Dalla promessa di una vita al pascolo alle gare agonistiche: a processo lo stesso imputato già condannato nel 2020
Un nuovo caso di presunta ricettazione di cavalli riporta all’attenzione delle autorità e dell’opinione pubblica possibili dinamiche illecite nel settore, spesso a danno di cavalli non più voluti dai legittimi proprietari per diverse ragioni.
La vicenda trae origine dalla segnalazione di una cittadina di Padova, ex proprietaria di un cavallo ceduto tramite annuncio online a un uomo che aveva garantito di offrirgli una vita serena come animale da compagnia, per sé e per la propria famiglia, in Toscana. Una scelta maturata anche alla luce delle condizioni fisiche dell’animale, già valutate da un veterinario veneto come non compatibili con attività sportive.
A distanza di mesi, però, il cavallo è stato rintracciato in provincia di Salerno, dove sarebbe stato venduto a un maneggio e impiegato in attività agonistiche, in apparente contrasto con il suo stato di salute.
Il ritrovamento, unitamente alla presenza di documentazione sospettata di falsificazione per il trasferimento di proprietà verso una scuola di equitazione, ha dato origine al procedimento attualmente in corso. Secondo gli elementi raccolti, il meccanismo ipotizzato prevederebbe l’acquisizione di cavalli a fine carriera ceduti gratuitamente tramite annunci online, mediante dichiarazioni ingannevoli circa la loro destinazione, e il successivo utilizzo per finalità diverse, con possibile lucro da parte di chi si propone come “adottante”.
Sviluppi giudiziari
Nella mattinata odierna si è svolta l’udienza predibattimentale. Le due associazioni animaliste presenti non sono riuscite a costituirsi parte civile, mentre è stata ammessa la costituzione della proprietaria del cavallo, difesa dall'Avv. Michela Masoero del Foro di Torino, che ha contestualmente richiesto il sequestro dell’animale, tuttora impiegato in competizioni sportive in provincia di Salerno.
L’imputato ha richiesto l’accesso al rito abbreviato. Il procedimento proseguirà nei prossimi mesi.
Precedenti specifici e profili di recidiva
La vicenda assume particolare rilievo alla luce di un precedente del 2020 riferito al medesimo imputato.
In quel caso, il soggetto — allora operante nel settore ippico toscano — utilizzava un falso profilo per rispondere ad annunci di ricollocamento di cavalli, dichiarando di volerli destinare all’ippoterapia. Gli animali venivano invece trasferiti verso altri circuiti.
La vicenda aveva avuto risonanza nazionale, anche grazie a un servizio televisivo del programma Le Iene.
Dal caso erano scaturiti due procedimenti distinti: uno per lesioni nei confronti di un inviato televisivo, conclusosi con condanna in primo grado, e uno relativo ai cavalli. In quest’ultimo, l’ipotesi di ricettazione era stata archiviata, mentre il processo per truffa (art. 494 c.p. – sostituzione di persona) si era concluso il 22 dicembre 2020 con una condanna a 4 mesi di reclusione (pena sospesa), oltre al pagamento delle spese processuali. In quel procedimento risultava parte lesa l’associazione Horse Angels odv.
Alla luce della reiterazione di condotte analoghe, il nuovo procedimento assume un rilievo particolare anche sotto il profilo della possibile recidiva.
Omertà e criticità del sistema
Secondo quanto raccolto da Horse Angels odv, a carico del medesimo soggetto risultano ulteriori segnalazioni e denunce in diverse località italiane, riconducibili a un analogo modus operandi: acquisizione gratuita di cavalli e successiva perdita di tracciabilità degli stessi.
Le indagini risultano in alcuni casi condizionate dalla difficoltà di acquisire testimonianze. In almeno un episodio, un operatore del settore ha rifiutato di collaborare dichiarando il timore di possibili ritorsioni.
Il quadro complessivo solleva interrogativi anche sulla possibile esistenza di una rete più ampia. Appare infatti difficile ipotizzare che un’attività reiterata su più territori possa essere gestita da un unico soggetto, senza il coinvolgimento di ulteriori figure. Tuttavia, tali eventuali profili restano al vaglio degli inquirenti.
Alla luce degli elementi raccolti in più segnalazioni, emerge inoltre come alcune figure ricorrenti — tra cui soggetti coinvolti nel trasporto e nella gestione dei passaggi — compaiano in più episodi analoghi. Un aspetto che, secondo l’associazione, meriterebbe ulteriori approfondimenti investigativi per verificare l’eventuale esistenza di un sistema organizzato.
Conclusioni
Il caso in esame non appare isolato, ma indicativo di una problematica più ampia. La gestione dei cavalli a fine carriera, spesso ceduti gratuitamente nella speranza di garantire loro una vita migliore, si conferma un ambito vulnerabile che richiede maggiore attenzione, controlli più efficaci e strumenti di tracciabilità adeguati.
Portare nuovamente alla luce queste dinamiche può contribuire ad accrescere la consapevolezza sui rischi del ricollocamento “fai da te”, oggi ancora la principale modalità (del resto circa l'unica disponibile visti i numeri dei cavalli in esubero in Italia) per la gestione dei sogetti non più utilizzati.

