studi condotti su diverse arene hanno mostrato che le proprietà meccaniche della superficie possono modificare il modo in cui le forze vengono trasmesse agli arti del cavallo.
Una ricerca pubblicata nel 2023 ha inoltre evidenziato un ruolo particolarmente importante della compattazione: una superficie maggiormente compattata era associata a forze di impatto e decelerazioni più elevate.
Questo significa che la manutenzione dell'arena non è un dettaglio secondario.
Una superficie ben progettata ma mal mantenuta può comportarsi in modo molto diverso dalla stessa superficie correttamente preparata.
Per questo motivo, non esiste oggi una base scientifica sufficiente per affermare che una superficie sintetica sia, in quanto tale, più sicura di una superficie naturale.
Ma cosa contiene davvero la gomma degli pneumatici?
Gli pneumatici non sono costituiti semplicemente da "gomma".
Sono materiali complessi che contengono gomma naturale e sintetica, nerofumo, silice, metalli, fibre e numerosi additivi utilizzati durante il processo di produzione.
Quando uno pneumatico viene triturato, il materiale conserva parte di questa composizione.
Il problema ambientale nasce quindi da una domanda precisa: cosa succede quando milioni di piccoli frammenti di pneumatico vengono lasciati per anni all'aperto?
La ricerca sperimentale ha documentato il rilascio di diverse sostanze dai materiali derivati dagli pneumatici, tra cui zinco, idrocarburi policiclici aromatici (IPA/PAH), benzotiazolo e altri composti organici.
Il rilascio non è però costante né uguale per tutti i materiali.
Può dipendere dalla composizione dello pneumatico, dalla dimensione delle particelle, dall'età del materiale, dall'esposizione ai raggi UV, dalla temperatura, dall'acqua e dalle caratteristiche del terreno.
È quindi scorretto sostenere che ogni arena in gomma produca automaticamente livelli pericolosi di contaminazione.
È altrettanto scorretto considerare il materiale completamente inerte.
Il problema del percolato
Quando la pioggia attraversa una superficie contenente gomma triturata, l'acqua può entrare in contatto con le particelle e con le sostanze presenti nel materiale.
Una parte può essere trasferita nell'acqua di drenaggio.
Gli studi di laboratorio hanno evidenziato il rilascio di metalli e composti organici dai materiali derivati dagli pneumatici. In particolare, lo zinco può essere rilasciato in quantità variabili in funzione delle condizioni sperimentali, mentre altri composti possono mostrare un rilascio più intenso nelle fasi iniziali di esposizione.
Non è quindi corretto ridurre il fenomeno alla semplice affermazione secondo cui "dopo 30 giorni la lisciviazione finisce".
Il comportamento del materiale può essere molto più complesso e dipende dalle condizioni ambientali e dalla composizione dello specifico prodotto.
Per un'arena collocata in prossimità di corsi d'acqua, fossi, terreni agricoli o sistemi di drenaggio, questo aspetto merita particolare attenzione.
E poi ci sono le microplastiche
C'è un altro problema che oggi non può più essere ignorato: la dispersione fisica del materiale.
I granuli di gomma non rimangono necessariamente tutti all'interno dell'arena.
Possono essere trasportati dagli zoccoli, dalle attrezzature per la manutenzione, dal vento e dall'acqua.
Possono inoltre essere dispersi durante le operazioni di pulizia o insieme al materiale organico rimosso dall'arena.
Quando il materiale viene perso nell'ambiente, non scompare.
La gomma derivata dagli pneumatici è infatti una fonte riconosciuta di particelle di natura polimerica e di sostanze associate agli pneumatici.
L'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha identificato i granuli utilizzati come riempitivo nei campi sportivi tra le principali fonti di rilascio intenzionale di microplastiche nell'ambiente.
L'Unione europea ha successivamente introdotto restrizioni sulle microplastiche intenzionalmente aggiunte ai prodotti, comprendendo anche gli infill granulari utilizzati nelle superfici sportive.
Questo non significa che ogni arena equestre contenente gomma costituisca un rischio ambientale significativo.
Significa però che il problema della dispersione non può più essere liquidato come una semplice questione estetica o di manutenzione.
La gomma nell'ambiente rurale
Un'arena equestre non è un impianto isolato.
Si trova spesso all'interno di aziende agricole, centri ippici o aree rurali dove sono presenti suolo, vegetazione, fossati, corsi d'acqua e terreni destinati ad altre attività.
Questo rende particolarmente importante il contenimento del materiale.
Una piccola quantità persa occasionalmente può sembrare irrilevante.
La questione cambia quando lo stesso fenomeno si ripete per anni su migliaia di strutture.
È proprio questa la differenza fra valutare il rischio di una singola particella e valutare l'impatto ambientale di un materiale utilizzato su larga scala.
E il cavallo?
Anche qui è necessario evitare conclusioni semplicistiche.
Non abbiamo evidenze sufficienti per affermare che l'utilizzo di crumb rubber nelle arene provochi automaticamente malattie nei cavalli.
D'altra parte, la presenza di contaminanti, particelle e polveri in un ambiente nel quale gli animali respirano, si muovono e vengono quotidianamente a contatto con il terreno merita di essere studiata.
Il fatto che una sostanza possa essere rilasciata dal materiale non significa automaticamente che raggiunga una concentrazione capace di provocare un danno biologico.
Per stabilire un rischio sanitario reale servono infatti informazioni sulla dose, sull'esposizione e sulla durata dell'esposizione.
È una distinzione fondamentale.
La ricerca scientifica disponibile consente di parlare di potenziale esposizione e di problemi ambientali documentati, ma non autorizza a trasformare ogni presenza di gomma in un'affermazione di tossicità per il cavallo.
Anche la salute respiratoria richiede cautela
La qualità dell'aria nelle arene è un tema importante.
Polvere, particolato e materiale sospeso possono rappresentare un problema soprattutto negli ambienti chiusi o scarsamente ventilati.
Ma anche in questo caso la letteratura non permette di concludere che la gomma da pneumatici sia sempre la causa principale della polvere.
Come abbiamo visto, in alcune condizioni l'aggiunta di crumb rubber alla sabbia ha addirittura ridotto il particolato misurato nell'arena.
La qualità dell'aria dipende da numerosi fattori: composizione della superficie, umidità, ventilazione, manutenzione, traffico degli animali e condizioni meteorologiche.
Anche questa è una ragione per cui servono valutazioni basate sulla superficie specifica e non semplicemente sul nome del materiale.
Il vero problema: il bilancio complessivo
La gomma da pneumatici presenta indubbi vantaggi pratici.
È resistente, non biodegrada rapidamente, può modificare le proprietà meccaniche della sabbia e può contribuire alla praticabilità dell'arena in condizioni meteorologiche difficili.
Ma proprio la sua resistenza rappresenta anche una delle questioni ambientali.
Un materiale che non si degrada facilmente può essere utile come superficie sportiva, ma se viene disperso nell'ambiente può rimanervi a lungo.
Il concetto di "riciclo" non dovrebbe quindi fermarsi al momento in cui un rifiuto viene trasformato in un nuovo prodotto.
Bisognerebbe considerare l'intero ciclo di vita:
da dove proviene il materiale, cosa contiene, come viene utilizzato, quanto dura, quanto viene disperso, cosa succede quando piove e come viene smaltito alla fine della sua vita utile.
È questo il punto centrale della questione.
Riciclare non significa automaticamente rendere innocuo
L'impiego di pneumatici fuori uso nelle superfici sportive nasce da una logica comprensibile: trasformare un rifiuto problematico in una risorsa.
Ma il recupero di materia non elimina necessariamente le caratteristiche chimiche del materiale originale.
Il fatto che uno pneumatico venga triturato invece di essere abbandonato non significa che tutti i suoi componenti diventino improvvisamente innocui.
Allo stesso tempo, sarebbe sbagliato concludere che ogni materiale riciclato sia necessariamente peggiore delle alternative.
La valutazione deve essere comparativa.
Anche sabbia, fibre sintetiche, moquette triturata e altri materiali possono avere costi ambientali, problemi di produzione, dispersione o smaltimento.
La domanda corretta non è quindi:
"La gomma è buona o cattiva?"
La domanda è:
"Quale superficie offre il miglior compromesso fra benessere e sicurezza del cavallo, prestazioni, durata, manutenzione e impatto ambientale?"
Ed è una domanda alla quale la ricerca non ha ancora dato una risposta universale.
Cosa può fare una struttura equestre?
Finché la ricerca non consentirà di stabilire una superficie universalmente migliore, è possibile intervenire almeno sulla gestione.
Una struttura che utilizza gomma riciclata può:
scegliere prodotti con composizione e provenienza documentate;
chiedere al produttore informazioni sulla composizione e sui contaminanti potenzialmente rilasciabili;
verificare il sistema di drenaggio e il destino delle acque;
evitare che il materiale raggiunga fossati e corsi d'acqua;
utilizzare sistemi di contenimento lungo i bordi dell'arena;
controllare periodicamente la quantità di materiale disperso;
registrare i rabbocchi e verificare quanto materiale viene perso nel tempo;
ridurre il trasporto del materiale fuori dall'arena;
predisporre sistemi adeguati per la gestione delle acque di lavaggio;
evitare che residui di gomma vengano dispersi insieme al letame o utilizzati inconsapevolmente come ammendante agricolo;
mantenere correttamente la superficie, perché la manutenzione influenza anche le caratteristiche biomeccaniche dell'arena.
Una nuova domanda per l'equitazione
Per molti anni la discussione sulle superfici equestri è stata dominata da una domanda: quale materiale permette di ottenere l'arena migliore?
Oggi sarebbe opportuno aggiungerne un'altra:
quale materiale permette di ottenere una buona arena senza trasferire il problema dall'impianto all'ambiente?
La ricerca disponibile suggerisce che non esiste una risposta semplice.
La gomma riciclata può avere caratteristiche funzionali interessanti e, in determinate condizioni, persino ridurre la produzione di particolato.
Ma i materiali derivati dagli pneumatici possono anche rilasciare sostanze nell'ambiente e rappresentare una fonte di particelle persistenti quando vengono dispersi.
Per questo motivo, la loro sostenibilità non dovrebbe essere data per scontata soltanto perché provengono da un processo di riciclo.
La vera sostenibilità richiede di considerare contemporaneamente cavallo, persona, superficie e ambiente.
E soprattutto richiede di continuare a fare ricerca.
Perché trasformare un rifiuto in una risorsa è certamente meglio che abbandonarlo.
Ma trasformare un rifiuto in un nuovo problema ambientale non è economia circolare.
Fonti scientifiche e istituzionali
ECHA, Recycled rubber infill causes a very low level of concern.
ECHA, Granules and mulches on sports pitches and playgrounds.
Prosser et al., studi sul rilascio di contaminanti dai materiali derivati dagli pneumatici.
Wik et al., studi sulla lisciviazione dello zinco dai materiali derivati dagli pneumatici.
UC Davis / Stover e collaboratori, studi sulle proprietà biomeccaniche delle superfici equestri.
Studi pubblicati su Journal of Equine Veterinary Science relativi a particolato e superfici con crumb rubber.
Studi sperimentali sul comportamento dei materiali derivati dagli pneumatici sottoposti a invecchiamento e lisciviazione.
Nota editoriale: le conclusioni sull'eventuale rischio sanitario per cavalli e persone devono essere mantenute distinte dalle evidenze sul rilascio ambientale. La presenza di un contaminante nel materiale o nel percolato non dimostra, da sola, un danno clinico.
