Confermate le condanne nel processo “Pista di Sabbia” a Messina
Messina – La Corte d’Appello di Messina ha confermato le condanne per nove persone coinvolte nell’organizzazione di corse clandestine di cavalli nella provincia. Le pene, decise in primo grado nel 2015, vanno da un anno fino a oltre cinque anni di reclusione. Dieci imputati erano stati invece assolti.
Il Collegio ha accolto le accuse di associazione finalizzata alla partecipazione a corse clandestine e al coinvolgimento di veterinari che avrebbero facilitato il doping dei cavalli. Gli animali, sottoposti a maltrattamenti per le gare, rappresentano uno degli aspetti più gravi dell’indagine.
La vicenda, nota come “Pista di Sabbia”, trae origine da un’ampia operazione avviata nel 2006 e culminata con circa venti arresti nel 2011. Le indagini hanno ricostruito l’intera catena dell’organizzazione, dagli organizzatori ai cassieri delle corse, fino ai fantini e ai veterinari.
Nel processo si sono costituite parti civili due associazioni impegnate nella tutela degli animali, a sostegno delle vittime equine delle corse clandestine, una delle due è Horse Angels odv.
"Dietro l’apparente folklore, si nasconde un sistema violento fatto di doping, maltrattamenti e sfruttamento sistematico degli animali, usati come strumenti per fare soldi e ostentare potere. Il fenomeno va ben oltre il reato di maltrattamento animale: è parte integrante del controllo del territorio da parte delle mafie, una forma di “propaganda criminale” che sfida le istituzioni e avvelena il tessuto sociale", afferma la Presidente dell'Associazione Horse Angels odv.
Horse Angels chiede tolleranza zero.
Serve un piano nazionale per contrastare le corse clandestine, con:
🔸 sequestro immediato dei cavalli impiegati
🔸 scioglimento dei giri di scommesse
🔸 bonifica delle stalle abusive
🔸 supporto alle forze dell’ordine per il monitoraggio costante
"I cavalli non sono “mezzi da gara”, né trofei per le mafie. Chi li sfrutta così, va fermato", conclude l'Associazione.
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