In memoria di Doncaster Magic (2014–2019).
Il 31 agosto 2019, all'ippodromo delle Bettole di Varese, durante una corsa al galoppo, Doncaster Magic, conosciuto negli ambienti dell'ippica come Lo Squalo, riportò una gravissima frattura a un arto. L'infortunio, avvenuto in diretta davanti al pubblico, rese necessaria l'eutanasia.
Per il mondo delle corse, la gara proseguì. Per Doncaster Magic, invece, quel giorno segnò la fine della vita.
Lo speaker parlò di una "quasi tragedia". Un'espressione che colpisce ancora oggi. Se a perdere la vita fosse stata una persona, probabilmente nessuno avrebbe aggiunto quel "quasi". Quando a morire è un cavallo impiegato nello spettacolo sportivo, invece, il lutto sembra consumarsi in pochi istanti, senza suscitare una riflessione collettiva.
Nell'ippica il cavallo è spesso definito, anche nei documenti tecnici, un "prodotto". Una terminologia che riflette un'impostazione economica della filiera e che contribuisce a normalizzare un concetto: quando un atleta equino si rompe in pista, viene rapidamente sostituito e la competizione continua.
Le immagini televisive raccontano anche questo. La regia si sposta immediatamente sul prosieguo della corsa, mentre il cavallo ferito scompare dall'inquadratura. Il pubblico assiste allo spettacolo; ciò che accade dietro le quinte raramente entra nel racconto ufficiale.
Nei giorni successivi circolarono sui social testimonianze secondo cui Doncaster Magic avrebbe manifestato difficoltà a entrare nelle gabbie di partenza e sarebbe partito in ritardo rispetto agli altri concorrenti. Si trattava di affermazioni diffuse online e mai accertate giudizialmente, ma ponevano comunque una domanda legittima: l'incidente avrebbe potuto essere evitato?
Per cercare una risposta, Horse Angels ODV presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Varese, chiedendo di verificare se vi fossero profili di responsabilità nella gestione dell'accaduto.
Il 26 maggio 2021 l'associazione ricevette la comunicazione dell'archiviazione del procedimento.
Nel provvedimento si legge:
"Non sono emersi elementi utili per l'identificazione dei responsabili o comunque per l'ulteriore prosecuzione delle indagini preliminari che, di fatto, riconducono l'incidente ad un infortunio avvenuto per casualità."
Horse Angels prende atto della decisione dell'autorità giudiziaria. Tuttavia, questa vicenda si inserisce in un quadro più ampio che l'associazione osserva da anni: quando un cavallo perde la vita durante una corsa, una manifestazione storica o un altro evento sportivo, nella maggior parte dei casi la morte viene ricondotta a una fatalità o a un incidente, senza che emergano responsabilità penalmente rilevanti.
Questo non significa che non vi siano interrogativi da porsi.
Ogni decesso dovrebbe rappresentare un'occasione per analizzare le cause, valutare se fossero presenti fattori di rischio prevenibili e individuare eventuali misure capaci di evitare che episodi analoghi si ripetano. È questo il principio che dovrebbe guidare qualunque disciplina sportiva in cui siano coinvolti animali.
Doncaster Magic non può più raccontare ciò che accadde quel giorno. Resta però il dovere di continuare a chiedersi se ogni morte possa davvero essere considerata inevitabile o se, al contrario, alcune tragedie possano essere prevenute attraverso regole, controlli e una diversa concezione del rapporto tra spettacolo e benessere animale.
Questo ricordo è dedicato a Doncaster Magic, perché nessuna morte dovrebbe essere archiviata semplicemente come una fatalità senza che si continui a cercare di imparare qualcosa da ciò che è accaduto.

