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Sequestro macello cavalli nel Varesotto: patteggiamento e impianto ancora attivo

BUSTO ARSIZIO (Varese) – 17 agosto 2018.
Uno dei principali impianti per la macellazione di cavalli della Lombardia è stato sequestrato dai Carabinieri Forestali su disposizione della Procura della Repubblica di Busto Arsizio al termine di un’indagine su presunte gravi irregolarità nella filiera della carne equina.

Il provvedimento ha riguardato una azienda agricola dotata di macello e rivendita al pubblico di carni con sede a Busto Arsizio, una struttura che comprendeva allevamento, macello, laboratorio di trasformazione e punto vendita di carne equina.

Secondo quanto emerso all’epoca dalle indagini coordinate dalla sezione reati contro l’Ambiente e la Salute della Procura, l’impianto risultava tra i più rilevanti della zona per la macellazione di equidi.

Violazioni su igiene, registri e tracciabilità

Gli accertamenti condotti dai Carabinieri Forestali di Varese, insieme ai veterinari dell’ATS Insubria, avrebbero fatto emergere nel tempo numerose violazioni relative a:

  • norme di igiene e sicurezza alimentare
  • corretta tenuta dei registri di stalla
  • tracciabilità degli animali destinati alla macellazione

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni cavalli macellati e destinati al consumo umano non risultavano correttamente registrati oppure non era possibile verificarne con precisione la provenienza.

Una circostanza particolarmente delicata perché, in assenza di informazioni complete sulla storia sanitaria dell’animale, diventa impossibile verificare eventuali patologie o trattamenti farmacologici incompatibili con la catena alimentare.

Microchip rimossi e documentazione irregolare

Le indagini avrebbero inoltre evidenziato che, in diversi casi, veniva rimossa la parte del corpo contenente il microchip, il dispositivo elettronico che consente di identificare l’animale e seguirne la tracciabilità lungo tutta la filiera.

Alcuni equini sarebbero stati condotti al macello accompagnati da:

  • documenti di trasporto falsi
  • certificazioni di provenienza non veritiere
  • documentazione irregolare sulla destinazione degli animali

Secondo l’accusa, la rimozione dei microchip e la falsificazione dei documenti avrebbero consentito di aggirare i controlli sanitari e amministrativi previsti dalla normativa sulla sicurezza alimentare.

I reati contestati

Alla luce degli elementi raccolti durante le indagini, nel decreto di sequestro sono stati contestati diversi reati, tra cui:

  • uccisione di animali
  • detenzione per il commercio di sostanze alimentari nocive
  • frode nell’esercizio del commercio

La vicenda aveva riportato l’attenzione sui controlli nella filiera della carne equina e sull’importanza della tracciabilità degli equidi destinati alla macellazione, elemento fondamentale per garantire sicurezza alimentare e trasparenza per i consumatori.

L’esito del procedimento giudiziario

Per lungo tempo l’esito della vicenda non è stato reso noto pubblicamente.

Dalla documentazione acquisita successivamente è emerso che il procedimento penale si è concluso con un patteggiamento: l’imputato ha concordato con la Procura una pena di 2 anni e 2 mesi di reclusione e 2.000 euro di multa, con sospensione della pena.

Il sequestro temporaneo dell’impianto

Il sequestro disposto nell’agosto 2018 aveva carattere preventivo e temporaneo, finalizzato agli accertamenti investigativi sulle presunte irregolarità nella gestione della filiera della carne equina.

Terminata la fase giudiziaria, il provvedimento non ha comportato la chiusura definitiva dell’attività. L’impianto – che si presenta come macelleria equina attiva fin dal 1985 – risulta infatti ancora operativo e continua a macellare cavalli.

Una circostanza che evidenzia come, nonostante la gravità delle irregolarità contestate nel corso dell’indagine, l’attività produttiva non sia stata definitivamente interrotta.

Il ruolo di Horse Angels

L’associazione Horse Angels aveva presentato all’epoca una propria denuncia e nominato un legale con l’intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento.

Dalla documentazione acquisita successivamente è però emerso che l’azione penale era già stata esercitata da un altro pubblico ministero nell’ambito di un procedimento già avviato. Per questo motivo la denuncia presentata successivamente dall’associazione non è stata riunita al fascicolo principale, in applicazione del principio del ne bis in idem, che impedisce di procedere due volte per gli stessi fatti.

Tuttavia, è stato proprio grazie a un accesso agli atti effettuato da Horse Angels che è stato possibile ricostruire e rendere pubblico l’esito del procedimento giudiziario, ovvero: taralluci e vino.

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