Il fenilbutazone, comunemente chiamato Bute, è uno dei farmaci antinfiammatori più utilizzati nella medicina equina.
Appartiene alla categoria dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) ed è impiegato per ridurre dolore, infiammazione e febbre in numerose patologie ortopediche e muscoloscheletriche.
È disponibile sotto forma di pasta orale, compresse, polvere e soluzione iniettabile, ma il suo impiego deve sempre avvenire sotto controllo veterinario.
Come agisce il fenilbutazone?
Il fenilbutazone riduce la produzione delle prostaglandine, sostanze coinvolte nei processi infiammatori e nella percezione del dolore.
Lo stesso meccanismo che ne determina l'efficacia terapeutica può però ridurre anche la protezione naturale dello stomaco, dell'intestino e dei reni, soprattutto quando il farmaco viene utilizzato a dosi elevate o per periodi prolungati.
Quando può diventare tossico?
La tossicità può comparire:
in caso di sovradosaggio;
dopo trattamenti troppo lunghi;
quando vengono associati più FANS senza indicazione veterinaria;
nei cavalli disidratati;
nei puledri;
nei cavalli anziani;
nei soggetti con malattie renali, epatiche o gastrointestinali.
Ogni cavallo può avere una sensibilità diversa al farmaco, per cui anche dosi considerate corrette possono causare effetti indesiderati in alcuni soggetti.
Sintomi della tossicità
I primi segnali possono essere poco evidenti.
Tra i sintomi più frequenti troviamo:
riduzione dell'appetito;
abbattimento;
diarrea;
coliche;
ulcere della bocca;
digrignamento dei denti;
perdita di peso;
edema degli arti o del ventre dovuto alla perdita di proteine;
riduzione della produzione di urina nei casi di danno renale.
Nei casi più gravi possono svilupparsi:
ulcere gastriche;
ulcere del colon;
colite dorsale destra, una delle complicanze più caratteristiche dell'uso prolungato del fenilbutazone;
insufficienza renale;
alterazioni degli elettroliti;
anemia e diminuzione delle proteine nel sangue.
Le lesioni epatiche sono possibili ma risultano meno frequenti rispetto ai danni gastrointestinali e renali.
Come viene diagnosticata?
Il veterinario raccoglierà innanzitutto informazioni sull'utilizzo del farmaco e sulla durata della terapia.
Gli accertamenti possono comprendere:
visita clinica;
esami del sangue;
valutazione della funzionalità renale;
misurazione delle proteine plasmatiche;
controllo degli elettroliti;
ecografia addominale;
gastroscopia se si sospettano ulcere gastriche.
La diagnosi precoce migliora sensibilmente la prognosi.
Trattamento
La prima misura consiste nella sospensione del fenilbutazone, esclusivamente su indicazione del veterinario.
Successivamente il trattamento viene adattato alle condizioni del cavallo e può comprendere:
fluidoterapia endovenosa;
farmaci protettori dello stomaco;
terapia specifica per le ulcere intestinali;
correzione degli squilibri elettrolitici;
dieta facilmente digeribile e ricca di fibra;
monitoraggio della funzione renale.
Nei casi più gravi può essere necessario il ricovero in una clinica veterinaria.
L'intervento chirurgico è raro e viene preso in considerazione solo in presenza di complicazioni particolarmente severe, come perforazioni intestinali o altre lesioni chirurgiche.
Si può prevenire?
Sì.
Il modo migliore per evitare la tossicità consiste nell'utilizzare il fenilbutazone solo quando realmente necessario e sempre seguendo le indicazioni del veterinario.
È importante:
rispettare dosi e durata della terapia;
non associare diversi FANS senza prescrizione;
garantire sempre un'adeguata idratazione;
monitorare attentamente i cavalli sottoposti a trattamenti prolungati;
eseguire controlli clinici e, se necessario, esami del sangue durante le terapie di lunga durata.
Esistono alternative?
Oggi la medicina veterinaria dispone anche di altri FANS, come flunixin meglumine, ketoprofene, firocoxib e meloxicam.
La scelta del farmaco dipende dalla patologia da trattare, dall'età del cavallo, dalle eventuali malattie concomitanti e dalla durata prevista della terapia.
Non esiste un antinfiammatorio "migliore" in assoluto: ogni molecola presenta vantaggi e possibili effetti indesiderati.
Quando contattare subito il veterinario
È opportuno interrompere la somministrazione del farmaco e richiedere una visita se il cavallo manifesta:
perdita dell'appetito;
diarrea;
coliche;
ulcere nella bocca;
abbattimento improvviso;
diminuzione della produzione di urina;
edema degli arti o dell'addome.
Riconoscere precocemente i segni della tossicità consente nella maggior parte dei casi di intervenire prima che si sviluppino complicazioni gravi.
Il fenilbutazone rimane uno dei farmaci più efficaci per il controllo del dolore nel cavallo, ma, come tutti i FANS, deve essere utilizzato con prudenza. Il suo impiego non dovrebbe mai sostituire la ricerca della causa del dolore, bensì accompagnare un percorso diagnostico e terapeutico mirato.
